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AFGHANISTAN

Talebani e Isis, la competizione del terrore

Escalation di attentati in un Afghanistan senza pace. Dopo l'ecatombe provocata dai Talebani con un'ambulanza trasformata in auto-bomba (almeno 100 morti) è seguito il rilancio dell'Isis con l'attacco suicida a una caserma di Kabul. Talebani e Isis sono in competizione fra loro. Alle loro spalle, il Pakistan soffia sul fuoco.

Esteri 30_01_2018
Kabul, dopo l'autobomba dei talebani

Prima l’attacco talebano all'Hotel Intercontinental cui ha fatto seguito l’assalto dello Stato Islamico del Khorasan alla sede di Save the Children a Jalalabad, poi la replica talebana con l’ambulanza-bomba esplosa domenica nella capitale vicino al ministero degli Interni e poche ore dopo la replica dell’IS, con il raid di un commando in una caserma nei pressi di un'accademia militare a Kabul che ha provocato ieri almeno 11 soldati uccisi e altri 16 feriti.

"Due terroristi si sono fatti saltare in aria e due sono stati uccisi dalle nostre forze, mentre uno è stato catturato vivo" ha detto il portavoce del ministero della Difesa, generale Dawlat Waziri. “L'attacco è iniziato all'alba con una prima esplosione di un kamikaze "che ha ucciso cinque soldati e ne ha feriti altri dieci", ha riferito il portavoce. L'attacco è stato rivendicato dall'Isis con un messaggio emesso dalla sua agenzia di propaganda Amaq sulla rete Telegram. L'accademia militare “Maresciallo Fahim” era stata attaccata anche nell’ottobre scorso quando vennero uccisi 15 cadetti dell'esercito.

Una macabra concorrenza quella in atto tra Talebani e IS Khorasan, la branca afghana dell’Isis forte soprattutto nella provincia orientale di Nangarhar ma in grado di colpire anche a Kabul. Movimenti jihadisti rivali ma che combattono soprattutto il governo afghano sostenuto da qualche migliaio di consiglieri militari Usa e Nato e da un crescente supporto aereo americano. I Talebani controllano circa la metà del territorio afghano e soprattutto le vaste aree rurali del sud, dell’est e in parte dell’ovest mentre i miliziani del Khorasan devono probabilmente la loro vivacità bellica all’arrivo di nuovi combattenti fuggiti da Iraq e Siria.

La debolezza del governo del presidente Ashraf Ghani viene del resto sottolineata in modo drammatico da attentati così sanguinosi, che dimostrano alla popolazione l’incapacità del governo e dei suoi alleati Occidentali di proteggere città e abitanti. Una debolezza che incoraggia i Talebani a rinviare l’avvio di negoziati di pace, da anni considerati imminenti ma mai decollati anche perchè per sedere al tavolo delle trattative i Talebani pretendono il ritiro delle forze alleate dal paese asiatico e la costituzione di uno Stato basato sulla sharia. Nonostante l’incremento dei raid aerei Usa (l’anno scorso sono stati il doppio rispetto ai due anni precedenti con 4.300 ordigni sganciati) il conflitto afghano sembra destinato a prolungarsi senza che nessuno dei contendenti abbia la possibilità di vincerlo.

Gli insorti sono divisi al loro interno non hanno per il momento la forza per occupare Kabul e i maggiori centri urbani riprendendo il potere da cui furono cacciati nel novembre 2001 dall’operazione Usa Enduring Freedom. Le truppe afghane e gli alleati non sono però in grado di annientare Talebani e IS Khorasan né di riprendere il controllo dell’area strategica a ridosso del confine con l’Area Tribale pakistana oltre il quale tutti i gruppi jihadisti hanno le loro retrovie.

L’eterna ambiguità del Pakistan nei confronti dei jihadisti (i cui servizi segreti militari sostengono da sempre i Talebani) interessato a mantenere instabile un Afghanistan il cui governo è sostenuto anche dall’eterna rivale India, ha indotto l’amministrazione Trump ad accusare pubblicamente Islamabad di sostenere i terroristi. La Casa Bianca ha annunciato la sospensione degli aiuti militari determinando una dura reazione di Islamabad, a cui forse non casualmente ha fatto seguito la messe di attentati in rapida successione a Kabul e Jalalabad.