Perseguiteranno anche voi. Con Marta Petrosillo
Venerdì della Bussola con Marta Petrosillo, direttore editoriale del Rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre. La persecuzione dei cristiani è una Via Crucis che una parte della popolazione mondiale subisce sulla sua pelle.
Perseguiteranno anche voi titolo dell’omonimo libro di Marta Petrosillo (direttore editoriale del Rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre, Acs) è il tema in oggetto di questa puntata del Venerdì della Bussola, condotta da Stefano Chiappalone. La persecuzione dei cristiani è una Via Crucis che una parte della popolazione mondiale subisce sulla sua pelle, a motivo della sua fede religiosa. Il libro di Marta Petrosillo è stato pubblicato dieci anni fa. Cosa è cambiato da allora? «Sicuramente, espressione tangibile di come sia cambiata la persecuzione – risponde Marta Petrosillo - è l’evoluzione del jihadismo. In questi dieci anni si è spostato il suo asse: dieci anni fa i movimenti jihadisti erano soprattutto in Medio Oriente oggi sono proliferati in Africa. Fermo restando che restano criticità forti anche in Medio Oriente».
I cristiani non sono gli unici perseguitati, ma «c’è una persecuzione estensiva dei cristiani in molte aree del mondo. Nei 62 paesi di persecuzione e discriminazione i cristiani sono sempre fra i gruppi più presi di mira». È importante anche soffermarsi sui casi singoli, come la condanna di Jimmy Lai, in Cina. Sono importanti le storie dei perseguitati, sono loro stessi che chiedono che il loro dramma sia conosciuto, non vogliono essere dimenticati. Perseguitati e dimenticati è il titolo di un altro studio di Acs: «ci sono tantissimi esempi di coraggio, come i martiri della Libia, che hanno avuto la forza di pregare anche mentre venivano uccisi dai terroristi dell’Isis. Nel 2016 venne ucciso da un jihadista padre Jacques Hamel, in Francia, mentre celebrava la messa. Pensiamo anche a Shabaz Bhatti, ministro delle Minoranze del Pakistan, ucciso il 2 marzo del 2011, dai Talebani, per aver difeso Asia Bibi, cristiana condannata per blasfemia»
Marta Petrosillo racconta un altro caso personale: «A Washington, ho incontrato Miriam Ibrahim, cristiana sudanese, arrestata nel 2014 perché è di padre musulmano e per la legge sudanese, la sua fede cristiana (diversa da quella del padre) la rende automaticamente “apostata”. L’apostasia è un reato punito con la morte, in Sudan. Nelle carceri sudanesi è nata sua figlia Maya. Grazie alla pressione internazionale è stata liberata e vive negli Usa con la figlia Maya oggi 11enne. È stata una grande emozione incontrarla, con una figlia nata in carcere perché la madre non intendeva abbandonare la sua fede».
Le donne cristiane nei regimi islamici subiscono una doppia persecuzione, in quanto donne e in quanto cristiane. Petrosillo sottolinea che la persecuzione: «riguarda anche bambine piccolissime, rapite, violentate, convertite e costrette a sposare i loro rapitori». Le famiglie non possono contare sul sistema giudiziario. «In Egitto, ad esempio, una ragazza, Nadia, di 14 anni è stata rapita, i genitori sapevano esattamente dove fosse (spesso sono rapite da vicini di casa, o persone dello stesso quartiere), ma una volta contattato il “marito” suo rapitore, il marito ha presentato un certificato di matrimonio e di conversione. Anche se la legge vieta ai minori di convertirsi, basta un certificato di conversione all’islam per far sì che le forze dell’ordine non possano più intervenire».
Oltre all’islam, sono diverse le cause della persecuzione. «La causa che accomuna quasi tutti i paesi persecutori è l’autoritarismo – spiega Petrosillo – sono autoritari 52 su 62 Stati in cui registriamo persecuzione e discriminazione» Poi «Un secondo fattore scatenante è l’estremismo religioso, in particolare il jihadismo. Un terzo fattore è il nazionalismo etno-religioso che riguarda quegli Stati in cui la religione è intesa come parte costitutiva della nazione, e qui il caso più eclatante è l’India attuale». Infine, «Un quarto fattore, aggiunto in questo rapporto, è la criminalità organizzata. In Messico i sacerdoti sono uccisi dai cartelli della droga ed è in virtù dei nostri valori cristiani, della tendenza dei sacerdoti a difendere la popolazione dal narcotraffico, che vengono uccisi».
L’Africa è il continente in cui i cristiani sono sempre maggiormente perseguitati e il caso della Nigeria è emblematico «Nei 12 Stati del nord nigeriano, in cui la sharia è legge di Stato, le minoranze cristiane sono perseguitate dalle autorità. E da almeno quindici anni, si registra un problema importante di terrorismo jihadista. Negli Stati centrali si verificano attacchi ai cristiani, stanziali, da parte dei Fulani, allevatori nomadi, in gran parte musulmani. Gli scontri avvengono per motivi legati alla terra, ma negli ultimi anni si assiste a una strumentalizzazione jihadista da parte dei Fulani, armati sempre più pesantemente, che uccidono cristiani e musulmani più moderati. Terzo: nel sud della Nigeria, cresce l’azione della criminalità organizzata anche ai danni dei leader cristiani e della Chiesa».
In Europa possiamo stare tranquilli? «Non siamo immune da questa persecuzione. Papa Francesco parlava di una persecuzione gentile. Senza dubbio è in aumento in Europa la tendenza a voler relegare la religione a ambito solo privato. E a fare una classifica dei diritti, in cui la libertà religiosa passa in secondo piano». Che si tratti di licenziare il personale medico obiettore di coscienza, o di imporre nelle scuole un’educazione sessuale a cui i genitori non possono opporsi, in Europa la libertà di religione è sempre meno tutelata.
E le nuove tecnologie di intelligenza artificiale possono essere usate dai persecutori? «Lo sono già – spiega Petrosillo, facendo alcuni esempi - In Corea del Nord effettuano screenshot automatici dei cellulari, all’insaputa dei possessori. In Cina, le telecamere con riconoscimento facciale possono mostrare chi entra in un edificio in cui si trova una chiesa. In Pakistan sono in aumento le accuse di blasfemia via social network. I nuovi mezzi di comunicazione possono diventare strumenti di persecuzione».
Attilio Tamburrini (1946-2022), autore del primo rapporto Acs, metteva in guardia soprattutto noi occidentali: «anche le persecuzioni che si sono scatenate in aree culturali che non fanno parte dell’Occidente, un tempo cristiano – scriveva Tamburrini - dipendono a mio avviso da questa apostasia. Non ci sono più governi che, avendo a cuore la sorte delle minoranze cristiane, ne garantiscano la difesa e la protezione». «Attilio Tamburrini ha colto nel segno – commenta Petrosillo - è responsabilità di tutti noi garantire questo diritto, non dobbiamo limitarci a osservare quando vediamo quanto accade».
Ricordando anche quanto diceva papa Leone XIV, nell’omelia nella Cappella Sistina del 9 maggio: «Anche oggi non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti (...). Si tratta di ambienti in cui non è facile testimoniare e annunciare il Vangelo e dove chi crede è deriso, osteggiato, disprezzato, o al massimo sopportato e compatito. Eppure, proprio per questo, sono luoghi in cui urge la missione, perché la mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco».
- IL LIBRO di Marta Petrosillo: Perseguiteranno anche voi. La testimonianza cristiana nel mondo

