Accordo sulla Groenlandia, la ritrovata stabilità nell'Artico
Un accordo che potrebbe essere firmato il 22 settembre (domani) ha posto fine alla lunga questione della Groenlandia, enorme isola artica sotto sovranità danese, indipendentista e ambita dagli Usa. Trump non l'annetterà, ma manterrà truppe permanentemente, anche in caso di indipendenza.
Sulla Groenlandia è stato raggiunto un accordo trilaterale il 18 settembre, fra Usa, Danimarca e Groenlandia stessa. E tutte le parti si ritengono soddisfatte. Dopo un anno di braccio di ferro, sembra sia stata trovata una soluzione condivisa, anche se non c’è ancora un testo, né una firma. C’è l’impegno, espresso in pubblico da Usa e Danimarca, di firmare il trattato durante la prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite che inizierà il 22 settembre (domani, per chi legge). C’è dunque sempre tempo per qualche imprevisto o qualche repentino cambio di idee. Ma se tutto procede come previsto, la questione artica sarà risolta una volta per tutte.
Donald Trump aveva fatto dell’enorme isola artica della Groenlandia, un territorio autonomo ma sotto sovranità danese, uno dei suoi cavalli di battaglia elettorali. Già nella prima amministrazione (2016-20) aveva espresso il chiaro desiderio di acquistare l’isola, ritenendola fondamentale per la sua posizione strategica. Tuttavia, se nel primo mandato aveva lasciato cadere la sua domanda senza provocare incidenti, nel secondo mandato, inaugurato nel 2025, ne ha fatto una questione di principio. Il figlio Don jr, il vicepresidente JD Vance, l’attivista Charlie Kirk (pochi mesi prima del suo assassinio) erano tutti andati in visita all’isola artica per perorare la causa dell’acquisizione.
“La Groenlandia non è in vendita” era stata la risposta corale della Danimarca e della Groenlandia stessa. Al culmine della crisi, all’inizio dell’anno, un deputato repubblicano aveva persino proposto una legge per l’annessione, il Greenland Annexation and Statehood Act. Il tutto mentre Trump, sia pubblicamente che nelle conversazioni telefoniche con la premier danese Mette Frederiksen, affermava di voler procedere all’annessione, con o senza il consenso di Copenaghen, senza mai escludere l’uso della forza militare.
Sia gli Usa che la Danimarca sono membri fondatori della Nato. Dal 1951, a seguito di un trattato bilaterale di mutua difesa, gli Usa, con il consenso della Danimarca, hanno costituito basi aeree e radar in Groenlandia, parte della difesa avanzata per attacchi provenienti dall’Urss. Ma all’inizio del 2026 si è arrivati al punto che contingenti di terra e marittimi (molto ridotti) di parte dei paesi Nato venissero schierati sull’isola nell’evenienza di un’invasione degli Usa.
Alla fine, lo scenario inedito di un conflitto intra-Nato, si è rivelato più lontano di quanto si temesse allora. Le trattative successive e il raggiungimento dell’accordo del 18 settembre, anche se non ancora firmato, dimostrano che le democrazie occidentali siano riuscite ancora una volta a non farsi la guerra fra loro.
Le dichiarazioni di tutti gli attori coinvolti sono entusiaste. Così Donald Trump: «Gli Stati Uniti avranno PER SEMPRE la piena capacità di fare ciò che è necessario in Groenlandia» (maiuscolo nell’originale, ndr). Marco Rubio: «La Groenlandia farà per sempre parte dell'area di difesa strategica del Nord America ed escluderà qualsiasi avversario da essa e dalle zone circostanti». Mette Frederiksen: «È motivo di soddisfazione constatare che stiamo per stipulare un accordo che garantisce e rafforza la sicurezza della Groenlandia, del Regno di Danimarca, degli Stati Uniti e dell'alleanza occidentale». Comunque, una volta firmato, dovrà seguire «le necessarie procedure parlamentari per entrare in vigore», si legge nella dichiarazione della premier danese. Da parte del governo autonomo groenlandese, il premier Jens Frederik Nielsen dichiara: «È motivo di soddisfazione constatare che stiamo per stipulare un accordo che garantisce e rafforza la sicurezza della Groenlandia, del Regno di Danimarca, degli Stati Uniti e dell'alleanza occidentale». Un portavoce della Nato ha dichiarato che l’Alleanza militare accoglie con favore l’accordo, che «contribuirà a promuovere la sicurezza, la stabilità e la cooperazione in questa regione vitale».
Non esistendo un testo definitivo diffuso al pubblico, i contenuti del nuovo trattato sono stati rivelati alla stampa da funzionari che hanno lavorato al negoziato. Secondo le anticipazioni pubblicate sul Wall Street Journal, gli Stati Uniti manterranno una presenza militare permanente in Groenlandia, anche se quest'ultima dovesse diventare una nazione indipendente. È previsto l’aumento del numero di basi presenti sull'isola. L’accordo vieta ai Paesi non appartenenti alla Nato, in particolare Cina e Russia, di stabilire basi o effettuare investimenti sull’isola che possano minacciare la sicurezza degli Stati Uniti.
Copenaghen è soddisfatta perché questo testo è più vicino alla controproposta della Frederiksen la cui preoccupazione principale era quella di non perdere la sovranità danese sull’isola. L’accordo non la mette in discussione, ma si limita ad un rafforzamento della presenza militare statunitense sull'isola e condizioni commerciali preferenziali per gli Stati Uniti.
Dal punto di vista americano, comunque, vengono risolte le questioni di sicurezza più rilevanti. Garantendo l'accesso militare statunitense alla Groenlandia a tempo indeterminato, ampliando la presenza militare americana sull'isola e limitando l'accesso militare ed economico di altri Paesi alla grande isola artica, Washington ha risolto alcuni dei grandi dilemmi strategici dell’ultimo mezzo secolo. Uno in particolare: se la Groenlandia diventasse una nazione indipendente, chi impedirebbe al nuovo governo di stipulare accordi con i nemici degli Usa, controllando così tutte le rotte che da nord portano al Nord America? Il nuovo accordo preserva esplicitamente l'accesso militare statunitense anche qualora la Groenlandia dovesse ottenere l'indipendenza.

