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Buonismo di lusso: ai domiciliari moglie e suocera di Soumahoro

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Scattano le misure cautelari per le due donne accusate di reati finanziari commessi proprio con i fondi destinati ai migranti. Il "business dell'accoglienza" svela ancora una volta quanto siano credibili i proclami di certa sinistra.

Politica 31_10_2023

Per ora si tratta solo di accuse, ma il fatto stesso che siano scattate le misure cautelari significa che qualcosa di grosso potrebbe esserci. Porzioni consistenti della sinistra più ideologizzata vengono prese ancora una volta con le mani nella marmellata o quanto meno intente a metterle. Dunque, pur sospendendo il giudizio, come è doveroso in ossequio a un garantismo tipico delle democrazie più mature, bisogna aprire gli occhi e accendere i riflettori su una brutta ma davvero brutta storia di illeciti ai danni dei cittadini. Il particolare ancora più raccapricciante è che questi reati si sarebbero compiuti in nome dell’accoglienza dei migranti e quindi ancora una volta cavalcando quello che di solito in questi casi viene definito il business dell’accoglienza.

Ieri sono scattati gli arresti domiciliari per Marie Therese Mukamatsindo e Liliane Murekatete, rispettivamente suocera e moglie di Aboubakar Soumahoro, ex esponente di spicco di Europa Verde e deputato. Le due donne, amministratrici di una cooperativa che si occupava di accoglienza e integrazione, avrebbero utilizzato i fondi pubblici per spese personali e investimenti all'estero.
Le accuse rivolte sono innumerevoli; si parte dall’appropriazione indebita di fondi statali, passando per truffa aggravata, bancarotta fraudolenta patrimoniale (per distrazione), falso in bilancio e autoriciclaggio.

Alla moglie e suocera del sindacalista ivoriano si contestano dunque una serie di reati finanziari portati avanti tramite la cooperativa di cui erano amministratrici, Karibu, ente con duplice sede a Roma e Latina. Karibu, ormai chiusa dopo le vicende attuali, si occupava di accoglienza e integrazione di migranti. Per portare avanti il suo compito riceveva regolarmente finanziamenti pubblici da parte del Ministero dell’Interno e dalla Regione Lazio.

Peccato che questi soldi non venissero in realtà spesi per le finalità dichiarate ma per abiti di lusso, ristoranti di alta classe, cosmetici, lampade abbronzanti e altri trattamenti estetici, viaggi all’estero, finte operazioni umanitarie, e la lista è ancora molto lunga. L’esborso veniva giustificato dalle donne con causali generiche o addirittura fittizie, tra cui alcune spese a favore di una società di diritto inglese che ha come ragione sociale le escursioni turistiche in Ruanda, Uganda, Kenya e Tanzania. È proprio all’estero che si registrano le spese maggiori. Parte dei fondi è stata spostata su conti privati per l’apertura di un supermercato e di un ristorante, in Ruanda, intestato dal cognato di Soumahoro (anch’egli ai domiciliari per concorso in bancarotta fraudolenta) alla moglie italiana.
Le due donne si sarebbero dunque date ad una vita di eccessi, perdendosi in hotel e boutique di lusso in giro per il mondo, utilizzando però i fondi pubblici da destinare, in linea teorica, a specifici progetti o piani di assistenza riguardanti i richiedenti asilo, tra cui minori non accompagnati.

Le conseguenze negative di questa gestione si sono poi scaricate sui migranti. Le strutture gestite non erano assolutamente adatte ad accogliere gli ospiti. La Procura contesta agli indagati la mancanza di condizioni igieniche, l’assenza di riscaldamento, l’arredamento non adeguato, una condizione di sovraffollamento, mancanza di norme nella conservazione delle carni e scarsa qualità del cibo. Tanto la vita negli alloggi è all’insegna degli stenti e della precarietà, tanto quella vissuta dalle parenti di Soumahoro era immersa nel lusso più sfrenato. E si sa che in questi casi la coerenza è fondamentale per rendere credibili i propri proclami.

Leggendo l’ordinanza del gip di Latina emerge «un collaudato sistema fraudolento fondato sull'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente e oggettivamente inesistenti e altri costi inesistenti, adoperati dalla Karibu nelle dichiarazioni dal 2015 al 2019, non solo con la specifica finalità evasiva ma, altresì, per giustificare, in sede di rendicontazione, la richiesta di finanziamenti alla Direzione Centrale del "sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati». Secondo il giudice le condotte degli indagati «risultano volontarie e consapevolmente mirate ad un risparmio di spesa (e successiva distrazione) dei fondi pubblici percepiti. Il dato oggettivo e contabile, non superabile, è che buona parte del denaro ricevuto non è stato adoperato per le finalità preposte, questo alla luce delle documentate distrazioni (di cui in seguito) ma, anche e soprattutto, per la carenza dei servizi offerti». La Guardia di Finanza ha sequestrato quasi due milioni di euro, scoprendo che tra il 2017 e il 2022 erano stati trasferiti in conti stranieri all’incirca mezzo milione di euro.

La moglie e la suocera del sindacalista ivoriano sono state inizialmente arrestate a Roma e traferite in carcere a Latina, ma poche ore dopo sono stati disposti dal gip gli arresti domiciliari, tenendo conto della situazione famigliare delle due donne, che hanno figli e nipoti minorenni. Le indagini hanno rivelato infatti anche i possibili progetti futuri delle indagate. Dall’ordinanza del gip di Latina si legge che la moglie di Soumahoro si sarebbe recata a Milano, per incontrarsi con il sindaco Giuseppe Sala e l’eurodeputato Pierfrancesco Majorino, all’epoca dei fatti assessore comunale alle politiche sociali. Il motivo della visita risiederebbe nel tentativo e nella volontà di espandere l’attivita di Karibu anche nell’area lombarda. L’incontro non è ancora stato confermato, ma se la notizia dovesse rivelarsi vera potrebbe emergere un coinvolgimento anche di altre aree della sinistra più riformista e meno estremista.

In queste ore, com’era prevedibile, prevale lo scaricabarile. Perfino Aboubakar Soumahoro si è dichiarato estraneo ai fatti e alle accuse rivolte a moglie e suocera. «Prendo atto – ha detto – della misura applicata a mia moglie Liliane, null’altro ho da aggiungere o commentare, se non che continuo a confidare nella giustizia. Ribadisco, come è agli atti, la mia totale estraneità a tutto e chiedo nuovamente di rispettare la privacy di mio figlio». Si tratta di vicende che fanno seriamente riflettere e che portano altra acqua al mulino del centrodestra, svelando ancora una volta l’inattendibilità del “buonismo” di certa sinistra.



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