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IL CASO

Referendum contro la Buona Scuola? Tempo sprecato

In questi giorni molti ci hanno chiesto informazioni sul referendum abrogativo della Legge sulla Buona Scuola, per il quale è in corso una raccolta firme, a cui si stano unendo anche parrocchie e gruppi di cattolici, convinti così di fermare la diffusione del gender nella scuola. Ma non è proprio così.

Educazione 14_08_2015
Buona scuola

In questi giorni diverse persone ci hanno chiesto maggiori informazioni a proposito del referendum abrogativo della Legge sulla Buona Scuola, per il quale è in corso una raccolta firme, a cui si stano unendo anche parrocchie e gruppi di cattolici, convinti così di fermare la diffusione del gender nella scuola. L’obiettivo è raggiungere 500mila firme entro il 30 settembre prossimo nella speranza di arrivare al voto – se la Cassazione lo riterrà ammissibile – nel maggio 2016.

Diciamo subito che noi non sosteniamo questo referendum, e cerchiamo di spiegarne i motivi.

Intanto va spiegato che in effetti i referendum proposti sono due: uno promosso da Possibile, il soggetto politico creato dall’ex dirigente PD Pippo Civati, ma riguarda soltanto gli articoli che danno nuovi poteri al dirigente scolastico. Il secondo, quello che ci interessa, chiede invece l’abrogazione dell’intera legge cosiddetta sulla Buona Scuola.

A parte i forti dubbi sull’ammissibilità di questo referendum, la prima questione riguarda il soggetto promotore e le sue reali intenzioni. Si tratta di un neonato comitato “Leadership alla scuola”, che viene descritto come una fazione dello Snals, il sindacato autonomo della scuola. L’obiettivo di questa azione – che trova dissensi anche nei sindacati della scuola – non ha nulla a che vedere con l’opposizione all’articolo 16, che ha a che fare con la dottrina del genere e per il cui ritiro ci eravamo battuti durante la discussione in Parlamento (clicca qui). Poco male, si potrebbe dire: anche se gli scopi sono diversi, in fondo la loro battaglia coincide con ciò che vogliamo noi.

Non è proprio così: l’articolo 16 in questione, infatti, come abbiamo già spiegato a suo tempo è certamente pericoloso ma è un rafforzativo di una legislazione già esistente, vale a dire che rimanda alla Legge 119/2013 e al “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” (clicca qui). Impegnare energie e risorse per abrogare – peraltro con minime possibilità di successo – una legge sulla scuola, che lascerebbe comunque immutato tutto un quadro legislativo pro-gender, sembra davvero una fatica sprecata.

Tanto più che a settembre ben altre sfide decisive ci aspettano, visto che riprenderà il dibattito sul disegno di legge Cirinnà e sarà bene concentrare tutte le forze su questo fronte.

Peraltro, organizzare un referendum avrebbe senso se ci fosse un’ampia convergenza di forze, movimenti e associazioni, tale da poter almeno far sperare in un esito positivo. Tutte cose che allo stato attuale non esistono. E che ci fanno dire che aderire a questa iniziativa è solo tempo buttato.