Soldato cieco a causa del vaccino, lo Stato dovrà indennizzarlo
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Il soldato 28enne Remo Esposto è cieco a causa del vaccino. La Cmo di Bari dispone il massimo dell'indennizzo. Sognava di servire la Patria, ora lo Stato a cui ha obbedito nel vaccinarsi lo ha riformato dall'Esercito ed è interamente assistito dai genitori. Il dramma del ragazzo raccontato dal legale alla Bussola.
Il soldato Remo Esposto aveva 24 anni e un sogno: servire la Patria nell’Esercito. Ma a spezzare quel sogno ci si è messo proprio quello Stato a cui lui aveva giurato di dedicare la vita: oggi, a 28 anni è cieco a causa del vaccino anti Covid, che era stato obbligato a fare durante la campagna vaccinale. Nemmeno lui credeva nel vaccino, ma credeva nella necessità di obbedire ai comandi, perché così fa un soldato.
È solo che oggi, le conseguenze di quell’obbligo vaccinale lo condanneranno per tutta la vita a non vedere più. È stato congedato dall’Esercito, ha dovuto rinunciare forzatamente alla sua chiamata, ma la battaglia legale intrapresa dal suo avvocato, potrà restituirgli almeno la dignità di vedersi riconosciuto il danno da vaccino e quindi di poter contare su un indennizzo a cui – si spera – si aggiungerà anche il risarcimento danni. Questo verrà chiesto sicuramente adesso che la Commissione Medica Ospedaliera, composta da quelli che fino a ieri erano suoi commilitoni, ha certificato che il vaccino è stata una concausa predominante della patologia che lo ha portato alla cecità.
A raccontare la storia alla Bussola è il suo legale, l’avvocato Gianluca Ottaviano del Foro di Foggia, il quale non risparmia per l’occasione quel trasporto emotivo e umano a cui i giuristi sembra siano immuni. Perché quando il ragazzo, ad appena 24 anni, vitale, forte e attivo nell’Esercito si presentò nel suo studio era letteralmente disperato.
«Proprio così, disperato – ci spiega l’avvocato di San Severo e con uno studio anche a Rimini -. Il caso di Remo è doloroso e al tempo stesso singolare. Si vaccina col preparato di Pfizer-Biontech nel 2021 a Treviso, dove all’epoca era di stanza e dopo sei giorni lamenta dei fastidi. Va detto che in cinque anni di servizio non aveva mai mancato un giorno di lavoro per problemi di salute. Mai nulla».
Ma quei disturbi insorti subito dopo l’inoculo lo costringono a recarsi in ospedale dove i medici non notarono nulla. Risonanza, Tac, tutto negativo, esattamente come tanti altri che hanno raccontato la reazione da vaccino, anche dalle colonne della Bussola.
I medici li definiscono semplici dolori alla cervicale. Una definizione troppo generica. «Ma i problemi aumentavano – insiste Ottaviano -: accusava forti mal di testa, problemi di equilibrio, è evidente che già in quella fase i dolori che denunciava non sono stati indagati a sufficienza. Gli viene somministrato un antinfiammatorio e viene rimandato a casa senza che nessuno ipotizzi una relazione col vaccino fatto pochi giorni prima».
Nonostante i problemi, dopo alcuni giorni, Remo viene richiamato per la seconda dose e qui la situazione si fa seria. Subito dopo gli viene diagnosticato dall’oculista un papillèdema bilaterale. «Corri subito in ospedale perché o hai un ictus o una trombosi cerebrale», gli dice.
La diagnosi viene confermata dai sanitari: trombosi dei seni cavernosi con papillèdema bilaterale, che lo porta a cecità assoluta da un occhio e per il 90% dall’altro occhio, nel quale però, si riscontra una diplopia che gli provoca sdoppiamento della vista, forti problemi di equilibrio e acufeni metallici.
A quel punto il soldato Remo Esposto è disperato. Riformato dall’Esercito dopo aver esaurito tutti i giorni di malattia a disposizione, assistito completamente dai genitori, nel 2022 si presenta nello studio dell’avvocato Ottaviano.
Ed è così che il legale lo incontra. «Venne da me disperato. Mi chiese che cosa avrei potuto fare. Ma in mano non aveva molto, in ospedale infatti non gli avevano rilasciato nulla, ma gli avevano fatto capire che fosse stato il vaccino. La prima cosa che gli ho consigliato di fare è stato rivolgersi all’INPS per chiedere una pensione di inabilità attraverso il riconoscimento di invalidità del 100%. L’INPS, beffardamente, gli riconosce un 70%. Impugniamo il provvedimento e a quel punto, dopo l’iter legale il Tribunale di Foggia gli riconosce una invalidità civile del 100%».
Ma lì iniziava il cammino più difficile: farsi indennizzare ricorrendo alla legge 210 /92. Inizia il braccio di ferro con l’Asl finché non si arriva in Cmo. Dopo un lungo periodo di assenza, tanto che Ottaviano si rivolge alla Procura presentando un esposto per omissione d’atti d’ufficio, a fine aprile 2024 il ragazzo arriva finalmente davanti ai medici.
«Produciamo una perizia di parte del medico legale, dottor Matteo De Simone, corredata da un’ampia letteratura e che sottolinea il nesso di causa, che alla fine viene riconosciuto all’unanimità dalla Commissione di Bari». La comunicazione arriva a fine novembre 2025: Remo potrà avere l’indennizzo richiesto, il massimo che può essere concesso, quello in tabella 1. «Nella relazione della Commissione si citano studi internazionali universalmente riconosciuti – prosegue Ottaviano – contrariamente a quanto pontificano i soliti baroni della medicina in tv secondo cui il vaccino è sempre stato sicuro. E si stabilisce un aspetto importante». Così recita il dispositivo: “La somministrazione vaccinale ha avuto un ruolo concausale preponderante nel determinismo dell’infermità. I criteri classici medico-legali del nesso causale sono soddisfatti".
Una vittoria, ma anche un dramma che rischia di trasformarsi in tragedia: la malattia lo ha portato a subire ulteriori fenomeni trombotici, questo lo costringe ad essere in cura con un anticoagulante di ultima generazione perché i medici ritengono che sia a rischio.
Il dramma di questo ragazzo riporta all’attenzione tutti i problemi rimasti sul piatto e mai affrontati dallo Stato. Come, ad esempio, la mancata anamnesi sui fattori di rischio, operazione indispensabile in un prodotto sperimentale come era appunto il vaccino. «È infatti emerso – ha concluso il legale - che Remo aveva un fattore di rischio: è risultato portatore di una mutazione genetica chiamata MTHFR in eterozigosi, un’alterazione comunissima di cui è portatrice più del 40% della popolazione in Europa (da dati raccolti su Google, il 46%). Infatti, la relazione della Cmo dice che il vaccino è stata una “concausa”. Significa che c’è stato un fattore di rischio precedente e che a sua volta il contatto col vaccino diventato preponderante ha scatenato la patologia. Mi auspico davvero che la Commissione bicamerale Covid indaghi anche su questo aspetto».
Effettivamente, il ragionamento posto dal legale porta con sé la conseguenza di una domanda: se questa alterazione genetica è tanto comune, è possibile che ci sia un nesso di causa tra il vaccino e i tantissimi malori improvvisi o tutti gli altri effetti avversi che sono stati denunciati da qualche anno? Al momento nessuno ha mai dato una risposta, per il semplice motivo che nessuno si è mai posto la domanda. Ma è una domanda che fino ad oggi non si poteva fare perché avrebbe interrotto la campagna vaccinale di massa, nelle cui maglie anche il povero Remo è caduto, perdendo per sempre la possibilità di vedere con i suoi occhi e di costruire il suo futuro.
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