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Santa Caterina da Genova, tra mistica e carità

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Oggi ricorre la memoria liturgica di Caterina Fieschi Adorno, nota per le sue esperienze mistiche e i suoi scritti, tra cui spicca il Trattato del Purgatorio. Una santa che dedicò buona parte della sua vita alla cura degli ammalati.

Ecclesia 15_09_2026

Davanti ai mistici si rimane sempre esterrefatti: questa umanità che riesce a parlare di Dio al mondo, ma soprattutto con Dio, quasi disorienta. Biografie, quelle dei mistici, che rimangono impresse nella memoria. Quella di santa Caterina da Genova (1447-1510) – di cui oggi ricorre la memoria liturgica – è una di queste, perché lei ha ricevuto il dono di saper narrare la sua esperienza spirituale come un percorso verso Dio a cui tutti aneliamo. E grazie alle sue opere come il Libro della sua vita, il Trattato del Purgatorio e il Dialogo spirituale chiamato anche Dialogo tra corpo e anima (opere conosciute e raccolte nel cosiddetto Opus Catharinianum) possiamo comprendere non solo la spiritualità di questa donna ma come la sua stessa vita possa divenire spunto di riflessione per ognuno. Opere che, per gli studiosi, sono il frutto di una mente che era sì “allenata” alle lettere, provenendo da una famiglia nobile di Genova, ma che in fondo con la stessa letteratura non aveva avuto poi così tanta familiarità. Perciò quello che rimane della sua esperienza è frutto anche dei racconti delle persone che hanno avuto il dono di conoscerla: dopo la sua morte, avvenuta nel 1510, infatti, è iniziato il lavoro di redazione unitaria di queste narrazioni. La prima stesura del corpus risale al 1520: dunque, una decina di anni dopo la sua morte.

Nata da una delle famiglie più influenti di Genova, i Fieschi, Caterina ebbe un’educazione consona al suo stato sociale: raffinate letture e lezioni di portamento. Oltre a crescere in una famiglia profondamente cristiana, l’educazione cattolica che ebbe fin dalla prima adolescenza la forgiò così nel profondo da farle manifestare il desiderio di abbracciare la vita religiosa. Nella preghiera, la giovane Caterina trovava la sua “casa”. Ma la famiglia voleva destinarla ad altra casa, quella del nobile Giuliano Adorno: fu a lui che venne promessa in sposa, a soli sedici anni. Pur contro la sua volontà, si sposò con quel nobile ma presto l’unione sponsale si rivelò problematica: Giuliano, infatti, era un uomo instabile, violento, incline al gioco d’azzardo. I primi dieci anni del loro matrimonio furono per la giovane veramente anni di buio, fino a quando il 20 marzo 1473 venne spinta dalla sorella a confessarsi presso il monastero di Nostra Signora delle Grazie a Genova. E fu proprio qui che Caterina ebbe grazia: prima ancora di pronunciare una sola parola al confessore, poco dopo essersi inginocchiata, Dio entrò prepotentemente nel suo cuore come un torrente in piena. Fu quello l’inizio di una nuova vita: «Non più mondo, non più peccati», così disse la santa, poco dopo quell’incontro.

Ma il secondo passaggio fu ancora, forse, più sorprendente: il marito Giuliano, ormai in crisi economica ed esistenziale, visse un profondo smarrimento spirituale. Fu così che i due sposi decisero di comune accordo di trasferirsi in un piccolo alloggio vicino al grande Ospedale di Pammatone, all’epoca il principale ospedale della città. Qui, Caterina si dedicò interamente all’assistenza dei malati. Possiamo solo immaginare questi luoghi di dolore e sofferenza: lei, Caterina, in mezzo ai malati, a condividere tutto. L’esperienza al Pammatone segnò i due coniugi a tal punto che ormai essi pensavano solamente agli ammalati.

Arriviamo al 1493, l’anno della feroce epidemia di peste che colpì Genova. Anche Caterina cadde malata, non risparmiandosi mai nelle cure per gli appestati. Ma il Signore aveva bisogno ancora di lei: e così la santa uscì indenne dalla malattia mortale. Un miracolo. Ma oltre a questo, il Signore compì un altro miracolo nella sua vita: intorno a lei si raccolse un nucleo di discepoli e amici spirituali, donne e uomini di «buona volontà» che condividevano con lei la stessa idea di come vivere cristianamente la propria esistenza: nella carità verso il prossimo.

Ciò che sorprende di più in questa santa è il particolare rapporto dialettico tra il fare e il pregare, tra l’orazione e l’azione che ha contraddistinto la sua esistenza. Gli impegni in prima linea verso i bisognosi non la distolsero affatto dal suo personale rapporto con Dio, dall’orazione personale. Questa preghiera generò appunto le pagine dell’Opus Catharinianum che rappresentano una viva testimonianza del suo percorso spirituale e umano. Parole che per la loro alta spiritualità possono essere paragonate a pagine di vera e propria teologia. Sicuramente trovano rilevanza maggiormente due scritti: il Trattato del Purgatorio e il Dialogo tra corpo e anima. Nel primo abbiamo la visione del Purgatorio così come la santa ebbe modo di conoscerlo: in questo, le anime soffrono per la dolorosa consapevolezza di non poter ancora abbracciare pienamente l’amore di Dio, a causa delle “scorie” del peccato e «non possono avere altra elezione che di essere in esso luogo, e questo è per l’ordinazione di Dio, il quale ha operato giustamente». La loro sofferenza è paragonata alla ruggine che si consuma per azione del fuoco. Più questa ruggine vien via, più il metallo riflette la luce di Dio: «La ruggine del peccato è la loro pena, e il fuoco va consumando la ruggine, e così l’anima si va scoprendo al divino raggio... e quanto più la ruggine si consuma, tanto più si risponde al divino raggio, e più cresce la gioia».

Nel Dialogo Caterina esplora invece la complessa psicologia spirituale dell’essere umano: descrive la lotta interiore tra l’anima attratta dall’amore puro e il corpo legato alle passioni, all’egoismo. Culmine della sua unione mistica rimangono queste parole: «Il mio Essere è Dio, non per partecipazione, ma per vera trasformazione del mio essere». Non c’è più spazio per l’egoismo. Dio così può finalmente vivere appieno nella creatura da Lui creata. Caterina non percepisce più sé stessa, ma solo l’opera dell’amore di Dio in lei che genera una nuova Caterina che, in fondo, altro non è che la “vera” Caterina, quella da sempre pensata dal suo Creatore.



LA DEVOZIONE

I santi e la pietà per le anime del Purgatorio

02_11_2022 Ermes Dovico

Da santa Gertrude a Caterina da Genova, da Leonardo da Porto Maurizio a Pio da Pietrelcina, i santi sono coloro che più si sono esercitati nell’amore verso le anime del Purgatorio. E ci insegnano, con tutta la Chiesa, a lucrare le indulgenze in favore dei defunti.