Polonia, si aggrava la persecuzione dei media indipendenti
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La polizia ha fatto irruzione nell’ufficio del presidente di TV Republika, il più importante tra i media indipendenti dal governo Tusk, facendo una perquisizione senza mandato. Azioni simili sono state compiute contro altri giornalisti e testate. Nel mirino pure i politici dell’opposizione.
Il nuovo esecutivo polacco guidato da Donald Tusk si è insediato il 13 dicembre (2023), data che ai polacchi ricorda il giorno dell’introduzione della legge marziale, nel 1981, da parte del generale Wojciech Jaruzelski. E soltanto una settimana dopo è successo un fatto gravissimo che richiama appunto i tempi di Jaruzelski: il ministro della Cultura ha mandato la polizia nella sede di TVP Info per cacciarne i dirigenti. Questo inizio mostrava in che modo intendeva governare il nuovo premier polacco voluto da Ursula von der Leyen e da Berlino. Tusk voleva far diventare i media pubblici mezzi della sua propaganda, avendo già al suo servizio TVN (la televisione privata schierata apertamente con gli ambienti liberal di sinistra, antipolacca), Onet (il più grande portale Internet in lingua polacca ma controllato dai tedeschi) e Gazeta Wyborcza (giornale schierato contro gli ambienti conservatori, patriottici e cattolici).
Grazie alla mobilitazione della società e dei giornalisti che non volevano diventare “servi del regime”, si sono sviluppati tanti media indipendenti tra cui, la realtà più importante, TV Republika. Ma i media che smascherano la propaganda governativa e rompono il monopolio dei media filogovernativi sono diventati oggetto di varie forme di vessazione e anche di persecuzione dei loro giornalisti. C’è pure un aspetto economico nella faccenda. Tusk, che voleva chiudere la televisione pubblica e l’aveva messa “in liquidazione”, adesso, dopo che è diventata un potente mezzo di propaganda governativa, spende più di tre miliardi di złoty per mantenerla. Invece, i media indipendenti devono provvedere a sostenersi da soli. TV Republika funziona grazie alle donazioni di tantissima gente che ci tiene ad avere una fonte di notizie non sottomessa al governo. Purtroppo, TV Republika, malgrado un’audience di milioni di persone, ha delle difficoltà a procurarsi inserzioni pubblicitarie. Chi “osa” mettere la pubblicità su questa emittente viene minacciato dalle autorità: un metodo che assomiglia ad un ricatto mafioso per “affamare” TV Republika.
Per tanto tempo i giornalisti di TV Republika non sono stati ammessi alle conferenze stampa del premier. Tusk evidentemente non vuole sentire delle domande scomode. Ma la cosa più scioccante è che i giornalisti dei media indipendenti ricevono spesso minacce. L’anno scorso si è verificato un fatto sconvolgente: un agente del Servizio di Protezione dello Stato (SOP) ha minacciato un giornalista investigativo, Piotr Nisztor, per le sue pubblicazioni, dichiarando che gli avrebbe «spezzato le gambe», descrivendo nel dettaglio le torture pianificate e parlando persino di come nascondere il cadavere. È vero che successivamente l’agente del SOP è stato sospeso dal servizio, ma questo fatto dimostra le condizioni nelle quali lavorano i giornalisti indipendenti.
Di recente, si è registrata un'intensificazione delle attività di polizia contro i giornalisti di TV Republika e di altre testate. Tali interventi sarebbero stati compiuti con il pretesto di segnalazioni che indicavano, tra l'altro, situazioni inquietanti o pericolose nelle abitazioni private dei dipendenti di tali media. Si tratta di interventi di polizia privi di chiara giustificazione legale.
Lo scorso 15 maggio la polizia ha fatto irruzione anche nell’ufficio del presidente di TV Republika, Tomasz Sakiewicz, che in seguito ha rilasciato una dichiarazione: «Oggi, la polizia ha fatto irruzione con la forza nel mio ufficio a Varsavia, dove gestisco la mia attività da anni. Hanno picchiato e ammanettato la mia assistente. L'unico motivo di questo trattamento brutale è stato il fatto che lei ha chiesto agli agenti di identificarsi. Poi, senza alcuna autorizzazione e senza la presenza del proprietario, è stata effettuata una perquisizione. L'assistente è stata portata via e abbandonata in mezzo alla strada. Presentava evidenti ferite. Azioni simili sono state compiute contro altri giornalisti di Republika e contro altri organi di informazione per decine di ore». Va chiarito che gli agenti non avevano targhette identificative anche se averle sulla divisa è obbligatorio. L'assistente di Sakiewicz è stata ammanettata dietro la schiena (vedi foto in alto), una tecnica che si usa contro persone veramente pericolose. Un agente ha proceduto alla perquisizione dell'appartamento di sua iniziativa e senza mandato. Non è stato redatto alcun verbale né sono state fornite istruzioni su dove reperire informazioni sull'intervento. Gli agenti sono fuggiti, rifiutandosi di fornire i propri dati.
Poco dopo, in piena notte, alcuni agenti sono arrivati anche a casa di Sakiewicz a Cracovia. Vestiti in borghese, hanno mostrato a distanza i tesserini di riconoscimento alla tata dei bambini. Dicevano di cercare una persona con lo stesso cognome ma un nome diverso. Un altro evidente gesto intimidatorio verso la famiglia Sakiewicz. Azioni simili sono state compiute contro altri giornalisti di TV Republika e contro altre redazioni. Le autorità stanno usando il pretesto di anonimi e falsi messaggi d’emergenza, evidentemente ben pianificati, per fare irruzione nelle case dei giornalisti.
Commentando questi gravi fatti intimidatori Sławomir Cenckiewicz, già responsabile dell’Ufficio della Sicurezza Nazionale, si è rivolto a Tusk e al ministro degli Interni e dell'Amministrazione, Marcin Kierwiński, e a Tomasz Siemoniak, coordinatore dei servizi segreti, con l’appello a «non minimizzare questa serie di provocazioni che stanno colpendo da diversi giorni molte persone e TV Republika. La situazione attuale richiede una risposta chiara, non pubblica derisione o silenzio!». Cenckiewicz allude alla disgustosa campagna d’odio scatenatasi nei social media contro la malmenata assistente di Sakiewicz, presentata come sua amante o prostituta.
E le provocazioni continuano. La polizia si è presentata presso la sede di un'altra televisione indipendente, wPolsce24, e anche presso la residenza del presidente del partito Diritto e Giustizia, Jarosław Kaczyński. A seguito di una segnalazione anonima riguardante la presenza di esplosivi nel giardino della casa di Kaczyński, a Varsavia, una pattuglia di polizia si è presentata davanti alla sua abitazione per perquisire la zona circostante. E questo intervento della polizia va aggiunto alla lunga lista di provocazioni perpetrate contro l'opposizione. Ma questa è la Polonia della cripto-dittatura di Tusk.
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