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LA CRISI ISTITUZIONALE

Sovranismo sussidiario: ecco la chiave per la democrazia

Su sovranità e sovranismo si combatterà la prossima campagna elettorale, ma sono due parole inaccettabili perché indicano una assolutezza del potere che non si giustifica. Ad esse si oppone la sussidiarietà: oltre alla famiglia come società naturale ci sono anche i popoli e le nazioni. Tra l’Unione europea che fa pressioni affinché approvi leggi libertarie su vita e famiglia e la Raggi che censura i manifesti contro l’aborto non c’è differenza. Il sovranismo giusto invece è quello che, oltre a combattere quello dell’Unone Europea, esercita la sussidiarietà in vista del bene comune anche al di sotto di sé.
-TOCCA A COTTARELLI, MA E' GIA' CAMPAGNA ELETTORALE di Ruben Razzante

Attualità 29_05_2018

Su sovranità e sovranismo si è rotta la formazione del nuovo governo. Su sovranità e sovranismo si combatterà la prossima campagna elettorale. É stato Salvini a puntare provocatoriamente su Savona per indurre Mattarella a dire di no e andare a nuove elezioni; oppure è stato Mattarella ad andare oltre il suo ruolo e condizionare la nomina dei ministri ad un gradimento UE? L’ago della bilancia pende più verso la seconda ipotesi, tenuto conto che Sergio Mattarella è espressione ideale e ideologica del Dossettismo, per il quale l’uso politico della Costituzione è Vangelo. Anche Napolitano aveva contribuito a formare liste di ministri, ma da esperto comunista, lo aveva fatto nel backstage, Mattarella, invece, lo ha fatto alla luce del sole, indotto a non fingere dalla purezza della sua fede.

In ogni caso, qualunque sia l’interpretazione dei recenti fatti, sarà bene prepararsi fin da subito a valutare il tema della sovranità e del sovranismo alla luce della Dottrina sociale della Chiesa per poter ragionare sul nodo politico, oltre che istituzionale, posto dal veto di Mattarella a Paolo Savona e sull’immediato futuro del nostro Paese.

Sovranità e sovranismo sono due parole inaccettabili. Le dobbiamo usare perché sono imposte dal linguaggio politico di oggi, ma concettualmente sarebbero da rifiutare. Esse indicano una assolutezza del potere che non si giustifica in nessun caso. Il potere politico, a qualunque livello si collochi, non è mai assoluto, ma è l’esercizio di una autorità resa legittima dal fatto di operare per il bene comune e condurre le persone e le società naturali e intermedie alla realizzazione dei propri fini. A maggior ragione non ha senso un sovranismo europeo al quale assistiamo da tempo e di cui abbiamo avuto un esempio nella faccenda Mattarella-Savona. É singolare che chi contesta un sovranismo italiano poi si rimetta ad un sovranismo europeo.

L’impegno dell’autorità politica ad aiutare le società naturali e intermedie a raggiungere i propri fini naturali si chiama sussidiarietà. Ad essa si oppongono sia il sovranismo statale sia il sovranismo europeo, che per la loro assolutezza contemplano anche il carattere dell’accentramento e, quindi, dell’appiattimento delle società naturali e intermedie. Che l’Unione Europea stia esercitando un sovranismo di questo tipo – anche senza essere a sua volta uno Stato – è fuori di dubbio e l’Osservatorio Cardinale Van Thuân lo ha denunciato a chiare lettere nel suo ultimo Rapporto. Questo è anche il motivo per cui l’Unione è in grande difficoltà - secondo qualcuno addirittura in fase terminale - e non sa più giustificarsi se non come sovranismo europeo di una burocrazia non legittimata, di un sistema economico-finanziario non scalfibile, di una ideologia neogiacobina che vuole dettare leggi su Stati e nazioni. Lo sviluppo in avanti verso una più completa sovranità europea, magari anche nella forma morbida degli Stati Uniti d’Europa cari ad Emma Bonino, consoliderebbe questi aspetti negativi, mentre in questo momento serve non più Europa ma meno Europa. Ciò proprio per il bene dell’Europa. 

La parola sovranismo oggi viene adoperata (giustamente) contro il sovranismo europeo e a favore di un sovranismo statale o nazionale. Anche a questo livello, però, la parola è inadeguata. Tra le realtà naturali e culturali che innervano le nostre società – oltre alla famiglia come società naturale e ai corpi sociali intermedi – ci sono anche i popoli e le nazioni. Come le persone, anche popoli e nazioni hanno una loro anima e si costituiscono – come insegnava Giovanni Paolo II – nella risposta al problema fondamentale dell’esistenza umana, il problema di Dio. É per questo che la fede cristiana ha sempre interloquito con le persone, con le famiglie e con i popoli, e mai con le istituzioni di un sovranismo burocratico sovranazionale. Per questo è poco comprensibile l’atteggiamento della Chiesa di oggi prevalentemente favorevole a forme di sovranismo sovrastatale o addirittura mondialista, mentre dovrebbe proteggere le identità dei popoli e delle nazioni, senza con ciò negare l’unità del genere umano.

Le identità di popoli e nazioni che il sovranismo statale oggi chiede al sovranismo dell’Unione Europea devono essere anche da esso rispettate e valorizzate, perché il principio di sussidiarietà vale per tutti. Criticare il sovranismo europeo dal punto di vista di un sovranismo statale è quindi sbagliato. All’unionismo europeista non va sostituito lo statalismo. Da questo punto di vista, per esempio, i 5 Stelle non avrebbero tutte le carte in regola, in quanto assertori di un centralismo statale accentuato e, per di più, di un compito educativo dello Stato sui “nuovi diritti”. Tra l’Unione europea che fa pressioni sul legislatore italiano affinché approvi leggi libertarie su vita e famiglia e il sindaco Raggi che censura i manifesti contro l’aborto non c’è molta differenza.

Il sovranismo – nonostante la parola infelice – è condividibile quando è animato dal principio di sussidiarietà e da quello del bene comune, che vanno sempre legati insieme. Sussidiarietà, come si diceva, vuol dire che l’autorità aiuta persone e società naturali e intermedie, compresi popoli e nazioni, non a fare quello che vogliono, ma a raggiungere il loro fine naturale in cui consiste il bene comune.

C’è un sovranismo dell’Unione Europea che va contestato e combattuto. C’è un sovranismo statalista che è bene rivendicare contro le ingerenze di quello europeo, ma che lascia insoddisfatti. C’è un sovranismo nazionale che, oltre a combattere quello dell’Unone Europea esercita la sussidiarietà in vista del bene comune anche al di sotto di sé. Questo è il sovranismo giusto, al quale però la parola sovranismo va stretta.