Un ex anglicano anticipa la primavera dei cattolici inglesi
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A Pasqua si prevede il "tutto esaurito" quanto a nuovi ingressi nella Chiesa cattolica in Inghilterra, ma già a metà febbraio è stato accolto in piena comunione con Roma Robin Ward, esponente di spicco dell'anglicanesimo. Il cui passaggio è stato segnato anche da un nuovo nome: John Henry, a conferma dell'"effetto Newman".
Il cattolicesimo britannico vive una fase primaverile, segnata da numeri record di convertiti che a Pasqua faranno ingresso nella Chiesa. E sarà l’“effetto Newman”, ma la rondine che fa primavera (in questo caso contraddicendo il proverbio) è ancora una volta un esponente di rilievo della comunione anglicana che compie il grande passo verso Roma.
Sabato 21 febbraio il neo-arcivescovo di Westminster, mons. Richard Moth, ha celebrato il più affollato rito di elezione in 15 anni per circa 800 adulti, provenienti da 100 parrocchie che a Pasqua li accoglieranno nella Chiesa cattolica come catecumeni (se non hanno ancora ricevuto il battesimo) o candidati (se battezzati provenienti da altre confessioni cristiane). Se il numero più alto in assoluto si era registrato nel 2011, con 891 ingressi, la “leva” del 2026 è comunque la quarta più numerosa dagli anni Novanta, secondo i dati riportati dall’arcidiocesi che rileva «un aumento del 60% rispetto al 2025». I dati sono ancora più eclatanti se misurati anche per parrocchia partecipante: «monitorati in dettaglio dal 2007, quest'anno sembrano essere i più consistenti mai registrati».
Nella più piccola diocesi di Shrewsbury l’annuale rito di elezione si è dovuto celebrare due volte perché la cattedrale non poteva contenere i 171 candidati e catecumeni (con relativi padrini e familiari), provenienti da 31 parrocchie, «un aumento del 71% rispetto ai 100 dell'anno scorso, che rappresenta anche un aumento rispetto agli 82 del 2024», riferisce il settimanale cattolico The Tablet, che offre una panoramica dei nuovi cattolici britannici: «La diocesi di Birmingham ha accolto 304 candidati e catecumeni, con un aumento del 52 per cento rispetto all'anno scorso, mentre Arundel e Brighton ne hanno registrati oltre 250, con un aumento del 20 per cento», e «la diocesi di Southwark ha accolto 590 convertiti in questa Pasqua, il numero più alto registrato negli ultimi 26 anni, con l'unica eccezione del picco dell'Ordinariato nel 2011». L’Ordinariato, naturalmente, è quello voluto da Benedetto XVI per i fedeli provenienti dall’anglicanesimo (il cui attuale ordinario è stato ricevuto il 2 marzo da Leone XIV insieme all'ordinario statunitense; mentre è vacante il terzo Ordinariato che si estende su Australia e Giappone).
Non ha atteso la Pasqua invece l’ex canonico anglicano Robin Ward, che il 14 febbraio è stato accolto in piena comunione con la Chiesa cattolica dall’abate Cuthbert Brogan, presso l’abbazia benedettina di St. Michael a Farnborough. Dal 2006 al 2025 Robin Ward è stato preside della St. Stephen House di Oxford, un college per la formazione teologica che ha annoverato tra i suoi studenti personalità di spicco, come Stephen Cottrell, arcivescovo di York e numero due della chiesa d’Inghilterra, ma anche Jonathan Baker, attuale vescovo di Fulham (la “diocesi volante” per le parrocchie che non accettano l’ordinazione femminile), nonché Andrew Burnham, già vescovo di Ebbsfleet (anch’egli “volante” per gli stessi motivi) e poi diventato prete cattolico nel 2011.
Cosa ha condotto Ward a “oltrepassare il Tevere” a 60 anni di età e 40 di ministero, e con un curriculum accademico di tutto rispetto nel variegato mondo anglicano? Un percorso che nasce da lontano: la stessa St. Stephen House affonda le radici in quel Movimento di Oxford che cercava la continuità tra l’anglicanesimo e la Chiesa cattolica. Ward scoprì a Oxford «il mondo rarefatto e recondito dell’anglo-cattolicesimo», ha raccontato al National Catholic Register, insieme a «una varietà di sviluppi sembravano oscurare ciò che mi era più caro» così che alle tre domande: «chi è Gesù? chi è un sacerdote? cos’è la Chiesa?», e soprattutto all’ultima, trovava nell’anglicanesimo una risposta «sempre meno soddisfacente, il che diventava sempre più evidente non solo a me, ma anche ai miei studenti, passati e presenti».
Nell’itinerario di Ward c’è anche la «presenza costante di John Henry Newman», il neo-dottore della Chiesa, che del Movimento di Oxford fu principale esponente. Non a caso, il suo ingresso nella Chiesa cattolica è stato segnato – al momento della cresima – da un nuovo nome: John Henry. Un passaggio di enorme significato che travalica la personale vicenda di Robin “John Henry” Ward: la sua è infatti «l'ultima generazione di anglo-cattolici sopravvissuti all'interno della progressiva trasformazione dell'anglicanesimo», commenta un altro illustre neo-cattolico, Gavin Ashenden, che da ministro anglicano fu cappellano della regina Elisabetta II. Un «segnale», prosegue Ashenden, che «la rivoluzione modernista e femminista all'interno dell'anglicanesimo» ha ormai sbarrato la strada a chi cerca la continuità e l’identità dell’unica Chiesa dentro la comunione anglicana.
A sua volta Ashenden, accolto nella Chiesa di Roma nel 2019, tracciava un bilancio del suo primo anno da cattolico nel 2020 (sempre sul National Catholic Register). In barba allo shock mediatico per il cappellano della Regina che si faceva “papista”, Ashenden sperimentava «il grande senso di pace e di chiarezza mentale che deriva dall'essere cattolico», constatando la «meravigliosa e consolidata continuità» della Chiesa cattolica a fronte delle «controverse variabili» che minavano l’autenticità della chiesa d’Inghilterra, «spesso aggravata dal tentativo di giudicare le cose in base al gradimento dei laici, come se fossero consumatori».
Ward e Ashenden sono nomi eccellenti ma l’esodo di ex ministri (ed ex vescovi) anglicani verso Roma non è una novità: sono ben 700 in trent’anni secondo il recente censimento della St. Barnabas Society (e 486 di loro sono anche diventati preti cattolici, costituendo un terzo del clero britannico). Due cose accomunano Ward e Ashenden e altri che hanno percorso lo stesso itinerario: il fatto che abbiano cercato “qualcosa di cattolico” all’interno dell’anglicanesimo; e la constatazione di non riuscire a trovarlo sul Tamigi, ma di doversi “bagnare nel Tevere”. E due cose accomunano la chiesa di Sua Maestà alla Germania ultrasinodale: la fede nel progressismo e la progressiva emorragia di fedeli.
Gli ex ministri anglicani passati da Sua Maestà a Sua Santità
Un terzo dei preti cattolici inglesi ordinati tra il 1992 e il 2024 proviene dall'anglicanesimo. E sono in tutto 700 gli ex chierici censiti dalla St. Barnabas Society che hanno lasciato sicurezze e ministero per essere accolti nella Chiesa di Roma. Anche grazie agli Ordinariati voluti da Benedetto XVI.
Anche gli anglicani hanno le loro grane Lgbt: via il primate
I 12 primati della Global South Fellowship of Anglican Churches hanno clamorosamente bocciato l'arcivescovo di Canterbury Justin Welby, colpevole di aver assecondato il sinodo generale della chiesa d'Inghilterra nel senso di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso.
L'Ordinariato per ex anglicani, Benedetto XVI ci vide giusto
Il 15 gennaio 2011 venne eretto l’Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham chiamato a riunire quei gruppi di pastori e fedeli anglicani intenzionati a porsi sotto l’autorità del Papa. Tutto nacque dalla costituzione apostolica Anglicanorum coetibus (2009) scritta da Benedetto XVI e che resta uno degli atti più importanti del suo pontificato.

