Africa subsahariana, l'epicentro della violenza islamica contro i cristiani
Rapporto Open Doors 2026, esce la lista dei paesi in cui i cristiani sono maggiormente perseguitati. Corea del Nord sempre al primo posto. La maggior parte dei paesi persecutori è in Asia, la maggior causa di persecuzione è l'islam. Ma è in Africa, soprattutto in Nigeria, che si conta il maggior numero di cristiani assassinati in odium fidei.
Open Doors, l’associazione internazionale impegnata dal 1955 a sostenere con preghiere e aiuti materiali i cristiani in difficoltà, ha pubblicato il 14 gennaio il suo consueto rapporto annuale sulla situazione dei cristiani nel mondo. L’edizione, realizzata sulla base di dati raccolti in 100 paesi, è relativa al periodo che va dal 1 ottobre 2024 al 30 settembre 2025.
Quasi invariato, rispetto all’anno precedente, risulta il numero complessivo dei cristiani perseguitati: 388 milioni, otto milioni in più che nel 2024. Di questi, 315 milioni vivono nei 50 paesi elencati nella World Watch List (WWL), quelli in cui la persecuzione è classificata “estrema” o “molto elevata”, per ciascuno dei quali Open Doors fornisce una scheda che contiene informazioni (numero di abitanti, religioni professate, quanti sono i cristiani, tipo di governo…), l’indicazione di chi è responsabile della persecuzione, che forme questa assume, chi ne soffre di più. Inoltre di ogni paese si evidenziano le eventuali variazioni in meglio o in peggio rispetto agli anni precedenti spiegandone, il motivo.
In cifre, un cristiano su sette è perseguitato, due su cinque in Asia, uno su cinque in Africa. 25 dei 50 stati in cui per i cristiani la vita è più difficile sono asiatici, 20 sono africani, quattro sono sudamericani e uno, la Turchia, è europeo. I dati consolidano per certi aspetti una tendenza positiva già rilevata nel rapporto 2025. Sono infatti ancora diminuiti i cristiani arrestati e detenuti arbitrariamente – da 4.744 a 4.712 – e anche le chiese e le proprietà di cristiani attaccate e danneggiate, che scendono a 3.632: più che dimezzate rispetto alle 7.679 del 2024 (e nel 2023 erano state 14.766). In controtendenza, sono invece aumentati i cristiani uccisi in odium fidei. Erano stati 4.476 nel 2024 (522 in meno rispetto all’anno precedente) e invece nel 2025 ne sono stati registrati 4.849, 373 in più. L’aumento, così come la diminuzione nel 2024, si deve principalmente alla situazione di un paese africano, la Nigeria. Sono 3.490, il 93% del totale, i nigeriani uccisi, mentre lo scorso anno erano stati 3.100.
Anche i profughi cristiani sono più numerosi che in passato. Da 209.771 sono saliti a 224.129: in parte sfollati e in parte rifugiati. I tre paesi principali responsabili dell’incremento sono la Nigeria, dove nel nord est i cristiani subiscono la minaccia di gruppi jihadisti, la Siria, dove timore e incertezza derivano dal nuovo governo guidato da un leader jihadista, Ahmad al-Sharaa, e il Myanmar, dove a infierire sui cristiani è l’esercito governativo, in guerra contro gruppi armati ribelli da quando i militari hanno preso il potere nel 2021 con un colpo di stato.
Anche la maggior parte degli altri cristiani uccisi in odium fidei sono africani: 864. L’Africa sub sahariana, in particolare, si conferma come l’epicentro della violenza contro i cristiani. Sono 14 i paesi sub sahariani presenti nella WWL. Complessivamente hanno più di 721 milioni di abitanti quasi metà dei quali cristiani: un cristiano su otto vive in questi 14 paesi e in tutti, ad eccezione dell’Eritrea, all’origine della violenza è l’intolleranza islamica, quasi sempre nella sua manifestazione estrema, il jihad, la guerra santa contro gli infedeli.
Subsahariani sono anche gran parte dei paesi in cui sono state attaccate e danneggiate più chiese e proprietà di cristiani: 1.000 in Nigeria (alla pari con la Cina), e 509 in altri cinque stati: Sudan, Niger, Burkina Faso, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo. Inoltre si trovano in Africa subsahariana cinque dei 15 paesi in cui la violenza è considerata “estrema”. Sono Somalia, Sudan, Eritrea, Nigeria e Mali.
«Ci sono luoghi nel mondo in cui seguire Gesù è così pericoloso che dovrebbe essere impossibile – commenta Open Doors nel presentare il suo rapporto e la WWL 2026 – luoghi in cui i cristiani non possono pregare insieme. Dove possedere una Bibbia può significare una condanna a morte. (…) Nei paesi della WWL, la fede è così osteggiata che non dovrebbe nemmeno esistere». Tuttavia esiste e i cristiani con la loro testimonianza di fede e carità inducono fedeli di altre religioni a convertirsi al cristianesimo. Spesso sono loro, i convertiti, i cristiani più violentemente perseguitati, vittime di discriminazioni e ostracismo, respinti dai loro stessi famigliari, emarginati socialmente ed economicamente. Sono tra quelli che pagano con la vita la loro scelta.
Il paese in cui è più difficile, pressoché impossibile, essere cristiani, è la Corea del Nord che da sempre è in testa alla WWL, ad eccezione del 2022 quando fu superata dall’Afghanistan. Lì professare qualsiasi fede, anche pregando in casa, da soli, può costare, se scoperto, la condanna alla reclusione nei famigerati campi di prigionia nei quali, per la durezza delle condizioni di vita e di lavoro, difficilmente si sopravvive.
Gli altri regimi comunisti, oltre a quello nordcoreano, avversano, seppure con meno ferocia, le religioni. Le tollerano sottoponendole a controlli e limitazioni. L’esempio estremo è la Cina, al 17° posto nella WWL, dove è in atto un processo di adattamento e sottomissione della religione cristiana noto come sinicizzazione, avviato nel 2018.
Il fondamentalismo indù costituisce l’altra grande minaccia ai cristiani. In India, 12esima posizione, è diventato sempre più intollerante e aggressivo a partire dal 2014, da quando è primo ministro Narendra Modi, leader del partito nazionalista indù Bjp.
Ma il pericolo maggiore si conferma essere l’islam. 11 dei 15 paesi in cui la persecuzione è classificata “estrema”, in cui «la fede è così osteggiata che non dovrebbe nemmeno esistere», sono a maggioranza musulmana. In totale in 38 dei 50 paesi della WWL è l’islam il responsabile delle persecuzioni inflitte. In alcuni la violenza è stata e continua a essere tale da aver quasi raggiunto l’obiettivo jihadista di “liberare” il territorio dalla presenza dei cristiani. È il caso della Somalia e dello Yemen, seconda e terzo nell’elenco, dove ormai i cristiani sono ridotti a poche centinaia.


