Alfieri della Repubblica, la “santità laica” che da sola non basta
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Mattarella ha premiato 28 giovani per il loro senso civico e coraggio: una premiazione che sa di religiosità laica, in un mondo che sembra funzionare come se Dio non fosse. Ma anche in quei giovani è impressa la legge morale naturale. Bene i “santi laici”, ma prima servono “santi cristiani”.
Il presidente Sergio Mattarella ha conferito il titolo di Alfiere della Repubblica a 28 giovani che si sono distinti per senso civico, responsabilità e coraggio. Tra loro un ragazzino di 13 anni che ha salvato la vita ad un amico che stava annegando praticandogli anche la respirazione bocca a bocca, una giovane poetessa di 17 anni, una ragazza fortemente impegnata nella Croce Rossa e organizzatrice di corsi di primo soccorso. La premiazione è stato un segnale molto forte di etica pubblica, di impegno civile, di capacità di sacrificio e di altruismo.
Il contesto, ovviamente, è stato quello delle istituzioni repubblicane, quindi laico, però ugualmente sarà forse venuto in testa a molti l’idea di una “santità laica”, concetto questo che rievoca la religione. La premiazione degli Alfieri della Repubblica ha infatti una dimensione di religiosità laica, c’è un credo di valori per cui vale la pena impegnarsi anche con rischio personale, c’è un testo che li enuncia, la Costituzione, c’è una ritualità da rispettare nel conferimento del titolo, c’è un’autorità superiore che lo concede, c’è una comunità – la comunità civile – che richiama, laicamente, la comunità ecclesiale. La Chiesa ha i suoi santi, ma anche la Repubblica ha i propri. Per essere santi non servono quindi necessariamente la religione e la Chiesa.
Per meglio approfondire, se è possibile essere altruisti e disinteressati al proprio tornaconto senza la religione, allora vuol dire che il mondo è diventato adulto, capace di fare da sé, di garantire in autonomia le proprie risorse morali e non ha più bisogno di Dio. Tutto nel mondo sembra funzionare ugualmente come se Dio non fosse, compresa l’etica sociale che ha i propri valori e i propri campioni che li incarnano. Forse qualcuno può aver letto in questa chiave il premio agli Alfieri: l’etica civile ha una sua assolutezza bastevole a sé stessa, senza più bisogno di un fondamento superiore, una conferma dall’alto. Se la religione vorrà, potrà dare anch’essa il proprio contributo all’animazione di questa etica sociale laica e autonoma, proponendosi nella comunità come un’agenzia di animazione sociale finalizzata anch’essa ai valori laici della Costituzione. Accade così che questa “religione laica” emerga addirittura come superiore alla “religione religiosa”, ne diventi il criterio di ammissibilità in pubblico e di legittimazione. La laicità è per natura contraria all’assolutezza dei principi, ma poi finisce per porre sé stessa come principio assoluto nel campo pubblico, definendo il perimetro dentro il quale la religione deve operare per essere pubblicamente accettata. Una volta si diceva che i santi sociali proclamati dalla Chiesa facevano anche il bene della società e non solo delle anime, ora si dovrebbe invece dire che i “santi sociali” proclamati dalla Repubblica e che non riguardano il bene delle anime possono essere di esempio anche per la Chiesa. Fare il buon cristiano significava fare anche il buon cittadino, ora si pensa che fare il buon cittadino sia lo scopo principale del buon cristiano.
La realtà però è più complessa. Si assume che su quei giovani abbiano agito solo motivazioni di etica laica, ma chi lo può confermare? Inoltre, i giovani premiati da Mattarella non sono stati certo spinti a quegli atti di impegno dalla Costituzione, quanto piuttosto da una moralità naturale insita in ogni uomo e che lo invita a fare il bene. È stata la legge morale naturale a spingere quel tredicenne a salvare il suo amico coetaneo dall’annegamento, non i principi della Repubblica. La conservazione nel sentire comune dei principi della legge morale naturale è dovuta anche alla religione cristiana, che non si aggiunge dopo che il piano naturale ha fatto il proprio percorso ma lo interpella fin dall’inizio, lo conserva e lo purifica. Man mano che la secolarizzazione avanza, anche la difesa della legge naturale si indebolisce, essa però anche rimane, pur se inavvertita nei suoi intimi legami con la religione. Anche se il mondo laico si ritiene adulto e maggiorenne, un mondo in cui Dio non si vede, i sedimenti del cristianesimo operano comunque.
C’è poi un’altra considerazione da fare. Nessuno mette in dubbio che il laico possa compiere gesti di eroismo. Il punto è un altro, ossia che senza il legame della religione (cristiana) la comunità intera non riesce a mantenersi fedele a lungo a quei valori che richiedono eroismo. Ne aveva accennato Benedetto XVI ad Aparecida nel 2007: «Dove Dio è assente – Dio dal volto umano di Gesù Cristo – questi valori non si mostrano con tutta la lor forza, né si produce un consenso su di essi. Non voglio dire che i non credenti non possano vivere una moralità elevata ed esemplare, dico solamente che una società nella quale Dio è assente non trova il consenso necessario sui valori morali e la forza di vivere secondo il modello di questi valori, anche contro i propri interessi».
Onore ai nuovi Alfieri della Repubblica, ma la società ha bisogno, anche oggi, non solo di “santi laici” ma anche di “santi cristiani”.

