Per i transfughi della Fraternità è l'ora dell'Ecclesia Dei 2.0
Le consacrazioni episcopali compiute ieri a Écône non saranno prive di conseguenze anche all'interno della comunità lefebvriana. Secondo nostre fonti c'è già chi non se la sente di andare oltre e desidera tornare in comunione con Roma, confermando la necessità della struttura proposta dal cardinale Müller.
Écône, il giorno dopo. Consumato il secondo strappo, ripetendo il gesto compiuto nel 1988 dal fondatore mons. Marcel Lefebvre, la Fraternità San Pio X va incontro alle conseguenze. Nella prima, la scomunica latae sententiae, i neo-vescovi sono incorsi automaticamente assieme ai loro consacratori, al momento stesso di ricevere/conferire la consacrazione episcopale senza mandato pontificio. Un'altra conseguenza meno "misurabile" è il consolidarsi della separazione da Roma che perdura da quasi quattro decenni: più passa il tempo e più la percezione dell'anomalia si normalizza, facendone quasi un "dovere". Dopo l'autogiustificazione letta in assenza del mandato apostolico, nel comunicato emesso al termine della cerimonia la Fraternità «si rammarica sinceramente che, per il fatto che «a causa delle circostanze eccezionali, queste consacrazioni abbiano dovuto essere conferite senza l’autorizzazione del Santo Padre», rammaricandosi per qualcosa che loro hanno scelto di portare a compimento, respingendo al mittente (cioè al Papa) l'invito a tornare sui loro passi e a non lacerare la Tunica inconsutile di Cristo.
Uno strappo che può ripercuotersi anche all'interno della stessa Fraternità, dove il gesto compiuto ieri e annunciato da mesi deve aver definitivamente mandato in fumo le speranze di chi invece auspicava che presto o tardi si sarebbe comunque giunti a una regolarizzazione canonica. Conseguenza prevedibile ma secondo nostre indiscrezioni c'è già un piccolo gruppo di sacerdoti pronto a lasciare la Fraternità San Pio X – come del resto avvenne anche nel 1988 (dando origine all'epoca alla Fraternità San Pietro). Un gruppo che rende pertanto prioritaria la proposta avanzata dal cardinale Müller in concistoro di «di una commissione, sul modello dell'ex Ecclesia Dei , per consentire a coloro che hanno abbracciato questa posizione scismatica di ritornare alla piena comunione con il Papa». E che, proprio come la soppressa commissione Ecclesia Dei, potrà svolgere un ruolo di ricucitura e rassicurazione anche verso quelle realtà di "stampo" tradizionale che già sono in comunione con Roma ma che negli ultimi anni si sono sentite trattate un po' da... periferie.
