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JIHAD O NON JIHAD?

La tentata strage di Modena, troppa fretta nello scartare la pista islamista

Un uomo, Salim El Koudri, cittadino italiano di origine marocchina, si lancia con l'auto sulla folla, nel pomeriggio di sabato 16 maggio, in pieno centro a Modena. Otto i feriti gravi. L'aspirante stragista è subito rubricato come caso psichiatrico. La matrice islamica è scartata, la politica di sinistra attacca chi "strumentalizza". Troppa fretta nel trarre queste conclusioni.

- I precedenti degli attentatori jihadisti di Lorenza Formicola

Attualità 18_05_2026
Polizia a Modena sul luogo dell'attentato (La Presse)

La città di Modena, Emilia Romagna, non si è ancora risvegliata dal trauma di sabato 16 maggio, a metà pomeriggio. Un episodio di violenza del genere, in Italia, non lo si era ancora mai visto. Un giovane figlio di immigrati marocchini, Salim El Koudri, alla guida di una Citroen C3, passa un incrocio a 100 all’ora, mira con precisione al marciapiede più affollato e falcia tutti quelli che incontra. Non soddisfatto, sterza e falcia anche tutti quelli che camminano sul marciapiede opposto. Infine, si schianta contro una vetrina, provocando le ferite peggiori a una malcapitata turista tedesca di 69 anni: ha entrambe le gambe amputate di netto dall’urto. L’aspirante stragista scappa, a farlo uscire dall’auto è Luca Signorelli, un cittadino di passaggio che aiutava la turista tedesca. Lo insegue, lo raggiunge e lo atterra, si becca due coltellate, una delle quali rischiava di essere letale. Altre persone, fra cui due egiziani, si uniscono spontaneamente all’azione di placcaggio. L’aggressore viene definitivamente immobilizzato, pronto per il primo interrogatorio di polizia. Agli inquirenti, domenica, non dirà nulla.

Non ci sono morti, mentre questo articolo va online. La turista tedesca che ha perso le gambe nello schianto finale è la più grave di otto feriti. In gravi condizioni, in rianimazione all’Ospedale Maggiore di Bologna, ci sono altre due persone, marito e moglie, entrambi 55enni. Lei è ancora in pericolo di vita, lui è stato dichiarato “stabile” nel briefing medico di ieri sera, 17 maggio. Una donna di 53 anni, ricoverata all’Ospedale Civile di Baggiovara, provincia di Modena, è stata sottoposta a più di un intervento chirurgico, resta in prognosi riservata. Nello stesso ospedale, un altro paziente, 59 anni, riporta un trauma facciale e ha una diagnosi di 30 giorni. Fra i feriti più lievi c’è Luca Signorelli, che ha incassato una coltellata in testa ed è riuscito a fermare un fendente al cuore. Ieri pomeriggio i feriti sono stati visitati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla premier Giorgia Meloni.

Ma cosa è successo? Scene simili le abbiamo viste a Nizza, Berlino, nelle città israeliane, a Londra e a Barcellona: tutti attentati islamici, rivendicati dallo Stato Islamico, nel caso degli attacchi in Europa o anche da sigle terroristiche jihadiste come Hamas e la Jihad palestinese nel caso degli attentati in Israele. Qui, ad ora, manca una rivendicazione. L’uomo che ha cercato la strage è incensurato. Per ora prevale la tesi del gesto di un folle. Salim El Koudri, nato in provincia di Bergamo, è residente a Ravarino nel Modenese dal 2000. La sindaca della cittadina, Maurizia Rebecchi, in una nota in cui esprime vicinanza ai feriti e alle loro famiglie e spiega: «Sappiamo che è stato seguito da un Centro di salute mentale e che, successivamente, ha interrotto quel percorso. Sarà compito esclusivo dell'indagine ricostruire l'intero quadro. È un atto gravissimo e come tale va trattato». «Se emergeranno correlazioni con la salute mentale della persona che ha compiuto questo gesto, sarà necessario interrogarci ancora di più su come potenziare i servizi e proteggere le persone», ha commentato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è estremamente prudente nei suoi commenti: «al momento, ma chiaramente gli inquirenti faranno ulteriori accertamenti, il fatto sembra collocabile soprattutto con una situazione di disagio psichiatrico che, tuttavia, non cambia la tragicità degli effetti».

La giunta di sinistra di Modena ha cercato di esorcizzare il trauma con un grande raduno della cittadinanza. Piazza Grande, domenica 17 maggio pomeriggio, si è riempita in pochi minuti di persone, almeno 5mila stando alle prime stime. Sul palco si sono alternati sindaci, il presidente della Regione Michele de Pascale, il presidente della Provincia Fabio Braglia. «La nostra comunità è unita, non c'è spazio per l'odio. Generalizzare che tutti gli stranieri sono da mandare a casa è una castroneria degna di sciacalli». È uno dei passaggi più applauditi del discorso che il sindaco di Modena Massimo Mezzetti.

Più che il trauma subito e la dimostrazione di coraggio di una cittadinanza che non si chiude in casa, stando alle prime interviste, chi era presente in piazza se la prendeva soprattutto con il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini e chi, a destra, “strumentalizza”. Salvini ha fatto notare il cognome arabo dell’attentatore (perché di attentato si tratta, comunque, a prescindere dalla matrice) e ha ribadito il suo programma di remigrazione: la cittadinanza va meritata. Anche se, in questo caso, Salim El Koudri è cittadino italiano nato in Italia ed è legalmente difficile, se non impossibile, revocare la cittadinanza ad uno che l’ha dalla nascita.

Giorgia Meloni, sottolinea invece un aspetto che può e deve piacere a tutti: l’eroismo di chi ha fermato l’aggressore, con un coraggio da personaggio di Clint Eastwood. «Ciò che rende eroica una persona normale è l'istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a sé stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca». Rivolgendosi, in un tweet, a Luca Signorelli. La sinistra istituzionale non fa a meno di notare anche la presenza dei due immigrati egiziani, Osama e Mohammed Shalaby, padre e figlio, fra chi è accorso per primo a placcare l’aggressore.

Quindi, con una rapidità incredibile, è stata archiviata la pista islamica fra i possibili moventi dell’attentato e semmai si dice che il problema peggiore è chi, come Salvini, “strumentalizza”. Però il ministro Piantedosi ha dichiarato che gli inquirenti “faranno ulteriori accertamenti”. Fra questi ci sarà anche l’ispezione dei contenuti dei messaggi online del futuro stragista. Meta, prima dell’attentato, aveva chiuso tutti i suoi profili. Un provvedimento molto grave che viene preso dagli amministratori in occasione di violazioni particolarmente pesanti delle regole della comunità. Che messaggi aveva scritto El Koudri prima di lanciarsi nella sua folle corsa omicida? La dinamica dell’attentato ricalca per filo e per segno numerosi precedenti. Sono pochissimi i casi di emulazione ad opera di non musulmani. El Koudri era armato di coltello, non si è arreso, non era sotto shock quando è stato fermato: l’abbinamento auto e coltello è un’altra costante degli attentati di questo tipo.

Il periodo è fra i più pericolosi: con la guerra in Iran ancora praticamente in corso, l’allerta attentati è cresciuta. Il regime iraniano è l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie di organizzazioni e movimenti jihadisti che reclutano nella comunità islamica europea per compiere attentati. Non reclutano in modo tradizionale, ma usando i social network, puntando sulla radicalizzazione fai-da-te di menti fragili. Un giovane immigrato di seconda generazione, 31 anni, laureato in Economia ma disoccupato, isolato, sempre più “strano”, secondo i suoi vicini faceva lunghe urlate al telefono (con chi?) è un profilo ancora molto sospetto.

La pista del terrorismo islamico, solitario o su commissione, non è affatto esclusa. È semmai la politica di sinistra e il suo intero ecosistema mediatico che hanno cercato di tacitare questa voce: sbattendo una diagnosi psichiatrica in prima pagina, cambiando il soggetto dell’attentato dall’uomo al suo mezzo (“auto impazzita sulla folla”), evitando accuratamente quelle stesse generalizzazioni a cui ricorre in altre circostanze. Se un bracciante immigrato del Mali viene assassinato a Taranto, è un omicidio razzista “che interroga la coscienza di tutti gli italiani”. Se un immigrato di seconda generazione cerca deliberatamente la strage, è solo lui che ha problemi, la comunità musulmana non c’entra, l’islam non c’entra, la mancata integrazione è un “fuori tema” e non si può parlare di terrorismo. Come sempre l’ambiente mediatico mainstream pare non cercare neppure la verità, di fronte a un evento scomodo per la sua ideologia, transenna la scena e dice ai suoi utenti “non c’è niente da vedere”.