• IL CASO RAI TRE

Stresa, la tv del dolore indigna tutti, tranne i giornalisti

La piaga della spettacolarizzazione mediatica del dolore torna a turbare le coscienze degli italiani con la messa in onda del video degli ultimi istanti di vita dei 15 passeggeri sul Mottarone e lo schianto della funivia. La diffusione di quel video da parte del Tg3 viola un articolo del codice penale e crea un nuovo vulnus tra diritto di informazione e rispetto per le vittime. Ma mentre tutti si sono detti indignati, dalla Procura di Verbania al presidente Rai al Garante della privacy, stupisce il silenzio dell'Ordine dei giornalisti. 

La piaga della spettacolarizzazione mediatica del dolore torna a turbare le coscienze degli italiani. Due giorni fa il Tg3 ha mandato in onda un video degli ultimi istanti di vita dei 15 passeggeri della cabina n.3 della funivia del Mottarone, a Stresa, precipitata il 23 maggio scorso.

In quella tragedia sono morti in 14 e l’unico superstite è stato il piccolo Eitan. La tragedia si è ancora una volta trasformata in show televisivo, perché altre emittenti hanno poi mandato in onda quelle immagini e anche tantissimi canali social non hanno resistito alla tentazione di assecondare la curiosità morbosa di certo pubblico.

Nel video incriminato la cabina si avvicina lentamente alla stazione di arrivo della funivia per poi fare un sobbalzo, tornare improvvisamente indietro e precipitare nel vuoto. I volti dei passeggeri a bordo, che si accingevano a scendere, sono stati oscurati. Il video della telecamera di sicurezza mostra la cabina impennarsi a pochi centimetri dall'arrivo e scivolare all'indietro a velocità crescente per alcuni secondi. Fino al salto nel vuoto della cabina stessa con lo schianto a un pilone e l'impatto a terra che però non si vede perché avviene dietro al rilievo montuoso.

Il video è stato inserito negli atti d’indagine, dunque non è più coperto da segreto ed è nella disponibilità delle parti. Tuttavia, l’art.114 del codice di procedura penale ne vieta la pubblicazione, poiché il video riguarda un procedimento ancora nella fase delle indagini preliminari. In una nota, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verbania difende la correttezza del suo operato e insinua il sospetto che a inviare quel video alle redazioni siano stati i carabinieri o gli avvocati dell’accusa o della difesa. Il ragionamento del magistrato è più o meno il seguente: l’inserimento del video nel fascicolo non va interpretato come un avallo alla sua diffusione ai media, anzi pubblicare quelle immagini è un atto deplorevole perché offende la memoria delle vittime e riapre la ferita di quella tragedia per tutti i famigliari.

Ma la sostanza è un’altra e attiene al rapporto tra informazione e tutela della persona. Che utilità ha quel video per la comprensione dei fatti? Aggiunge particolari decisivi oppure finisce solo per spettacolarizzare il dolore, drammatizzare i contorni di una disgrazia che ancora dovrà essere chiarita nei suoi contorni e definita nelle sue responsabilità?

I giornalisti che hanno mandato in onda quelle immagini sono venuti meno ai loro vincoli deontologici, in particolare non hanno rispettato la dignità delle persone coinvolte e il requisito dell’essenzialità dell’informazione. Lo ha chiarito in un comunicato ufficiale ieri il Garante della privacy. «In riferimento alla diffusione dei video che raccontano gli ultimi istanti della tragedia della funivia del Mottarone, il Garante per la protezione dei dati personali - sottolinea l'Autorità in una nota - invita i media e gli utenti dei social network ad astenersi dall'ulteriore diffusione delle immagini e da forme di spettacolarizzazione dell'evento, che possono solo acuire il dolore dei familiari delle vittime e di quanti erano loro legati. I video, il cui contenuto peraltro non era ancora stato portato a conoscenza degli stessi familiari, poco aggiungono, per quanto riguarda l'informazione dell'opinione pubblica, alla ricostruzione della dinamica del terribile incidente, già ampiamente trattata dai media». Il Garante «richiama pertanto gli stessi media al rispetto del principio di essenzialità dell'informazione, fissato dalle Regole deontologiche in materia di attività giornalistica, e alla salvaguardia della dignità delle persone. L'Autorità lancia un particolare appello a quanti in queste ore stanno postando e condividendo i video sui social network affinché il dolore non diventi strumento per un like in più».

L’agghiacciante sequenza di immagini non aggiunge nulla alla completezza del racconto e calpesta la memoria delle vittime e la dignità delle persone coinvolte. Un vulnus al concetto stesso di informazione di qualità, chiamata ad essere rispettosa dei protagonisti dei fatti e attenta a conciliare il diritto alle notizie con la difesa di altri valori ugualmente protetti dal nostro ordinamento giuridico.

Visto che a mandare per primo in onda quelle immagini è stato il Tg3, il Presidente Rai, Marcello Foa si è detto profondamente colpito. «Quanto accaduto – ha dichiarato Foa - deve essere d'insegnamento e motivo di riflessione per la Rai. Ho sempre rispettato le scelte editoriali dei direttori e mi sono sempre astenuto dal commentarle pubblicamente, ma come presidente della Rai in questo caso non posso restare in silenzio. È doveroso per il servizio pubblico, in circostanze come questa, valutare attentamente tutte le implicazioni, a cominciare da quelle etiche e di rispetto per le vittime e per i loro familiari, nella consapevolezza del peso mediatico ed emotivo di ogni immagine e di ogni commento». 

Lo sdegno, nel mondo della politica, è bipartisan e prescinde dal colore e dagli schieramenti. Stupisce invece il silenzio dei vertici della categoria dei giornalisti. È vero che il video incriminato è stato postato anche da non giornalisti, ma è certo che la sua diffusione cozza in maniera stridente con il rigore richiesto agli iscritti all’Ordine per quanto riguarda l’equilibrio tra diritto di cronaca e protezione della persona.

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