Torna l'allarme per il virus: è il Nipah, ma è un film già visto
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I media si sono buttati a capofitto con il solito tasso di allarmismo per un nuovo virus dall'India. Che poi non è nuovo perché il Nipah, solo che non c'è il vaccino, ma si sta studiando. E si sparano numeri per impressionare. Ma è un film già visto.
Negli scorsi anni l’OMS ha più volte lanciato l’allarme sulle possibili pandemie prossime venture. Si sono sentiti tanti nomi: Zika, Warburgh, Vaiolo delle scimmie e altro ancora. Si erano dimenticati di Nipah, ma in questi giorni questa zoonosi, cioè una malattia trasmessa dagli animali all’uomo, ha ricevuto le attenzioni dei grandi media.
Questo virus, scoperto per la prima volta nel 1999 dopo un'epidemia diffusasi in Malesia e Singapore tra maiali e quindi sugli allevatori che lavoravano a stretto contatto con i suini infetti, è ricomparso nei giorni scorsi. Non è un epidemia, ma la comparsa di due casi, un evento sporadico che si è verificato in India, nella regione del Bengala Occidentale. Entrambi i casi riguardano operatori sanitari dello stesso ospedale che sono entrati in contatto tra loro a dicembre. Per il governo indiano la situazione resta gestibile: finora sono stati identificati e sottoposti a test almeno 196 contatti dei casi confermati e tutti rimangono asintomatici e sono risultati negativi al test per l'infezione da virus Nipah.
Tuttavia il Centro Europeo per il controllo delle Malattie Infettive, con sede a Stoccolma, ha lanciato l’allarme e i media mainstream si sono tuffati sulla notizia cominciando a diffondere un senso di allarme.
Non importa che il contatto con il virus debba passare attraverso un animale infetto: come sempre, vedi il vaiolo delle scimmie, l’agente responsabile è sempre dietro l’angolo, anche a migliaia di chilometri. I pipistrelli della frutta, noti anche come volpi volanti, sono gli ospiti naturali del Nipah, e possono trasmettere l'infezione agli animali.
A questo punto si avverte una strana sensazione di dejavù. Agli inizi dei tempi del Covid gli indiziati erano anche qui i pipistrelli, pangolini e si ipotizzavano strani crossover . In termini investigativi: false piste per sviare le indagini. Le raccomandazioni del centro di Stoccolma invitano quindi a chi viaggia in India di evitare il contatto con animali domestici o selvatici, e di non consumare alimenti che potrebbero essere contaminati dai pipistrelli come il succo di palma da dattero cruda, una bevanda come noto diffusissima. L'invito è, inoltre, a "lavare, sbucciare e cuocere frutta e verdura prima del consumo per ridurre il rischio di esposizione". Ma come si manifesta la malattia provocata da Nipah? I sintomi sono febbre, mal di testa, mal gola, dolori muscolari, debolezza e segni di malattie respiratorie come tosse.
Stante l’attuale diffusissima ipocondria rispetto a questi sintomi comuni che appartengono in primo luogo alle sindromi influenzali, potrebbe registrarsi un aumento dell’affluenza impropria ai reparti di Pronto Soccorso, con peggioramento delle condizioni in cui essi forniscono prestazioni ai pazienti.
Questa paura può essere ulteriormente alimentata dal fatto che l’infezione da Nipah, se non curata tempestivamente, può evolvere in forme gravi, con encefaliti, e convulsioni e coma. E qui arrivano dati epidemiologici da brivido, tutti da dimostrare, ma utili a mettere paura: le agenzie sanitarie stimano che tra il 40% e il 75% delle persone affette dalla malattia di Nipah moriranno a causa del virus, con un tasso specifico che dipenderà dall'entità dell'epidemia e dalla forza dei sistemi medici locali che gestiranno la malattia. Si salvi chi può.
A questo punto una domanda dovrebbe insorgere: ma ci sono delle cure? In realtà la principale preoccupazione delle agenzie è sottolineare che allo stato attuale non esiste un vaccino per Nipah, segno evidentemente che dopo il Covid l’attenzione non è mai posta su delle terapie, ma sulla profilassi vaccinica.
Tuttavia, giusto due anni fa, nel gennaio 2024, sono iniziate le sperimentazioni sull'uomo per quello che potrebbe diventare il primo vaccino Nipah. La ricerca è in fase di sviluppo presso il Pandemic Sciences Institute dell'Università di Oxford. Utilizza la stessa tecnologia del vettore virale del vaccino COVID-19 che il gruppo ha sviluppato e sviluppato con AstraZeneca, il vaccino covid da tempo ritirato dal commercio dopo essere stato iniettato a milioni di soggetti.
Inoltre, sempre nel 2024, la CEPI, Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, una partnership che opera per sviluppare nuovi farmaci e vaccini sperimentali per le pandemie a venire, ha annunciato piani per iniziare le sperimentazioni sull'uomo di un anticorpo monoclonale per prevenire l'infezione da Nipah. L'anticorpo dovrebbe funzionare legandosi al virus in modo da impedirgli di infettare le cellule. Anche qui la sperimentazione è partita nei mesi scorsi, con una tempestività notevole rispetto a un virus di cui si erano registrati circa 600 casi in oltre vent’anni in tutto il mondo e che ora fa parlare di sé.
Andando tuttavia a leggere attentamente le linee guida per Nipah, in attesa che arrivino i superfarmaci sperimentali o i vaccini, si può fare qualcosa nel malaugurato caso che si abbia fatto un viaggio in India, o si abbia avuto un incontro ravvicinato con un pipistrello della frutta o con un maiale malato? Le linee guida ci dicono che si possono curare con successo i sintomi di tipo infiammatorio. A futura memoria, un farmaco portato ad esempio c’è, e si chiama Ibuprofene.
Non è un prodotto delle companies all’avanguardia nella ricerca, ma funziona.

