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IL LIBRO

Cercare gli interessi di Cristo, la via per la felicità

In un tempo in cui l’umanità sembra andare alla deriva, come ritrovare speranza e dare senso al vivere? Padre Lepori, abate generale dell’Ordine Cistercense, risponde nel volume Gli interessi di Cristo.

Cultura 14_07_2023

Sembra incredibile all’uomo d’oggi, incentrato su di sé e teso alla spasmodica ricerca del successo personale, che la chiave per la pienezza dell’esistenza possa provenire dalla saggezza benedettina. Quella vissuta umilmente e concretamente nelle comunità monastiche sparse nel mondo, che silenziosamente accompagnano nella preghiera e con la conversione del cuore di ogni monaco le crisi e le paure della nostra epoca. Proprio come avvenne nel Medioevo, quando appunto i monasteri seppero letteralmente preservare la vita e la civiltà in un periodo storico di drammatici sconvolgimenti.

«Capisco che abbiamo bisogno di un approfondimento del senso della vita come vocazione», afferma con decisione padre Mauro Giuseppe Lepori, nel suo libro di meditazioni Gli interessi di Cristo (Cantagalli), preoccupato della vitalità della Chiesa e della salvezza del mondo. Insomma, è necessario un salto di coscienza, «per passare dalla nostra vita alla vita di Cristo in noi». Pensando ai monasteri, l’abate ritiene che più che una crisi numerica delle vocazioni, ci sia una crisi della vocazione in quanto tale, cioè la chiamata a seguire Cristo, che è in realtà rivolta a tutti. La crisi quindi tocca anche le altre scelte di vita, come il matrimonio o il sacerdozio. Ma cosa comporta per un monaco, perciò per ogni cristiano, dire di “sì” a Cristo in un determinato cammino vocazionale? Perché vediamo tante infedeltà che portano ad allontanarsi dalla propria strada? «Spesso chi abbandona effettivamente la via della sua vocazione, dice che il [suo] sì non era veramente libero, non era veramente cosciente… In realtà, vedo che pochi, dopo aver abbandonato una vocazione, riescono davvero a vivere una vita più donata a Cristo, una vita più felice con Lui».

Pensiamo a quanto è vero questo anche nel matrimonio tradito, quando ci si illude di cominciare una nuova vita più felice, illusione che spesso si scontra con un nuovo fallimento o è ottenuta al prezzo di gravi sofferenze dei figli. Ma allora qual è l’errore di prospettiva che ci rende incapaci di una vera fedeltà alla strada che abbiamo scelto come nostra vocazione? La risposta lapidaria ci viene da san Paolo: «Tutti cercano i loro interessi, non quelli di Gesù Cristo» (Fil 2,21). È da qui che parte padre Lepori nella sua profonda riflessione: vuole mostrare come solo la rinuncia ai propri interessi porti alla vera libertà dell’uomo.

Ma cosa vuol dire cercare gli interessi di Gesù Cristo e non i propri? Con sottile ironia l’abate sottolinea come la consapevolezza di questo cammino di rinuncia non sia poi così diffusa. A cominciare dallo stesso ingresso in monastero quando, per esempio, sembra carente il coraggio di presentare la prospettiva monacale in tutta la sua verità. Oggi, dice l’abate, «se viene un postulante, gli stendiamo subito il tappeto rosso e gli diciamo che la vita monastica è quel che c’è di meglio per lui o per lei, e magari gli diciamo che in monastero potrà portare tutto quello che gli piace e vuole: telefonini, computer, contatti quotidiani con tutti i suoi amici e parenti…». E anche nel rapporto affettivo, il non avere coscienza del sacrificio connesso alla scelta di sposarsi è sotto gli occhi di tutti, al punto che viene preferita, persino tra i cattolici, la convivenza priva di un impegno definitivo.

Si è persa la certezza che abbracciare una vocazione alla sequela di Cristo non è possibile senza una rinuncia alla ricerca dei propri interessi, per cercare quelli di Cristo. In realtà, nella scelta della propria definitiva condizione di vita, che è proprio una chiamata di Gesù, è necessario un “salto” nella ricerca del cuore, in ciò che desideriamo veramente. «Si tratta di verificare se cerchiamo Dio fino al punto di sacrificare i nostri interessi ai suoi». E questo è vero anche per chi si sposa: «La felicità non sta nel compimento della ricerca dei nostri interessi, ma della ricerca degli interessi di Dio». È un paradosso, un’apparente follia, è il cammino che ci ha testimoniato Cristo morendo in croce e risorgendo. Ma quali sono veramente gli interessi di Cristo? Sono la salvezza del mondo, la redenzione dei peccatori, la nostra salvezza.

Chiediamoci: noi desideriamo veramente che Cristo ci salvi? Non è il mondo che salva la nostra vita, dobbiamo invece lasciare che Gesù la redima stringendola a Lui. Noi, come Pietro, non siamo capaci di dare la nostra vita, possiamo solo perderla: è Lui che salva! Che cosa può spingere un essere umano a rinunciare ai propri interessi per gli interessi di un altro? È l’amore la spinta più potente, come l’innamoramento di un uomo e una donna o l’amore dei genitori per il proprio bambino. Tuttavia nell’esperienza umana, col tempo, spesso si diventa gelosi e possessivi, pieni di pretese, anche nei confronti della persona amata. E questa fragilità non risparmia neppure l’amore per Gesù. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere questa nostra debolezza costitutiva, che ci obbliga a pregare con insistenza, perché abbiamo bisogno di Lui. Allora col tempo capiremo che, se vogliamo davvero la felicità, dobbiamo essere aiutati a cambiare il nostro giudizio su ciò che è bene per noi e per tutti.

Ecco cosa vuol dire «seguire gli interessi di Cristo»: un capovolgimento di prospettiva che ci permette di gustare la bellezza della nostra vocazione nell’obbedienza alla realtà e alle circostanze in cui viviamo, perché siamo innamorati di Cristo. «Se Cristo è una perla, un tesoro, che vale più di tutto, allora l’obbedienza conviene». È l’abbandono della nostra istintiva spontaneità e della nostra presunzione calcolatrice nella ricerca della nostra felicità. La nostra vita in questo modo si apre all’impossibile, perché certamente da soli non siamo in grado veramente di scegliere la strada dell’umiltà e della rinuncia. Ma, come ricorda il Vangelo, «questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».