Unità Etnica, come il Partito Comunista Cinese diventa razzista
"Promozione dell'Unità Etnica e del Progresso", una nuova legge sancisce anche ufficialmente la superiorità dell'etnia Han e la distruzione della cultura delle minoranze, fra cui quella tibetana e quella uigura.
In Cina il comunismo si trasforma e assume tinte puramente razziste. Il disegno di Legge della Repubblica Popolare Cinese sulla Promozione dell'Unità Etnica e del Progresso, introduce anche ufficialmente l’assimilazione delle minoranze alla maggioranza Han. In Cina il 90% della popolazione è di etnia Han, ma esistono ufficialmente 55 minoranze etniche, fra cui gli uiguri e i tibetani, oggetto di una violenta politica di sinizzazione. La nuova norma entrerà in vigore entro la fine della settimana, dopo un iter durato sette mesi.
La legge è stata infatti presentata dal Comitato per gli affari etnici dell'Assemblea nazionale del popolo l'8 settembre 2025. La revisione della legge ha avuto luogo in concomitanza con la visita di Xi Jinping alla Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, durante la quale il leader comunista ha celebrato il controllo del Partito sulla regione in occasione del 70° anniversario della sua istituzione come “regione autonoma”. Durante la sua visita nello Xinjiang, Xi ha sottolineato l'importanza dell'"unità etnica" e ha chiesto la continua "sinizzazione della religione". Leggasi: soppressione di lingua, cultura, tradizione e religione musulmana locali.
In teoria, la legge non dovrebbe sancire la supremazia di una etnia o tradizione sulle altre. Il disegno di legge, infatti, definisce la Cina "una civiltà con una storia di oltre 5mila anni " che ha forgiato "una nazione multietnica unificata" sotto la guida del Partito Comunista Cinese (Pcc), che definisce "una comunità di destino comune legata da linee di sangue intrecciate, credenze comuni, somiglianze culturali, interdipendenza economica e stretti legami emotivi" che ha preservato con successo la propria civiltà. Afferma che il Pcc, in quanto "avanguardia del popolo cinese", ha guidato tutti i gruppi etnici nel raggiungimento dell'indipendenza e dell'uguaglianza e ha tracciato "un percorso corretto con caratteristiche cinesi per affrontare le questioni etniche".
Il Capitolo IV, però, intitolato "Promuovere la prosperità e lo sviluppo comuni", si concentra sull'integrazione delle regioni di confine e di quelle con significative minoranze etniche. Richiede di promuovere lo "sviluppo civico e morale", imponendo la "trasformazione di usi e costumi obsoleti" e la "promozione di una nuova cultura di civiltà e progresso". I capitoli V e VI riguardano i meccanismi di applicazione della legge: la delazione di massa. I cittadini sono incoraggiati a segnalare condotte che "minano l'unità e il progresso etnico".
I rischi sono evidenti: la nuova normativa abbassa lo status di altre lingue a scapito del mandarino; incoraggia i matrimoni misti tra i cinesi Han dominanti e altre etnie proibendo qualsiasi provvedimento locale che li limiti; richiede ai genitori di "educare e guidare i minori ad amare il Partito Comunista Cinese" e, generalmente, proibisce qualsiasi atto ritenuto "dannoso per l'unità etnica".
Secondo la Commissione sulla Cina del Congresso Usa: «La Bozza di Legge istituzionalizzerebbe l'assimilazione promuovendo l'insegnamento della lingua cinese mandarino per i bambini delle minoranze etniche a partire dalla scuola materna e integrando un'educazione ideologica che prescrive un'unica e "corretta" comprensione della storia, dell'etnia, della cultura e della religione, come definite dal Partito Comunista Cinese. In pratica, queste misure vanificano le tutele per la libertà religiosa e linguistica delle minoranze riconosciute sia negli impegni nazionali sia nelle norme internazionali, accelerando l'erosione delle culture, delle identità e della vita comunitaria delle minoranze sotto la bandiera dell'unità».
Questo processo è già in corso, messo in pratica con misure come le separazioni di massa delle famiglie nelle regioni uigura e tibetana e altrove. In Tibet, i monasteri, un tempo centri di potere, sono pesantemente controllati. Tutti i minori di 18 anni devono ora studiare il mandarino nelle scuole statali e non possono studiare testi buddisti. Le Nazioni Unite sostengono che oltre un milione di musulmani uiguri siano stati internati in campi di rieducazione e lavoro. Il governo cinese ha definito questi luoghi centri di formazione professionale.
Finora la Costituzione cinese, sulla carta, stabilisce l’eguaglianza di tutte le etnie. Il Partito Comunista è mosso da un’ideologia internazionalista che non dovrebbe far distinzioni fra etnie, lingue e culture differenti, in quanto è e resta un progetto di Stato mondiale. Alle tradizioni e religioni locali, il Partito sostituisce una nuova storia, una nuova tradizione e la “scienza” del marxismo, che nella pratica si traduce in una nuova religione. La Rivoluzione Culturale (1966-76) era stato il più grande e violento movimento iconoclasta della storia cinese recente e aveva portato alla distruzione fisica di tutte le tradizioni pre-comuniste, oltre che alla morte di milioni di uomini e donne. Svanendo il furore dei primi decenni del marxismo, il Partito si sta aggrappando, evidentemente, a qualcosa di più solido e duraturo: la tradizione dell’etnia dominante, come avviene nel più classico imperialismo.

