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Sconto sul gasolio, una misura-tampone per il caro carburanti

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Prezzi alle stelle per chi fa rifornimento, ma un po' meno sul diesel a partire dalla mezzanotte: la misura adottata da Palazzo Chigi offre un beneficio immediato e al tempo stesso riapre interrogativi sull'utilità di interventi  d'emergenza incapaci di offrire quella stabilità di cui hanno bisogno cittadini e imprese.

Politica 29_07_2026
CARLO CARINO BY AI MID - imagoeconomica

Da ieri gli automobilisti che fanno rifornimento di gasolio possono beneficiare di uno sconto di 17 centesimi al litro. È la risposta scelta dal Governo per contenere l'impennata dei prezzi dei carburanti provocata dalle tensioni internazionali e dal rialzo delle quotazioni petrolifere. Una misura che offrirà un beneficio immediato, ma che al tempo stesso riapre il dibattito sull'efficacia degli interventi emergenziali rispetto alla necessità di una strategia strutturale.

Lo sconto è entrato in vigore dalla mezzanotte di lunedì grazie a due provvedimenti pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Il primo, emanato dal Ministero dell'Economia di concerto con il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, dispone una riduzione dell'accisa sul gasolio di 14 centesimi al litro. A questa si aggiunge la diminuzione dell'Iva, che essendo calcolata anche sull'accisa si riduce di circa 3 centesimi. Il risultato finale è un risparmio complessivo di 17 centesimi per ogni litro di diesel acquistato.

La prima fase dell'intervento è finanziata con 20,5 milioni di euro provenienti dal maggior gettito Iva registrato nel mese di giugno. Un secondo decreto-legge, dedicato alle misure urgenti sui prezzi petroliferi e sull'ex Ilva, prolunga poi il beneficio dal 30 luglio fino al 6 agosto, con uno stanziamento di circa 105,8 milioni di euro. Complessivamente l'operazione costa allo Stato circa 125 milioni.

Per chi utilizza quotidianamente l'auto il vantaggio sarà immediatamente percepibile. Secondo le stime del Codacons, un pieno da 50 litri consentirà un risparmio di circa 8,5 euro. Resta però improbabile che il prezzo del diesel torni stabilmente sotto la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Le quotazioni continuano infatti a essere fortemente influenzate dall'instabilità geopolitica e dalle tensioni che interessano il Medio Oriente e lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una parte consistente del petrolio mondiale.

La decisione di intervenire esclusivamente sul diesel rappresenta uno degli aspetti più significativi della manovra. La motivazione ufficiale è semplice: oggi il gasolio costa più della benzina. Una situazione anomala rispetto alla tradizione italiana, dove il diesel è sempre stato meno caro grazie a un'accisa inferiore, introdotta per sostenere il settore dell'autotrasporto.

Con l'ultima legge di Bilancio il Governo aveva però scelto di avviare un progressivo riallineamento della fiscalità tra benzina e diesel, ritenendo il trattamento di favore sul gasolio un sussidio ambientalmente dannoso. Nel frattempo la crisi internazionale ha fatto crescere più rapidamente il prezzo del diesel, carburante largamente impiegato nei trasporti e nella logistica, rendendo necessario – secondo l'esecutivo – un intervento mirato.

È proprio su questo punto che si concentra gran parte del confronto politico ed economico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che la misura punta anche a sostenere il commercio, la logistica e il trasporto delle derrate alimentari, oltre a offrire un aiuto al comparto agricolo.
Si tratta però di una motivazione che lascia spazio a più di qualche perplessità. I mezzi agricoli, infatti, utilizzano prevalentemente gasolio agricolo agevolato e fanno rifornimento presso depositi dedicati, non nelle ordinarie stazioni di servizio. Per questa ragione l'effetto diretto dello sconto sui costi sostenuti dalle aziende agricole potrebbe essere più limitato rispetto a quanto suggerisce la comunicazione politica.

Anche sul fronte dei consumatori resta aperto un interrogativo. Perché intervenire con uno sconto generalizzato sul carburante anziché concentrare le risorse sulle famiglie maggiormente in difficoltà? È una domanda che diversi economisti pongono da tempo. Un taglio indistinto delle accise favorisce infatti tutti coloro che acquistano diesel, indipendentemente dal reddito, mentre una misura selettiva consentirebbe di indirizzare gli aiuti verso chi subisce maggiormente il peso dell'inflazione energetica.

C'è poi un'altra questione che riguarda la natura stessa del provvedimento. Le riduzioni temporanee delle accise hanno certamente un impatto immediato, ma producono effetti destinati a esaurirsi in pochi giorni. Le famiglie ottengono un piccolo sollievo, senza però alcuna certezza sull'evoluzione dei prezzi nelle settimane successive. Il rischio è che si alternino continui interventi tampone, incapaci di offrire quella stabilità di cui cittadini e imprese avrebbero bisogno per programmare le proprie spese.

Non a caso il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha già annunciato che, terminata questa misura, il Governo conta di ricorrere al meccanismo delle cosiddette "accise mobili". Si tratta di uno strumento previsto dalla normativa che permette di ridurre automaticamente le accise quando l'aumento del prezzo dei carburanti genera un maggior gettito Iva per lo Stato. In sostanza, una parte delle maggiori entrate fiscali viene restituita ai consumatori.

Il meccanismo presenta però alcuni limiti. Può essere applicato solo a posteriori, quando è possibile quantificare l'effettivo incremento del gettito, e gli sconti risultano generalmente più contenuti. Secondo alcune simulazioni, il beneficio potrebbe oscillare tra i 7 e i 10 centesimi al litro, ben al di sotto dei 17 centesimi previsti dal provvedimento straordinario oggi in vigore.

La vicenda ripropone quindi un tema più ampio: quello del rapporto tra emergenza e riforme. Di fronte a una crisi internazionale che continua a rendere estremamente volatile il mercato dell'energia, il ricorso a interventi temporanei appare quasi inevitabile. Tuttavia, se gli aumenti dei carburanti dovessero protrarsi nel tempo, difficilmente sarà possibile affrontare il problema esclusivamente con decreti d'urgenza.

Per questo motivo il dibattito si sposta sempre più sulla necessità di misure strutturali: dalla revisione della fiscalità energetica alla razionalizzazione della spesa pubblica, fino all'individuazione di strumenti capaci di sostenere in modo stabile le fasce più vulnerabili della popolazione. Uno sconto di pochi giorni può certamente alleggerire il costo di un pieno, ma non basta a restituire alle famiglie quella certezza economica che oggi rappresenta il bene più prezioso.