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PUBBLICITÀ REGRESSO

Quella magia del Natale che fa sparire Gesù

Siamo stregati dal sentimentalismo stucchevole dei pubblicitari che pensano sempre e solo a vendere

Cultura 30_12_2010
pubblicità natale


Quest’anno nessuno spot e programma televisivo ha rinunciato a parlare del Natale magico, segregando il più corretto santo nel dimenticatoio. Programmi, pubblicità e cinema hanno sottolineato l’aggettivo per vendere le offerte delle compagnie telefoniche, il panettone e i giocattoli, o per promuovere il contenitore televisivo o il film dal sapore fintamente natalizio. E così hanno trasformato il Natale e il suo protagonista in una bella fiaba, tipo Cenerentola o La bella addormentata nel bosco, dove tutto finisce bene, all’insegna del vissero per sempre felici e contenti, con Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello al centro della scena, e naturalmente i tre re Magi. In origine, infatti, il termine magia designava proprio la dottrina dei magi, sapienti della Persia antica dei quali parlano anche i Vangeli; quindi passò a indicare, ha scritto Battista Mondin, «qualsiasi pratica tesa a dominare le forze occulte della natura contrapponendo ad esse altre forze occulte»  e la capacità, cito il Devoto-Oli, «di trasformare gli aspetti e le dimensioni del reale secondo modi fantastici e nell’ambito di una atmosfera incantata».

Ora, per il panettone il Natale sarà pure magico, ma proprio non lo è il Verbo che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi uomini: questo è un evento reale, l’uomo Gesù è realmente vissuto in Palestina in un luogo e in un momento storico precisi, come ha anche documentato il libro di Vittorio Messori, Ipotesi su Gesù (rigorosamente da leggere).

Non sembrerebbe, eppure quel binomio – “magico Natale” – fa danni seri, più di un film dichiaratamente anticristiano. Il suo messaggio arriva infatti al telespettatore in modo sostanzialmente “subliminale”, con poche possibilità di difesa da parte della maggior parte dei telespettatori. Soprattutto è dannoso per i giovanissimi, già confusi. Sentimentalismo e cristianesimo si amalgamano allora in una miscela che arriva a deteriorare anche la Pasqua: perché se Gesù è nato magicamente, non potrà poi certo risorgere realmente. Dalle favole dunque non si esce e così il gioco è fatto. Mi domando se pubblicitari e autori televisivi siano consci dei danni che arrecano. Credo di no: colpevole è soprattutto l’ignoranza religiosa dei più, un problema, questo, che ne dischiude altri, legati per esempio anche a un catechismo mai o poco frequentato.

Comunque non è finita: perché è già in arrivo la Befana, che per televisione e pubblicità è meno magica e più reale di Gesù. E la catastrofe (ho scelto l’aggettivo dopo un’attenta valutazione) s’ingigantisce.