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il reportage

Una mattina in San Pietro, tra visitatori distratti e il sacro svanito

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Com'è la Basilica di San Pietro vista con gli occhi dei visitatori? Abbiamo trascorso una mattina nella chiesa più importante della Chiesa cattolica: dal 1° marzo c'è un percorso riservato agli oranti, ma tutto, anche la Messa, è immerso nel vociare confuso dei visitatori che non sanno cos'è il silenzio e il sacro. E che passeggiano come se fossero di fronte a un'attrazione turistica qualsiasi. Ecco cosa abbiamo visto. 
-La gallery

Ecclesia 10_03_2026

Guardare San Pietro con gli occhi dei visitatori. Quando visitiamo il tempio più importante della Cristianità siamo rapiti dalla maestosità degli spazi, dalle statue e dai quadri, da tutte le opere d’arte che, dalla Pietà di Michelangelo in giù fino al baldacchino del Bernini rendono la Basilica del Papa un patrimonio unico e irripetibile dell’arte. Ma come si muovono le migliaia di visitatori che ogni giorno varcano il portone bronzeo del Filarete? Lo sanno che sono in un luogo sacro? Che spazio hanno i fedeli che in San Pietro vorrebbero non solo fare i semplici turisti, ma anche pregare? E quanto è concreto il rischio che ogni giorno in San Pietro si possano verificare profanazioni eucaristiche come quella a cui abbiamo assistito non più tardi di un mese fa e che abbiamo raccontato sulla Bussola?

In pratica: immaginiamo di essere dei visitatori che per la prima volta entrano in San Pietro e che magari vengono dall’altra parte del mondo e quindi non sono abituati alla specificità di un tempio che è si il principale luogo di culto della cattolicità, ma è anche la sua principale attrazione turistica, che tipo di chiesa si trovano davanti? E che effetto fa?

Partendo da queste domande siamo entrati di nuovo dentro la Basilica con un occhio diverso: raccontare San Pietro vista dai visitatori. L’effetto che ne abbiamo avuto è quello di una gigantesca attrazione turistica nella quale il senso del sacro ormai rischia di perdersi nel vociare confuso e disordinato di turisti che da ogni parte del mondo per la gran parte hanno ormai perso il senso del sacro. Che girano alla rinfusa come girerebbero dentro al Colosseo e che, un po’ perché nessun cartello li induce ad averne, un po’ perché nessuno li fa riflettere su questo, sono privi del tutto di un’attenzione reverenziale che avrebbero invece in altri templi, magari più rigorosi di altre fedi o in altre chiese meno turistiche ma nelle quali si percepisce fin da subito il sacro e quindi la condizione del silenzio, decisamente assente qui.

ORANTI O VISITATORI?
È venerdì mattina. Il nostro reportage inizia subito dopo aver oltrepassato i controlli al colonnato del Bernini. Arrivati davanti all’ingresso, si nota una prima novità. Un cartello divide i fedeli oranti dai semplici visitatori. I primi devono passare nella galleria che conduce anche alle grotte, i secondi invece salgono per la scalinata che porta di fronte al porticato dove solo il portone centrale è aperto.

Il percorso degli oranti è una novità, infatti non si vede nessuno: «È stato attivato dal primo di marzo», ci spiega una gentile addetta «per permettere a chi vuole venire in San Pietro solo per pregare di non dover fare file o di non dover attendere come i turisti». Il loro ingresso è nella porta a vetri a sinistra subito dopo il bancone della reception e prima dei bagni. Basta dichiararsi “oranti” e l’addetta apre la porta. Semplice. Si sale per una scala esterna che termina di fianco alla Basilica. E qui comincia un percorso riservato delimitato dai nastri che, girando a destra, incontra la Porta santa e conduce alla porta dei Sacramenti (posizionata tra la Porta Santa e il portone bronzeo centrale). Da qui, accedere in Basilica è un attimo, anche perché il percorso è completamente vuoto e disconosciuto, vuoi anche perché di recentissima istituzione e mal comunicato, con appena un cartello. Però ha un vantaggio: subito entrati in Basilica ci si può dirigere verso la Pietà di Michelangelo e passare davanti ai turisti che sono assiepati per contemplarla. In questo caso, invece, la vista è libera e se l’addetto alla sicurezza della Fabbrica di San Pietro lo concede, ci si può fermare in preghiera per pochi minuti, cosa che invece i visitatori dietro non possono fare, costretti a cedere il posto ad altri dopo aver fatto la foto d’ordinanza.

Subito dopo il percorso porta al sepolcro di San Giovanni Paolo II e alla Cappella del Santissimo Sacramento. L’ingresso ad entrambi è regolamentato dai “sanpietrini” e chi arriva dal percorso oranti ha la precedenza per entrare rispetto ai turisti. Il nastro che delimita i visitatori dagli oranti prosegue per la cappella della Madonna del Soccorso fino ad arrivare al transetto di destra dove sono collocati i confessionali. E qui termina. Il fedele, quindi per andare dall’altra parte della Basilica, dove nel frattempo si stanno svolgendo le Messe deve immettersi nella fiumana di visitatori e oltrepassare il colonnato del Bernini per raggiungere l’altare di San Giuseppe o quello della Cattedra dove solitamente si celebrano le messe feriali.

UNA MESSA IMMERSA NEL VOCIARE
Avvertenza. Una delle caratteristiche delle Messe in San Pietro, ma questo succede da tempo immemore, è che, se non si conoscono gli orari è davvero difficile rendersi conto che sta iniziando. La voce del sacerdote e dei cantori, infatti, è completamente subissata dal vociare turistico. È un effetto curioso, che è facilmente comprensibile vista la vastità del luogo e il numero di persone presenti in quel momento, ma che si fatica tutte le volte ad accettare. Il servizio liturgico, però è adeguato, con lettori e cantori che fanno “il loro” con dignità. Visti certi standard in certe parrocchie italiane, non è scontato e va comunque rimarcato che, almeno in San Pietro, c’è ancora una certa solennità in tutti i momenti della Messa e una cura più che accettabile. Unica nota stonata, che non dipende da chi celebra: il popolo non risponde quasi mai. Vuoi perché straniero, ma la liturgia, mista di italiano e monizioni in latino, crea un effetto di straniamento, nel vociare confuso intorno. Ad assistere alla comunione arrivano gli addetti della Fabbrica, che si posizionano di fianco al sacerdote e regolamentano il flusso vigilando che non ci siano profanazioni. Nelle Messe in navata centrale, come abbiamo documentato la scorsa volta, dove più numeroso e l’afflusso di fedeli e minore è il controllo, il rischio profanazioni aumenta.

IL CORNER DELLE BENEDIZIONI
Nella navata di sinistra il corner delle benedizioni è uno dei luoghi più frequentati. È presidiato da un sacerdote che benedice all’occorrenza oggetti di devozione, catenine e rosari, e distribuisce dei moduli per applicare le Messe secondo le intenzioni dei fedeli. Il fedele si mette in fila, compila davanti al sacerdote il modulo e se vuole lascia un’offerta che il prete ritira. È invece un flop il punto d’ascolto istallato non distante durante il Giubileo. «In tutti questi mesi non ci ho mai visto nessuno», ci spiega il sacerdote. Converrà toglierlo al più presto e metterlo in soffitta come esperimento fallito di un malinteso supporto psicologico dentro la Basilica.

VISITATORI IN LIBERA USCITA
Tutto intorno è un andirivieni di turisti che passeggiano con la testa all’insù armati di cellulari che scattano foto alla rinfusa e spesso fanno quello che vogliono. C’è chi si fa fotografare davanti al baldacchino in posa, chi si appoggia a una balaustra di un altare mentre ascolta la guida, chi telefona mentre passeggia e chi fa foto di gruppo piuttosto goffe. Manca completamente la consapevolezza di essere pur sempre in un luogo sacro. C’è chi passeggia con le mani in tasca e chi scrolla il cellulare come se stesse alla fermata del tram. E sia in entrata che in uscita, nessuno, almeno nel lasso di tempo che abbiamo monitorato, si fa il segno della croce. L’atteggiamento non diverso da quello che gli stessi hanno avuto o avranno il giorno dopo visitando il foro romano. Un luogo turistico e poco più. Converrà, almeno, che si studino misure per educare il visitatore a muoversi tra statue e tombe di Papi con un’attenzione e un rispetto che nel nostro tour non abbiamo visto.



il racconto

Una domenica di ordinaria profanazione in San Pietro

11_02_2026 Andrea Zambrano

Due profanazioni eucaristiche in un sol colpo nella affollata Messa delle 10.30 in San Pietro. Troppe per essere casuali. Bisognerà ammetterlo tutti: la Comunione va ricevuta in bocca. 
- Il libro della Bussola: Il cibo dei Serafini