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narrazioni a senso unico

A scuola leggete Cecchettin: una proposta che sa di propaganda

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Il ministro Valditara propone alle classi il discorso del padre di Giulia. Così facendo, tra i banchi si farà strada anche l'ondata ideologica con cui questa tragedia viene strumentalizzata.

Educazione 08_12_2023
Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 05-04-2023 Roma (Italia)

Dispiace che una persona di alto profilo culturale come Giuseppe Valditara, incaricato di una così delicata e importante missione, quale è quella del Ministro dell'Istruzione, accetti di seguire l’onda emotiva, nonché le evidenti strumentalizzazioni, di un fatto di cronaca nera – certamente dolorosissimo – quale è stato l’omicidio di Giulia Cecchettin.

Il ministro ha inviato a tutte le istituzioni scolastiche una apposita lettera, proponendo che il discorso pronunciato dal padre durante il funerale, venga utilizzato come materiale di riflessione nelle classi: «Il discorso di Gino Cecchettin esprime sentimenti di dolore, speranza e amore, ma risuona anche come un'esemplare lezione di educazione civica rivolta al Paese. Inoltre, sottolinea il ruolo fondamentale e la responsabilità educativa della Scuola, chiamata anch' essa a investire in programmi formativi che insegnino il rispetto reciproco».
Tutto questo, purtroppo, contribuisce una volta di più a rendere la scuola cassa di risonanza delle parole d’ordine e dei leitmotiv decisi dal mainstream per indottrinare le nuove generazioni. E non solo le nuove….

Non si vuole entrare qui nel merito dei contenuti del discorso di Gino Cecchettin, ci sarà chi è in grado di farlo con più competenza e lucidità del sottoscritto; né si vuole negare la dolorosità del fatto. Tuttavia, al di là dei tanti particolari poco chiari, se non addirittura contraddittori della vicenda, rilevati da non pochi commentatori, della spettacolarizzazione del funerale stesso e della strumentalizzazione ideologica con i ripetuti attacchi ai maschi e a un “patriarcato” che non si sa bene da dove sia uscito fuori, non ci si può non interrogare sul senso di queste iniziative che coinvolgono la scuola.

Diciamo la verità: non ne sentivamo proprio il bisogno; e poi, se proprio si volessero utilizzare fatti di cronaca per impartire lezioni di educazione civica, perché non proporre anche il discorso con cui Dean Gregory, il padre di Indi, ha reso un commovente tributo a sua figlia durante il suo funerale celebrato nella cattedrale di Nottingham cui ha partecipato anche una delegazione del governo italiano? L’impressione che si vogliano favorire certe narrazioni a senso unico, per formare il pensiero dei giovani così come vuole la cultura dominante, è forte…

Non ci stancheremo, allora, di ripetere che la missione della scuola è esattamente l’opposto: educare e formare le giovani generazioni perché crescano capaci di pensiero creativo e libero, e di azioni con cui mettano i propri talenti al servizio del bene comune; certamente non marionette omologate. E, per farlo, sono più che sufficienti le tante bellissime perle di saggezza e conoscenza che la nostra cultura plurimillenaria ci ha consegnato. C’è un bel libro Educare insegnando - Ciascuno darà frutto secondo la propria specie, pubblicato dall’insegnante e scrittore Marco Radaelli,  che spiega molto bene proprio questo. Dice Radaelli: «Sono persuaso che la cultura generi cultura e che, se insegnata bene e imparata altrettanto bene, sia a sua volta una formidabile formatrice di valori morali, di ideali alti, di comportamenti civili; e che basterebbe “fare bene” cultura per provare a rispondere a molti dei problemi sociali di oggi. Non a risolverli, perché per risolverli non basta la scuola, come al contrario molti credono. Ma per mostrare ai ragazzi che c’è un altro modo, più bello, di vivere e di considerare gli altri e la realtà. Sono convinto che insegnare bene il Dolce stil novo e Tanto gentile e tanto onesta pare (o uno dei mille sonetti medievali sul tema) possa dire ai giovani come rapportarsi con le ragazze molto più di un’estemporanea “educazione” all’affettività, che detta così poi non vuol dire niente. Sono convinto che leggere bene L’apologia di Socrate insegni i valori del bene e della cittadinanza più di mille educazioni civiche messe insieme. Sono convinto che spiegare bene il Fedro di Platone leggendo per intero il mito del carro alato insegni molto più su cosa sia il cuore dell’uomo che mille educazioni affettive buttate lì alla rinfusa giusto perché bisogna fare qualcosa. E spiegare bene la storia di un Giusto tra le Nazioni qualsiasi non insegna il valore della libertà e della scelta per il bene contro il male meglio di mille discorsi contro la violenza? I programmi scolastici sono zeppi di argomenti bellissimi che, se scelti con cura e spiegati con altrettanta attenzione, possono trasmettere non solo contenuti ma anche valori e modi di vivere all’altezza della loro umanità».

Ancora una volta, allora, vogliamo rivolgere al ministro Valditara, persona colta e intelligente, questa accorata richiesta: signor ministro, Lei, che in virtù del potere che le è stato consegnato può farlo, lasci – anzi, faccia sì –  che la scuola torni ad essere ciò che deve essere, liberandola da tutte le pastoie e gli indottrinamenti che la stanno distruggendo! La scuola (e, in essa, i docenti e gli studenti tutti) ha un disperato bisogno di  tornare alla sua semplice e profonda missione, come indica l’etimologia della parola Scholè: “tempo libero, piacevole uso delle proprie disposizioni intellettuali”.

Signor Ministro, ha l’occasione per dimostrare che c’è  ancora qualcuno che è convinto di questo e voglia lottare per buttare fuori dalla scuola tutto quello che di dannoso è stato introdotto negli anni e che ha sottratto tempo utile all’insegnamento, quello vero. Con un po’ di coraggio, e di forza per andare controcorrente, si possono fare grandi cose…



caso mediatico

Se una tragedia diventa pretesto per rieducare

A scuola non c'è tempo per studiare: si lotta contro il patriarcato leggendo il discorso di Gino Cecchettin ed "educandosi alle relazioni" con la guida di una militante Lgbtq+ nominata dal ministro Valditara.

IL DELITTO

Giulia Cecchettin, un funerale rovinato da ideologia ed eccessi

07_12_2023 Ruben Razzante

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informazione o voyeurismo?

Non è giornalismo: su Giulia si scatena il totalitarismo mediatico

22_11_2023 Ruben Razzante

L’informazione ancora una volta ha perso la misura della verità delle cose, l’equilibrio nella narrazione dei fatti e si è piegata al voyeurismo macabro e all’assolutizzazione del male. Sul caso Giulia siamo di fronte ad un totalitarismo mediatico a sfondo apocalittico, che obnubila le coscienze e tramortisce.

- Leggere Dostoevskij per capire (e guardare alla Croce) di Nicola Scopelliti

LA RISPOSTA AL DELITTO

Giulia Cecchettin, l’educazione che serve: riscoprire la famiglia e Dio

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Dopo l’omicidio di Giulia, molti invocano una nuova “educazione” di Stato nelle scuole. La classica toppa peggiore del buco. In realtà, a dispetto degli attacchi del mainstream, bisogna ripartire dalla famiglia e dai padri. E dal riferimento al Padre celeste.