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ISIS

Piccoli jihadisti crescono

L’Isis mostra in Congo immagini di bambini a significare che sono pronte nuove generazioni di jihadisti che continueranno a dare la caccia ai cristiani

 

 

Nell’est della Repubblica Democratica del Congo c’è viva preoccupazione per l’intensificarsi degli attacchi delle Allied Democratic Forces (ADF, Forze Democratiche alleate), il gruppo jihadista formatosi in Uganda, ma che da oltre 20 anni ha trasferito le sue basi in Congo. Le ADF dal 2016 sono affiliate all’Isis e nel 2019 hanno aderito all’Iscap, la Provincia dell’Africa centrale dello Stato Islamico. Sono attive soprattutto nelle province di Ituri e Nord Kivu. Migliaia di cristiani sono stati uccisi e rapiti dai jihadisti, decine di migliaia sono sfollati, in cerca di salvezza. Secondo le testimonianze raccolte dall’organizzazione non governativa International Christian Concern, dall’inizio di maggio quasi non passa giorno senza la notizia di altre famiglie cristiane che piangono dei loro cari uccisi. Un ulteriore motivo di preoccupazione e sconforto hanno suscitato le immagini diffuse dalle ADF in occasione dell’Eid al-Adha, la festa islamica del Sacrifico svoltasi il 26 e 27 maggio. Sono state scattate nelle basi dei jihadisti e molte mostrano dei bambini vestiti come dei piccoli terroristi. Accanto a loro si vede la nera bandiera dell’Isis, quella stessa che secondo lo Stato Islamico un giorno sventolerà in cima alla cattedrale di San Pietro, in Vaticano. “L’intenzione, nel far vedere che nelle loro basi abitano dei bambini, evidentemente è di dimostrare che il gruppo vivrà per molti anni, poiché ci sono dei bambini nati e cresciuti nel radicalismo e nell’indottrinamento che continueranno a imporre le regole di questi sistemi senza pietà” spiega Fiston Mahamba, un giornalista congolese free lance, e aggiunge: “la leadership centrale dell’Isis ha scelto di nascondere i volti degli adulti, che vengono spesso in missione in aree popolate, ma ha lasciato visibili i volti dei bambini perchè non vengono mai lasciati soli”. Il messaggio in effetti è una evidente minaccia: l’Iscap vivrà nel tempo grazie ai suoi bambini e le comunità cristiane non avranno scampo.