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VERTICE DI JOHANNESBURG

BRICS in Sudafrica, un gruppo inconcludente che vorrebbe allargarsi

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A Johannesburg, Sudafrica, si è tenuto il 15mo vertice dei BRICS, i Paesi emergenti (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Assente Putin, che rischia l'arresto, tanti i propositi, dalla de-dollarizzazione all'espansione del gruppo a tutto il Sud Globale. Ma finora nulla di concreto è stato concluso.

Esteri 24_08_2023
I cinque BRICS

È in corso dal 22 agosto e sta per concludersi in Sudafrica, a Johannesburg, il 15° vertice BRICS, l’incontro annuale di cinque Paesi in via di sviluppo, considerati emergenti per il dinamismo economico che li contraddistingue – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – che dal 2009 formano,  o per meglio dire, tentano di diventare una forza geopolitica capace di contare e di farsi valere sullo scenario internazionale. Benché rappresentino circa il 40% della popolazione mondiale e un quarto dell’economia globale, finora non ci sono riusciti: per le troppe le divergenze che li separano e per i problemi interni, economici, sociali e politici che soprattutto alcuni dei cinque Paesi da tempo stanno affrontando.

Si può dire che in effetti finora come gruppo abbiano realizzato assai poco. “Da quando hanno incominciato a incontrarsi non hanno mai concluso né ottenuto nulla” è il commento tagliente, sostanzialmente condivisibile, di Jim O’Neill, l’economista che ha coniato l’acronimo nel 2001, in origine BRIC, perchè il Sudafrica è entrato a far parte del gruppo solo nel 2011. Intervistato dal Financial Times alla vigilia del summit, O’Neill ha confermato il suo giudizio: “quello che possono cercare di ottenere, al di là di un forte simbolismo, proprio non lo so”. Considerando poi i risultati economici di ciascun Paese, O’Neill osserva che avrebbe fatto meglio a chiamare il gruppo IC – India e Cina – perché le performance economiche degli altri tre Stati, da quando il BRICS è nato, sono state molto deludenti, tutt’altro che da Paesi emergenti. 

Al vertice attuale i leader BRICS sembra che intendano rimediare al tempo perso. Per dirla con le parole del presidente cinese Xi Jinping, l’incontro deve essere l’occasione “per intensificare la cooperazione strategica e rafforzare la rappresentanza del sud del mondo”. In altre parole, l’obiettivo sarebbe trasformare il BRICS in una alternativa al G7, un “Grande Sud” in grado di controbilanciare il potere dei paesi occidentali.

Anche per questo al summit sono stati invitati 69 Paesi, inclusi tutti quelli africani, e uno degli argomenti in agenda è se accogliere nuovi membri, quali e quando. Sembra che diversi Paesi, chi dice 20, chi più di 40, abbiano già espresso in maniera più o meno formale il desiderio o quanto meno un certo interesse ad aderire; tra gli altri, Egitto, Argentina, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Cuba, Repubblica democratica del Congo, Iran, Isole Comore, Gabon e Kazakhstan. Il ministro degli Esteri sudafricano Anil Sooklal all’inizio di agosto aveva dichiarato che il Marocco era tra gli Stati che avevano chiesto di unirsi al BRICS. Ma nei giorni scorsi la notizia è stata ufficialmente smentita dal governo marocchino. Peraltro era parso poco verosimile che il Marocco ambisse a far parte di un gruppo comprendente il Sudafrica, dal momento che questo paese sostiene il fronte Polisario e le richieste indipendentiste del Sahara Occidentale, un territorio che Rabat considera suo. Il Marocco ha preferito restare per decenni fuori dall’Unione Africana, unico dei 54 Stati del continente, pur di non rinunciare alle proprie rivendicazioni.

Il caso del Marocco esemplifica le difficoltà di includere, in un gruppo già adesso non coeso, altri Stati, diversi sotto molti aspetti e in certi casi opposti per storia e interessi attuali, se uniti solo dall’obiettivo comune di scalzare la supremazia dell’Occidente e dei Paesi industrializzati suoi alleati.

“Il corso della storia sarà modellato dalle scelte che faremo – ha dichiarato il presidente Xi Jinping  – in questo momento, e come mai prima d’ora, si stanno svolgendo nel mondo e nella storia cambiamenti che portano l’umanità a un punto critico”. Peraltro Xi Jinping non ha partecipato al vertice e ha parlato tramite il ministro del commercio Wang Wentao. Dopo un incontro con il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, prima dell’inizio dei lavori, ha lasciato il Sudafrica per motivi che non sono stati resi noti.   

Assente, e costretto a intervenire da remoto, è anche il presidente della Russia, Vladimir Putin. Nel suo caso il motivo è risaputo. Putin è stato denunciato alla Corte penale internazionale (Cpi) con l’accusa di aver commesso crimini di guerra in Ucraina per aver deportato illegalmente dei bambini e averli trasferiti dalle aree occupate in Ucraina in Russia e la Corte lo scorso marzo ha spiccato un mandato di cattura internazionale contro di lui. Il Sudafrica, in quanto paese firmatario della Cpi, avrebbe l’obbligo di eseguire il mandato se il presidente russo mettesse piede sul suo territorio. Per mesi il governo sudafricano ha discusso se ospitare Putin, che inizialmente aveva invitato, senza arrestarlo, sfidando la Cpi e suscitando la riprovazione internazionale. Alla fine si è optato per una presenza virtuale, anche perché forse Putin, da parte sua, ha preferito non mettere alla prova un Paese della cui alleanza non ha certezza assoluta. 

In attesa delle dichiarazioni finali, l’andamento di questo 15° vertice sembra dare ragione a O’Neill. L’allargamento ad altri Stati è stato approvato in linea di massima senza tuttavia indicare criteri e modalità. In agenda c’era il progetto di utilizzare le valute degli stati  BRICS nelle transazioni economiche per ridurre la dipendenza dal dollaro Usa, ma la discussione è stata rinviata. Anche quella di creare uno schieramento del Sud contro l’Occidente, per il momento, appare più che altro una proposta “dal forte simbolismo”. Il presidente brasiliano Lula a questo proposito ha dichiarato: “non vogliamo metterci in contrapposizione al G7, al G20 o agli Stati Uniti, vogliamo soltanto organizzarci”.