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Sfida Lula-Bolsonaro, il Brasile sceglie con la Chiesa sul piatto

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Il voto in Brasile. La campagna elettorale animata anche dalle polemiche con la Chiesa cattolica accusata dal presidente uscente. La sfida Lula-Bolsonaro è aperta. 

Esteri 03_10_2026

Il Brasile arriva alle presidenziali di domani, domenica 4 ottobre, con una sfida aperta e a tutto campo tra Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro. Il presidente uscente cerca un quarto mandato non consecutivo e resta leggermente avanti nei sondaggi sul primo turno, ma il possibile ballottaggio del 25 ottobre si annuncia incerto. La rilevazione Atlas citata recentemente da Reuters vede il 47,6% a Lula e il 47,7% a Bolsonaro: una inezia.

Lula rivendica il calo della disoccupazione e delle disuguaglianze, le politiche sociali e il ruolo dello Stato nell’economia. Pesano però costo della vita, debiti familiari e criminalità. Ha annunciato nuovi interventi di welfare, misure sull’indebitamento e restrizioni alle scommesse online, tra cui la pubblicità nello sport che sta mettendo in ginocchio le squadre di calcio. Flávio, senatore e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, punta su sicurezza, valori cristiani e conservatori e continuità con il bolsonarismo del padre. Tra l’altro, promette cinque carceri di massima sicurezza ispirate al modello salvadoregno di Nayib Bukele che è il modello repressivo di successo per tutta la regione.

La conclusione della campagna è segnata dal confronto televisivo mancato. Lula ha disertato tutti i dibattiti di quest’anno, evitando un palco dominato da candidati di destra pronti ad attaccare il governo, sottraendosi al confronto pubblico con l’atteggiamento di colui che, per mancanza di buone ragioni, cerca ogni scusa per evitarlo. Il dibattito finale di TV Globo del 1° ottobre è stato cancellato: dopo che Lula aveva annunciato che non avrebbe partecipato, anche Flávio ha preferito evitarlo, ribadendo l’indignazione per non poter affrontare pubblicamente il presidente uscente. La cancellazione coinvolge dunque entrambi, privando gli elettori del confronto diretto. Per Lula resta un paradosso: chiede al popolo di riconfermargli la fiducia, ma evita il luogo in cui il popolo può scegliere liberamente di valutare se lui stesso la meriti rispetto alle ragioni degli avversari.

Ancora più accesa è la battaglia religiosa. Sui social è circolata la falsa notizia secondo cui Flávio vorrebbe togliere alla Madonna di Aparecida il titolo di patrona del Brasile, notizia infondata e che lo stesso Bolsonaro ha accusato il campo avversario di alimentare. Lula ha rilanciato il tema, assicurando che, finché sarà presidente, Aparecida resterà patrona del Paese. La controversia investe una nazione dove i cattolici rappresentano il 56,7% della popolazione e gli evangelici il 26,9%.

Una eccellente opera di dezinformatsiya di stampo sovietico per distrarre dal vero ed emblematico attacco sferrato da Lula contro la Chiesa cattolica, durante un incontro con gli evangelici del 16 settembre scorso. Il cardinale Jaime Spengler, presidente della Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani, la CNBB, ha espresso «disagio» per le parole di Lula sul celibato. Il presidente aveva collegato le difficoltà della Chiesa cattolica, rispetto alla crescita evangelica, alla mancata abolizione di questa disciplina. Spengler ha contestato il paragone, richiamando la tradizione ecclesiale. 

Le posizioni su vita, famiglia e libertà religiosa attribuite a Bolsonaro sono diametralente opposte a quelle di Lula sull’aborto. Flávio Bolsonaro è un conservatore che difende la famiglia, si oppone all’agenda woke ed è «completamente a favore della vita e contro l’aborto». Al contrario, Lula si dichiara contrario all’aborto a titolo personale, ma lo sostiene come questione di salute pubblica. La dottrina sociale della Chiesa non impone un partito, ma non lascia nemmeno il fedele senza criterio: la vita, la famiglia e la libertà religiosa non si negoziano.

In fondo e al di là delle fondamentali questioni dottrinali, Lula vuole una Chiesa abbastanza cattolica da portargli voti e abbastanza “non cattolica” da non contraddirlo. L’immagine di Aparecida diventa una rassicurazione elettorale, mentre la dottrina e tradizione della Chiesa viene presentata come un ostacolo da rimuovere. Il contrasto con la Dottrina sociale riguarda soprattutto l’autonomia religiosa. Il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, al n. 424, afferma l’indipendenza reciproca di Chiesa e comunità politica. Pretendere, dalla posizione di capo dello Stato, di indicare alla Chiesa quali ministeri istituire e quale disciplina abbandonare contrasta con lo spirito di questa autonomia.

Le dichiarazioni non equivalgono a una coercizione giuridica, ma rivelano un atteggiamento paternalistico: la Chiesa sarebbe rispettata purché si riformasse secondo le preferenze del governante. La solidarietà delle politiche sociali non cancella questo problema. La CNBB mantiene le distanze dall’appoggio a un candidato, tuttavia le questioni sollevate dall'atteggiamento di Lula contro la Chiesa e, in questi anni, il suo crescente autoritarismo e le continue violazioni dello “Stato di diritto”, devono preoccupare. E se cadesse anche il Brasile in mano ai conservatori, non dimentichiamolo, non sarebbe solo la fine della colonizzazione delle lobbies internazionali abortiste, eutanasiche ed LGBTI, sostenute da Joe Biden, ma anche dei legami di Cina, Iran e Russia sui paesi latinoamericani.