Aborto in Costituzione, primo pessimo “sì” del Lussemburgo
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Il Parlamento lussemburghese ha approvato un emendamento che introduce la “libertà” di abortire nella Costituzione. Per l’approvazione definitiva servirà una seconda votazione, ma intanto sconcerta che il voto favorevole sia giunto con una coalizione di centrodestra al governo.
Il Granducato del Lussemburgo cade sotto le pressioni degli abortisti. La vera guerra, prima ancora che a Teheran o a Beirut, si svolge sotto i nostri occhi, nelle nostre capitali europee e nelle istituzioni di Bruxelles. Martedì 3 marzo è stato approvato dal Parlamento del Lussemburgo un emendamento che intende inserire la “libertà” di abortire nella Costituzione, come già avvenuto in Francia. Continua a fare breccia una retorica falsa: «Vediamo in tutto il mondo che i diritti delle donne sono sotto attacco», ha affermato Marc Baum (membro di “déi Lénk”, ovvero la sinistra), aggiungendo che «i regimi populisti, di destra, stanno esercitando il loro potere sulle donne», perciò «questo voto in Aula è storico. Riguarda anche da che parte della storia stiamo. Riguarda se siamo disposti e capaci di difendere i nostri valori democratici». Democrazia=aborto? Una equivalenza problematica per non dire assurda e contraddittoria.
Era stato lo stesso Marc Baum a presentare in Parlamento la proposta di sancire il diritto all'aborto nella Costituzione. Su 60 parlamentari, in 56 hanno partecipato al voto: 48 di loro, dunque più dei due terzi necessari per la modifica, hanno appoggiato l’emendamento; sei i voti contrari e due gli astenuti. Com’è possibile che un partitucolo con due soli rappresentanti eletti ottenga, su una proposta omicida, la maggioranza dei due terzi? Dopo la presentazione alla Camera dei Deputati nel 2024, il disegno di legge per aggiungere il diritto all'aborto alla Costituzione del Granducato aveva ricevuto l'approvazione del Consiglio di Stato. La proposta di déi Lénk di sancire il “diritto” all’aborto è stata riformulata nel processo legislativo in “libertà” di abortire.
La riforma prevede comunque due votazioni successive, separate da un intervallo di almeno tre mesi ed entrambe con una maggioranza qualificata dei due terzi dei 60 membri del Parlamento. Tutto appare di una gravità sconcertante visto che, dopo le elezioni di ottobre 2023, il governo del Lussemburgo è sostenuto da una coalizione di centrodestra composta dal Partito Popolare Cristiano-Sociale (CSV) con 21 deputati e dal Partito Democratico (DP) con 14 deputati; e il primo ministro Luc Frieden è un democristiano!
Mentre c’era da aspettarsi che molti partiti lasciassero libertà di voto, il partito cristiano-democratico lussemburghese CSV aveva precedentemente deciso di sostenere la proposta, con il presidente Laurent Zeimet che martedì ha affermato che il voto spetta al popolo, riflettendo i cambiamenti nella società e stando al passo con i tempi.
In Lussemburgo, l'aborto è possibile fino alla fine del primo trimestre di gravidanza. L'aborto tardivo è possibile in caso di anomalie fetali o gravi rischi per la vita della madre. I medici possono anche rifiutare l'esecuzione dell'aborto. In precedenza, nel luglio 2025, i legislatori avevano abolito la seduta di consulenza obbligatoria per le donne che desiderano abortire, nonché il periodo di attesa obbligatorio di tre giorni tra una visita medica e la procedura di aborto. L'aborto farmacologico può essere comunque eseguito da medici autorizzati a esercitare in Lussemburgo, il medico non deve essere necessariamente un ginecologo. L'aborto farmacologico può essere eseguito anche presso un centro di pianificazione familiare.
Solo la destra dell'ADR si è opposta all'emendamento costituzionale, presentando una mozione per sottoporre l'emendamento a referendum. Purtroppo il granduca di Lussemburgo, in quanto capo di Stato in una monarchia costituzionale parlamentare, ha visto i propri poteri politici ridursi drasticamente nel corso del tempo, specialmente a seguito della crisi costituzionale nel 2008: da allora non può bloccare una legge approvata dalla Camera dei Deputati se non con la controfirma governativa, il che rende tale atto quasi impossibile. A causa del gran rifiuto del granduca Enrico di Lussemburgo di firmare una legge sull'eutanasia per motivi di coscienza, la Costituzione è stata così modificata riguardo al granduca: da «approva e promulga le leggi» (che implicava una scelta) a «promulga le leggi», togliendo discrezionalità politica al sovrano. Il granduca Guglielmo V, in carica dal 3 ottobre 2025, succeduto al padre Enrico, che ha abdicato dopo 25 anni di regno, ha tre mesi di tempo per promulgare le leggi votate dalla Camera e non ha la facoltà di rifiutarsi di promulgarle se il Parlamento le ha approvate. C’è dunque una sola speranza per i bimbi concepiti in Lussemburgo, cioè che i 21 rappresentanti democristiani abbiano un sussulto di coscienza e impediscano l’adozione finale della “libertà” di uccidere innocenti.
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