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America Latina

Uccisi ad Haiti tre missionari americani

Sono stati attaccati da una banda armata e uccisi mentre insieme a dei bambini uscivano da una chiesa e si incamminavano verso casa

 

Tre membri della Missions in Haiti, una missione statunitense, sono stati uccisi nella capitale Port-au-Prince la sera del 23 maggio scorso. Si tratta dei coniugi Davy e Natalie Lloyd, di 23 e 21 anni rispettivamente, sposati da poco, e di Jude Montis, 45 anni, il direttore della missione. Sono stati attaccati da una delle centinaia di bande armate che controllano gran parte della capitale mentre insieme ad alcuni dei bambini di cui si prendevano cura uscivano da una chiesa. Davy a quanto risulta è stato costretto a rientrare a casa dove è stato legato e picchiato dopo di che gli aggressori se ne sono andati caricando sui pickup della missione tutto quel che avevano deciso di rubare. Il peggio sembrava passato, ma poco dopo sono sopraggiunti altri malviventi. Allora Davy, Natalie e Jude sono scappati sperando di mettersi in salvo in una casa vicina, ma sono stati raggiunti e uccisi. Missions in Haiti opera nell’isola dal 2000 occupandosi soprattutto dei bambini malnutriti, privi di istruzione, le più fragili vittime della violenza, nella speranza che portare nelle loro vite il Vangelo possa cancellare la disperazione in cui vivono. Nei primi tre mesi del 2024 sono state uccise o ferite almeno 2.500 persone, tra cui 82 bambini, nel corso di aggressioni e scontri tra le bande e la polizia. Inoltre 438 persone sono state rapite a scopo di estorsione. È questa situazione di estremo pericolo che i missionari cristiani condividono con la popolazione haitiana, determinati a non abbandonarla. Uno di questi è Massimo Miraglio, missionario Camilliano. Da lui l’agenzia di stampa Fides riceve aggiornamenti sulla situazione: centinaia di migliaia di sfollati, scorte alimentari quasi esaurite, il sistema sanitario al collasso con più di 30 tra ospedali e centri medici chiusi perché saccheggiati e danneggiati o perché situati in zone troppo insicure, tra cui l'Haiti State University Hospital, il più grande del paese. “Continuate a pregare per noi” è il suo appello. Originario di Borgo San Dalmazzo, città del Piemonte, padre Massimo è missionario ad Haiti da 18 anni. A lui è affidata la parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso situata in una località remota di montagna, quasi irraggiungibile, dove vivono 4mila persone.