Un vescovo "ordina" con gli anglicani: rito nullo, scandalo vero
Ascolta la versione audio dell'articolo
Communicatio in sacris e simulazione di sacramenti: le ha fatte entrambe mons. Joseph Brennan che ha steso le mani e pronunciato l'orazione all'ordinazione (invalida) di un reverendo anglicano. Inducendo sia i cattolici sia i non cattolici in un grave errore contro l'unità della Chiesa, a scapito della verità.
Sempre peggio. Non è bastata la commedia della benedizione-non benedizione dell’ “arcivescovessa” anglicana Sarah Mullally, appena una settimana fa. Questa volta è andata in scena la communicatio in sacris con una comunità anglicana da parte del vescovo ordinario della diocesi di Fresno (California), mons. Joseph Vincent Brennan.
Il 18 aprile, mons. Brennan ha preso parte all’ordinazione episcopale (invalida) del rev. Greg Kimura, nella cattedrale episcopaliana St. James di Fresno. Trattasi di un nuovo “vescovo” per la Comunione anglicana, dunque di una denominazione cristiana che non è in comunione con la Chiesa cattolica e che non ha né la successione apostolica, né il sacerdozio, né l’Eucaristia. Nel momento della presunta ordinazione, si può vedere Sua Eccellenza unirsi agli altri “vescovi” anglicani, stendendo timidamente le mani verso il consacrando e pronunciando nitidamente le parole del rito consacratorio.
Si tratta di un atto gravissimo, sotto più profili. Nel decreto Orientalium Ecclesiarum, 26 – che si occupa della communicatio in sacris con le chiese orientali non in comunione con la Chiesa cattolica, ma che hanno i sacramenti validi –, troviamo un principio fondamentale: «La communicatio in sacris che pregiudica l’unità della Chiesa o include formale adesione all’errore o pericolo di errare nella fede, di scandalo e di indifferentismo, è proibita dalla legge divina». Il testo è importante perché ci offre i criteri fondamentali per valutare l’atto di mons. Brennan, sebbene si riferisca propriamente a quelle chiese che, a differenza delle comunità anglicane, hanno i sacramenti validi (i.e., le Chiese ortodosse): è la legge divina, non solamente quella ecclesiastica, a proibire una condivisione nei riti sacri con comunità acattoliche che possa colpire l’unità della Chiesa e minare la fede.
Per questa ragione, la Chiesa cattolica ha sempre proibito la partecipazione attiva ai riti sacri dei non cattolici. Più di recente, con la riforma del Codice di Diritto canonico, il legislatore ha ribadito il principio secondo cui «i ministri cattolici amministrano lecitamente i sacramenti ai soli fedeli cattolici, i quali parimenti li ricevono lecitamente dai soli ministri cattolici», (can. 844 § 1), prevedendo alcune eccezioni dovute a circostanze particolari, circoscritte dallo stesso diritto. La comunione sacramentale presuppone di norma la comunione ecclesiale. Nel § 3 si precisa che il ministro cattolico può, in alcune circostanze, amministrare a non cattolici solo tre sacramenti – penitenza, Eucaristia, unzione degli infermi –, purché questi acattolici appartengano alle Chiese orientali o si trovino nelle stesse condizioni di questi ultimi relativamente ai sacramenti in questione. In sostanza, devono appartenere a chiese con i sacramenti validi e che abbiano la retta fede in questi sacramenti.
È piuttosto evidente che l’atto compiuto da mons. Brennan non sia inquadrabile in questa categoria, né per l’invalido sacramento in questione (l’ordinazione episcopale), né per il destinatario, che appartiene alla Comunione anglicana; esso sembra pertanto rientrare nella categoria della «vietata communicatio in sacris» che, a norma del can. 1381, dev’essere punita «con una giusta pena». Nemmeno il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme per l’ecumenismo (1993) prevede la possibilità di prendere parte attiva a delle consacrazioni episcopali di qualsivoglia denominazione cristiana; la ragione è piuttosto evidente: non è mai in alcun modo possibile conferire l’episcopato a dei candidati che certamente non lo eserciteranno nella comunione cattolica, perché il candidato vescovo è ordinato per reggere la Chiesa (e non solo per amministrare i sacramenti), e dunque deve essere in comunione con la legittima gerarchia cattolica.
Una «giusta pena» è richiesta anche dal can. 1379 § 5, che riguarda colui che «simula di amministrare un sacramento». Le ordinazioni compiute con l’Ordinal anglicano, a partire dalla revisione del Book of Common Prayer che ne fece Thomas Cranmer nel 1522, sono infatti invalide, come ebbe a dichiarare definitivamente Leone XIII nella bolla Apostolicæ curæ (1896). Il vescovo di Fresno non può non essere a conoscenza di questo fatto; egli perciò, con i suoi gesti e con le sue parole, ha senza dubbio simulato di conferire l’episcopato al rev. Kimura. Per questa stessa ragione, trattandosi cioè di simulazione di sacramento, e non di conferimento di un sacramento valido, il suo atto non rientra nel can. 1387, che colpisce con scomunica «il Vescovo che senza mandato pontificio consacra qualcuno Vescovo». Non si tratta pertanto di un atto comparabile con quello che i due vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X andranno a compiere il prossimo 1° luglio, sebbene sul web molti si siano affrettati ad affermare il contrario, lamentando la disparità di trattamento.
Se non sussiste il parallelo, sussiste però la disparità, nel senso che l’immediatezza con cui la Santa Sede ha reagito all’annuncio del superiore della FSSPX non si è avuta nel caso di Brennan. La Santa Sede tace, lasciando che scandalo e confusione si diffondano nel popolo di Dio. È chiaro che la soluzione non sta nell’errare due volte, soprassedendo all’uno e all’altro reato canonico o nello scegliere arbitrariamente uno dei due, ma nell’agire secondo giustizia, trattando nel modo corrispondente al loro reato i protagonisti delle due differenti situazioni. E ristabilendo la verità nei cattolici indotti dall’errore da questa simulazione, sia mediante la punizione del reo, sia mediante una dichiarazione chiara da parte degli organi della Curia romana coinvolti: quello dei Vescovi, della Promozione dell’unità dei cristiani, per il Culto divino e infine quello per la Dottrina della fede.
L’atto compiuto da mons. Brennan è infatti decisamente grave anche per la ragione che la sua presenza attiva alle ordinazioni anglicane, unendosi alla preghiera che chiede a Dio «make Gregory a bishop in your Church», comporta come minimo quel «pericolo di errare nella fede, di scandalo e di indifferentismo» sopra condannati dal Vaticano II, ponendosi così diametralmente contro la legge di Dio. Esso diffonde pericolosamente numerosi errori, che costituiscono oggettivamente uno scandalo per tutti, cattolici e non cattolici: per i primi, perché possono essere indotti a ritenere che la Comunità anglicana abbia una vera gerarchia e dei veri sacramenti; per i secondi, perché vengono confermati in tale errore. Ancora, sia i cattolici che gli anglicani vengono di fatto spinti verso un grave errore contro l’unità della Chiesa cattolica e il senso della comunione ecclesiale: un vescovo cattolico che partecipa all’ordinazione di un “vescovo” non cattolico, manifesta una comunione gerarchica che nella realtà non esiste. Con buona pace del falso ecumenismo.
Mullally in Vaticano, la pseudobenedizione si doveva evitare
Ricevendo la primate anglicana, Leone XIV ha menzionato i «nuovi problemi» sorti tra Roma e Canterbury, uno dei quali era proprio di fronte a lui: la sedicente arcivescova reduce dalla sceneggiata di "benedire" a due passi dalla tomba di Pietro mentre un vescovo si segnava, in barba alla verità sacramentale.
Dalla Nigeria la sfida all’eterodossia dei vertici anglicani
Dal 2008 la Global Anglican Future Conference denuncia le derive dottrinali di Canterbury ma questa volta i 347 vescovi riuniti ad Abuja rifiutano le strutture ufficiali dell'anglicanesimo accusate di aver seguito più il mondo che il Vangelo. Anche all'interno di uno scisma plurisecolare rimane più o meno esplicita la voglia di ortodossia.
Gli ex ministri anglicani passati da Sua Maestà a Sua Santità
Un terzo dei preti cattolici inglesi ordinati tra il 1992 e il 2024 proviene dall'anglicanesimo. E sono in tutto 700 gli ex chierici censiti dalla St. Barnabas Society che hanno lasciato sicurezze e ministero per essere accolti nella Chiesa di Roma. Anche grazie agli Ordinariati voluti da Benedetto XVI.
Anche gli anglicani hanno le loro grane Lgbt: via il primate
I 12 primati della Global South Fellowship of Anglican Churches hanno clamorosamente bocciato l'arcivescovo di Canterbury Justin Welby, colpevole di aver assecondato il sinodo generale della chiesa d'Inghilterra nel senso di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso.

