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intervista

Bux: fede e ragione il lascito di Messori a chi cerca la Verità

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«Vittorio era l’incarnazione del vero cristiano» che aveva fatto suo il pensiero di Cristo e rifiutava l'utopia di un mondo "giusto" senza Dio. Così il teologo e liturgista rievoca l'itinerario dell'apologeta scomparso il 3 aprile (che oggi compirebbe 85 anni) e la profonda amicizia che li univa.

Ecclesia 16_04_2026
Paolo Cerroni Imagoeconomica

La figura di Vittorio Messori si staglia nel panorama culturale ed ecclesiale contemporaneo come quella di un intellettuale atipico, capace di coniugare rigore investigativo, profondità di fede e una singolare libertà da schemi accademici o ideologici. La sua opera, vasta e incisiva, ha attraversato i nodi più sensibili del cristianesimo moderno: la plausibilità storica della figura di Gesù, la crisi postconciliare, il ruolo del papato, il rapporto tra fede e ragione. In questo nostro colloquio, don Nicola Bux, noto ed apprezzato teologo e liturgista ed amico personale di Messori, invita a ripercorrere, con sguardo analitico e memoria personale, non solo l’itinerario intellettuale di Messori, ma anche il legame umano e spirituale che li ha uniti, offrendo una riflessione articolata sulla sua eredità nel tempo presente e futuro.

Don Bux, alla luce della vostra frequentazione personale e del sodalizio intellettuale e spirituale che vi ha uniti per anni, come delineerebbe, con la precisione analitica che le è propria, la figura umana e spirituale di Vittorio Messori, cogliendone le tensioni interiori, le inquietudini conoscitive e la peculiare genesi della sua fede “conquistata”?
Vittorio era l’incarnazione del vero cristiano: un uomo spirituale che fa suo il pensiero di Cristo, giudica ogni cosa con umiltà e pacatezza e non teme il giudizio degli empi che dicono: Dio non c’è. È rimasto tale, anche quando ha constatato che questa empietà aveva contagiato gli uomini di Chiesa. Ricordo quando, in occasione del test sulla Sindone col carbonio 14, stigmatizzò l’arcivescovo di Torino che assisteva con i gomiti poggiati su di essa “come fosse uno strofinaccio” e ancor più per averlo consentito a laboratori noti per il pregiudizio anticristiano. Non poteva tollerare tale superficialità verso un “documento” così importante per la storicità di Gesù: le ricerche successive gli hanno dato ragione. Ma penso anche a quando confutava taluni “terribili biblisti” – al cui confronto si sentiva “un bracconiere nella loro riserva di caccia” – i quali sostenevano di non affannarsi sulle prove della risurrezione di Cristo, perché ciò era indifferente per la fede. Si spiega così la sua trilogia: Ipotesi su Gesù, Patì sotto Ponzio Pilato? e Dicono che è risorto, importanti per chi voglia rafforzare razionalmente la fede.

Considerando la vastità e la profondità della sua produzione saggistica, in che termini si può parlare di una vera e propria “epistemologia messoriana” della fede, ossia di un metodo investigativo che, pur muovendosi entro coordinate storico- critiche, approda a una riaffermazione della razionalità del cristianesimo?
Quando ancora non si usava l’e-mail, egli scriveva le lettere su carta intestata con la frase in greco di Gesù: «Sono venuto a portare non pace, ma spada» (Lc 12,51) oppure di Paolo: «So in chi ho creduto» (2 Tm 1,12). Quasi ad indicare che il Vangelo esige una scelta radicale, che la fede è un giudizio che divide. Cristo ha detto: «È per un giudizio che sono venuto nel mondo: perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi» (Gv 9,39). Ed è su questo che poggiava la sua investigazione, anzi il suo metodo, del tutto da seguire. Ad una riunione nell’abbazia di Maguzzano, con Gianpaolo Barra, grande fondatore della rivista Il Timone, lui c’era come l’allenatore della “Nazionale di Apologetica”. Egli guardava la realtà e rifuggiva dall’utopia, quella di un mondo giusto e in pace a prescindere da Dio nel quale era vissuto fino alla conversione.

Opere come Ipotesi su Gesù o le sue indagini sulla Passione si collocano in un crinale delicato tra storia, esegesi e apologetica: quale giudizio dà del modo in cui Messori ha affrontato la figura di Cristo in dialogo —e talvolta in tensione— con la modernità razionalista?
Il suo Ipotesi su Gesù mi attrasse proprio quando, non ancora trentenne, insegnavo nel liceo dei Gesuiti a Bari e si era alle prese con una risposta da dare alla crisi religiosa post-Sessantotto: le ragioni della fede. Lo proposi come libro di testo per l’insegnamento della religione e i Padri furono d’accordo. Ha educato almeno tre generazioni di giovani a guardare a Gesù Cristo, senza l’alchimia di chi ancora oggi – non mancano esempi – separa il Gesù della storia dal Cristo della fede: questo tentativo è ormai da tempo retrò, grazie anche agli studi di Vittorio Messori. 

Il celebre dialogo con il cardinale Joseph Ratzinger in Rapporto sulla fede ha segnato un momento decisivo nella ricezione del Concilio Vaticano II: quale portata teologica ed ecclesiologica attribuisce a quell’opera e in che misura essa ha contribuito a chiarire la dialettica tra continuità e discontinuità nella tradizione della Chiesa?
Avevo inviato a Messori il testo della presentazione del mio libro Il Quinto sigillo, un giudizio critico sull’ecumenismo alle soglie del Duemila, fatta a Roma dall’allora cardinal Ratzinger. Messori mi scrisse: «L’ho molto apprezzato, come tutto ciò che esprime il pensiero di un uomo che molto stimo come studioso e venero (la parola è impegnativa, ma la uso a ragion veduta) come cristiano». La sottolineatura è chiaramente sua. Ed in effetti l’allora cardinale mostrò più volte la sua amicizia allo scrittore, acconsentendo alle sue richieste, come la consultazione del “dossier Lourdes” nell’archivio del S.Uffizio e di cui diede conto nei “Taccuini mariani” nella rivista Jesus. Tornando al Rapporto sulla fede, costituisce, non appena secondo me, ma secondo seri storici – si pensi alla Storia della Chiesa della Jaca Book, a cura di Elio Guerriero –, lo spartiacque del post-concilio: prima, l’ottimismo romantico sulle magnifiche sorti e progressive della Chiesa, dopo il realismo drammatico sulla crisi del cattolicesimo.

Messori ha più volte espresso riserve anche circa gli esiti della riforma liturgica postconciliare: quali elementi della sua riflessione ritiene più lucidi e, eventualmente, più profetici nel diagnosticare la crisi del senso del sacro?
La liturgia celebra innanzitutto il fatto di Cristo, la sua venuta in un tempo e luogo ben preciso. Le date del Natale e della Pasqua non sono simboliche come vorrebbe una malintesa riforma liturgica. La storia di Gesù contiene il mistero di cui la liturgia rende partecipi gli uomini che giungono alla fede fino ad oggi. Senza il fatto di Cristo non c’è il mistero e nemmeno il sacro. Alle prese con la pubblicazione del suo libro sulla Risurrezione (Dicono che è risorto), nell’ottobre 2000, mi inviò copia di un’icona dell’incontro fra Gesù e la Maddalena, per farmi notare l’aspetto dei lini funebri svuotati e afflosciati nel sepolcro, secondo la ricostruzione che diede a proposito delle parole «vide e credette» dell’evangelista Giovanni (20,8). Non voleva inoltre azzardarsi nella traduzione completa, malgrado egli avesse studiato bene il greco al liceo classico ed oltre, delle scritte in greco del dialogo fra il Signore e Maria di Maddala, riportate sull’icona come d’uso dagli orientali. Grande umiltà! Considero poi un suo lascito le prefazioni a tre miei libri sulla liturgia.

Nella sua lettura dei pontificati di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco, quale ermeneutica emerge dagli scritti di Messori: si tratta di una visione unitaria del ministero petrino o di una percezione di fratture e discontinuità significative?
Egli si riconobbe in toto con i primi due. L’avvento di papa Francesco lo vide all’inizio attento osservatore, via via critico di non poche prese di posizioni e affermazioni di lui, nonché delle cortigianerie di taluni giornalisti in specie vaticanisti che prontamente avevano cambiato casacca. Finché, di fronte a malintesi e scherni di taluni, non si chiuse in un silenzio sofferto. Conservò però la fedeltà al Papa, conscio dell’ubi Petrus ibi ecclesia. Non mancava di ricordarmelo Rosanna, la moglie e sodale nella sua “buona battaglia".

Alla luce delle trasformazioni culturali segnate da relativismo, nichilismo e secolarizzazione avanzata, quale contributo specifico offre oggi l’opera di Messori per una rinnovata apologetica cattolica capace di parlare all’uomo contemporaneo?
Egli mi scrisse una volta: «Non sono che un povero laico autodidatta (una remota laurea in Scienze Politiche, con guru laicisti come Bobbio, Galante Garrone, Firpo…)». 
Sapeva di dire cose “politicamente scorrette” soprattutto all’interno della Chiesa e per questo siamo stati in sintonia. Mi scrisse che aveva «delibato il Quinto Sigillo», il libro menzionato innanzi. Ancora Messori: «Il libro è una prova concreta – finalmente – che è possibile un autentico discorso ecumenico senza gli equivoci, i complessi, le reticenze, le utopie, i sentimentalismi che oggi imperversano e portano a quelle sospette Disneyland che – temo – sono le ammucchiate come quelle che proprio oggi inizia a Graz». Eravamo al 23 giugno del 1997. È noto il relativismo che tutto ciò ha provocato e che Messori ha cristianamente combattuto. 

Infine, nel momento in cui la sua voce terrena si è spenta, quale eredità intellettuale e spirituale ritiene che Vittorio Messori consegni alla Chiesa e al mondo e in che modo essa può ancora orientare il pensiero teologico e la testimonianza cristiana nel tempo presente?
Vittorio diceva di essere sedentario ma ebbi la gioia di ospitarlo in Puglia in una conferenza, il 22 aprile 1999, anche perché, tra le altre cose, era incuriosito persino dall’esistenza della ‘contrada Messori’ nei dintorni di Corato. Egli ha avuto la grazia di entrare – nell’ora della parasceve o preparazione del sabato pasquale – nel riposo beato ed eterno del Signore nel quale ha sperato fermamente, in quanto Egli è la verità che ogni uomo che viene nel mondo cerca. Ora, personalmente, provo dolore per l’amico col quale ho condiviso la difesa razionale della fede, ma ad un tempo anche gioia cristiana: perché ora vede il Signore nel quale ha creduto, che ha amato e difeso con grande pacatezza. Fede e ragione sono il suo lascito inscindibile alla Chiesa e agli uomini in cerca della Verità. È stato più teologo di taluni teologi che, magari, occupano cattedre nelle facoltà teologiche ma che rincorrono il mondo, vivendone la stessa logica. Ha fatto scuola la sua testimonianza. A noi ed al futuro il compito di raccoglierla e rilanciarla.



LUTTO

La morte di Vittorio Messori, il più grande apologeta dei nostri tempi

04_04_2026 Riccardo Cascioli

È morto ieri sera nella sua casa di Desenzano sul Garda, il giornalista e scrittore che, con milioni di libri venduti in tutte le lingue, ha fatto crescere nella fede generazioni di cattolici. Ma il suo testamento vivente è una piccola chiesa costruita pezzo per pezzo nel terreno dell'abbazia di Maguzzano. È stato un grande amico e ispiratore della Bussola.

IL CASO

Messori non era un apologeta, la sciocchezza di Avvenire

07_04_2026 Riccardo Cascioli

In un commento sulla figura dello scrittore morto il Venerdì Santo, Avvenire elogia Messori mettendolo in contrapposizione con l'apologetica, giudicata negativamente. Un'operazione fuori dalla realtà.

ricordo

Così Vittorio Messori divenne talent scout dell'apologetica

07_04_2026 Rino Cammilleri

Due vite parallele, una lettera e un romanzo che inizialmente nessuno voleva pubblicare, ma che attirò l'attenzione del già celebre autore di Ipotesi su Gesù. Ne venne fuori una trentennale amicizia tra due grandi firme dell'apologetica, fondata su una sintonia più forte di qualche screzio che pure non mancò.
- "Non era un apologeta", la sciocchezza di Avvenire, di Riccardo Cascioli

il libro

Il cronista nel sepolcro, l'inchiesta di Messori sul Risorto

08_04_2026 Enrico Cattaneo

La storia c'entra eccome con la fede anche quando è in gioco il soprannaturale. E Messori non ci stava a rinunciare alla verità proprio davanti alla risurrezione, senza la quale il cristianesimo franerebbe.
- Vittorio, cosa restadi Andrea Zambrano

Apologetica

Ipotesi su Gesù, le ragioni della fede spiegate magistralmente

09_04_2026 Ermes Dovico

Ripercorriamo la genesi del primo libro di Vittorio Messori e come divenne un successo editoriale straordinario in Italia e nel mondo. Un testo in cui il grande apologeta presentava con rigore le ipotesi razionaliste-atee su Gesù, di contro alle ragioni della fede.
- Messori e Lourdes, luogo della fede rocciosadi E. Caprino
- Lo svarione di Cazzullo sul miracolo della gamba, di R. Cammilleri

addio vittorio

Messori e Lourdes, luogo della fede rocciosa

09_04_2026 Edoardo Caprino

Vittorio raccolse il testimone degli studi da Don Laurentin. Lourdes ha trovato in Messori uno studioso capace di cogliere appieno il significato e il dono delle Apparizioni. Sarebbe bello che il Santuario gli dedicasse un luogo. 

il ricordo

Messori: al mondo non serve una Chiesa succursale dell'Onu

10_04_2026 Luca Del Pozzo

Un "cristianesimo sociale" senza radici nel divino può apparire compiacente ma è insufficiente. La sfida di Messori alla modernità laica era condotta in nome di una fede tanto più incarnata nella storia quanto più è rivolta alle cose di lassù.

il libro

Quando Messori infranse la congiura del silenzio sulla morte

Con Scommessa sulla morte Messori sfidò il tacito divieto di parlare della fine: senza escatologia non si saprebbe come affrontarla. Eppure essa include la domanda delle domande, quella sul destino eterno di ogni uomo.
- Messori: al mondo non serve una Chiesa succursale dell'Onudi Luca Del Pozzo

il ricordo

La devozione a Maria era il "segreto" dell'opera di Messori

11_04_2026 Marco Begato

Indebolita la memoria, deposta la penna, del grande scrittore emergeva ciò che conta davvero: la pietà mariana, fondamento autentico di ogni apologetica.

i venerdì della Bussola

Messori e l'apologetica, l'eredità e l'impegno per chi resta

11_04_2026

Un fuoriclasse ma non un eroe solitario: l'opera di Messori implicava anche una "paternità" verso le nuove generazioni di scrittori e giornalisti desiderosi di difendere e promuovere le ragioni della fede. La testimonianza di Gianpaolo Barra e Riccardo Cascioli.
L'ultima intervista: «La Madonna ce l'ho sempre davanti»di Riccardo Caniato
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La devozione a Maria era il "segreto" dell'opera di Messori, di Marco Begato

il ministro mazzi

L'omaggio del Governo a Messori: «L'Italia gli riconosca un posto»

13_04_2026 Andrea Zambrano

Alle esequie dello scrittore in rappresentanza del Governo, il neo ministro del turismo Mazzi: «Affascinato dai suoi libri, ha avuto il coraggio della libertà in un mondo dominato dal materialismo e dalle mode. Il Paese gli riconosca un posto adeguato perché è stato "sale della terra" nel dibattito culturale sul ruolo del cristianesimo nella società». 

IL FUNERALE

Vittorio Messori, l'ipotesi è diventata una certezza su Gesù

13_04_2026 Riccardo Cascioli

Una liturgia tanto sobria quanto solenne e intensa - presieduta dal vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili - che ha trasmesso la certezza della presenza di Cristo. Così l'11 aprile si è celebrato nell'abbazia di Maguzzano il funerale di Vittorio Messori.
- Il ministro Mazzi: «L'Italia gli riconosca un posto», di Andrea Zambrano

ricordo

Ipotesi su Messori che ora sa com'è andata la sua "scommessa"

14_04_2026 Aurelio Porfiri

Un maestro all'apparenza burbero, ma capace di grande delicatezza. E un'amicizia profonda che prosegue oltre la morte, perché radicata in quella fede che era al cuore dell'opera di Messori, avvicinando a Cristo tante anime smarrite.

Il ricordo

Messori, amico e scrittore pieno di ironia. E quella volta in autogrill…

15_04_2026 Sara Martín

La conoscenza nel 2008, il rapporto professionale, la sua ritrosia ad essere trattato come “personaggio”, l’amicizia e il suo tratto paterno. Ecco il Vittorio Messori raccontato dalla giornalista e traduttrice Sara Martín, che con il marito ha voluto lo scrittore come padrino del loro terzogenito.

LUTTO

Preghiera e annuncio, l'eredità di Rosanna Brichetti Messori

16_04_2022 Riccardo Cascioli

Rosanna Brichetti Messori è morta questo pomeriggio, 16 aprile, a Desenzano del Garda. Una donna di fede, esempio di amore a Cristo e alla Chiesa, grande amica della Bussola, che ha sempre incoraggiato il nostro lavoro e ha donato ai nostri lettori delle testimonianze uniche. Il funerale si celebrerà martedì 19 aprile alle ore 9.30 nel Duomo di Desenzano.
- CARA ROSANNA, SEI STATA MODELLO DI DONNA CATTOLICA, di Patricia Gooding Williams
- VIDEO: L'ATTESA DI DIO NELLA VECCHIAIA
- SANTA MARIA IN SABATO