Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santa Maria Faustina Kowalska a cura di Ermes Dovico
vaticano

Gambetti retrocesso a Chieti, al via il totonomi sul successore

Ascolta la versione audio dell'articolo

Da arciprete della Basilica di San Pietro alla guida dell'arcidiocesi teatina, la nomina del cardinale francescano non è certo una promozione. Resta l'incognita su chi prenderà il suo posto all'ombra del Cupolone dopo un quinquennio che aveva fatto molto discutere.

 

Ecclesia 05_10_2026
LaPresse (AP Photo/Gregorio Borgia)

Il cardinale Mauro Gambetti è il nuovo arcivescovo di Chieti-Vasto. Ma soprattutto non sarà più l'arciprete della Basilica di San Pietro e presidente della Fabbrica omonima. Anche con lui, considerato sin dal post-conclave in cima alla lista dei possibili epurati, Leone XIV ha usato i guanti sostituendolo solo diversi mesi dopo la scadenza del suo quinquennio. Lo stesso non si può dire per la destinazione, che poco entusiasmerà un ambizioso cardinale 60enne reduce dall'esperienza a San Pietro. Prenderà il posto di monsignor Bruno Forte, il teologo inizialmente amato da Bergoglio e che finì in un cono d'ombra dopo aver rivelato il piano del Papa argentino sui lavori del Sinodo sulla famiglia («Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati  questi non sai che casino che ci combinano»).

Mandando un cardinale in un'arcidiocesi minore come Chieti-Vasto, Prevost sembra quasi voler rimediare con un'anomalia all'anomalia fatta dal suo predecessore nel 2020-2021 quando catapultò questo giovane francescano dal Sacro Convento di Assisi alla porpora e alla guida della Basilica più importante del mondo. Dopo il graduale ridimensionamento di padre Enzo Fortunato, questa mossa conferma la volontà di Leone di chiudere con le figure forse più appariscenti della stagione bergogliana. La tesi della continuità assoluta tra i due Pontefici, sostenuta dagli inconsolabili cantori del bergoglianesimo, traballa sempre più di fronte agli avvicendamenti prudenti ma decisi di Prevost. 

Quelli di Gambetti a San Pietro non sono stati cinque anni tranquilli. Gli è stato contestato l'approccio troppo manageriale e la scelta della squadra a cui affidarsi per rivoluzionare la Basilica. Lo scontento maggiore si è creato tra i canonici che ora sperano in una revisione dello statuto del 2024. Non bisogna dimenticare, inoltre, che il francescano era sbarcato in Vaticano sulla scia del commissariamento della Fabbrica di San Pietro che aveva gettato ombre sulla precedente gestione sotto il cardinale Angelo Comastri. L'ennesimo atto traumatico di Francesco di cui i risultati dell'indagine del nunzio Mario Giordana avevano rivelato più tardi tutta l'inutilità. Come tante altre volte, anche in quel caso era stato ingiustamente sbattuto il mostro in prima pagina con tanto di motu proprio pomposamente intitolato alla trasparenza. 

Dopo la certezza del trasferimento di Gambetti a Chieti-Vasto a partire dal 29 novembre, resta l'incognita su chi sarà il suo successore. In queste ore sta letteralmente impazzando il totonomi all'interno delle sacre mura. Mentre si affievoliscono i rumors sui cardinali Pietro Parolin e Rolandas Makrickas, resta sullo sfondo il nome dell'ex maestro delle cerimonie pontificie Guido Marini. Qualche chance in più viene attribuita al successore di quest'ultimo, monsignor Diego Ravelli. I due nomi che girano di più nei corridoi vaticani, però, sono quelli di monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l'evangelizzazione da poco ultra-settantacinquenne e di monsignor Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia conosciuto da Prevost nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro dove riposano le spoglie di Sant'Agostino. Il primo viene considerato uomo di governo in grado di rimettere ordine alla situazione che si è creata in Basilica, mentre il secondo sarebbe un outsider dal profilo prevostiano.

Ravelli, Fisichella, Sanguineti: «Il futuro arciprete? Probabilmente sarà un lombardo», scherza un monsignore snocciolando la terna dei presunti più papabili per il ruolo. Si vedrà. Da quando c'è Leone XIV le fughe di notizie sono ridotte al lumicino e la possibilità di un mister X anche per San Pietro non si può escludere del tutto. 



il reportage

Una mattina in San Pietro, tra visitatori distratti e il sacro svanito

10_03_2026 Andrea Zambrano

Com'è la Basilica di San Pietro vista con gli occhi dei visitatori? Abbiamo trascorso una mattina nella chiesa più importante della Chiesa cattolica: dal 1° marzo c'è un percorso riservato agli oranti, ma tutto, anche la Messa, è immerso nel vociare confuso dei visitatori che non sanno cos'è il silenzio e il sacro. E che passeggiano come se fossero di fronte a un'attrazione turistica qualsiasi. Ecco cosa abbiamo visto. 
- La gallery

il racconto

Una domenica di ordinaria profanazione in San Pietro

11_02_2026 Andrea Zambrano

Due profanazioni eucaristiche in un sol colpo nella affollata Messa delle 10.30 in San Pietro. Troppe per essere casuali. Bisognerà ammetterlo tutti: la Comunione va ricevuta in bocca. 
- Il libro della Bussola: Il cibo dei Serafini

diktat

"Chieti" e non ti sarà dato: Forte nega la comunione in bocca

Nell'arcidiocesi abruzzese è obbligatorio ricevere l'Eucaristia sulle mani. L'arcivescovo si scaglia contro l'uso tradizionale e ammanta di obbedienza la pretesa di imporre la sua personale visione, forzando le norme e anche la lingua greca.