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Le Pen infrange l'ultimo tabù: il voto dei pensionati

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A nove mesi dalle elezioni in Francia i sondaggi attestano l'ultimo tabù infranto da Marine Le Pen: il voto di anziani e pensionati che negli ultimi trent'anni ha orientato i destini del voto presidenziale. 

Esteri 19_08_2026

C’è un dettaglio, nell’ultima tornata di sondaggi francesi, che vale più di tutti gli altri messi insieme: Marine Le Pen ha scavalcato ogni rivale persino nella fascia d’età che per trent’anni le è stata più ostile, quella dei pensionati. Non è un dettaglio da poco, se si considera che gli ultrasessantacinquenni sono il blocco elettorale più fedele alle urne e che sono sempre stati decisivi alle elezioni francesi: nel 2022 furono loro, in larga misura, a blindare la vittoria di Emmanuel Macron. Le rilevazioni demoscopiche, con tutti i loro limiti, non servono solo a fotografare rapporti di forza destinati a mutare, ma lo stato di salute del Paese.

Come spesso si ripete tra i sondaggisti, il diavolo si nasconde nei dettagli, soprattutto nelle analisi per categoria, dove emergono le tendenze principali. E quel «rompiamo con la tradizione» che arriva dagli anziani francesi è un segnale non trascurabile. 

Stando all’ultima rilevazione Ifop per Le Figaro e LCI, condotta il 7 e l’8 luglio, il giorno dopo l’annuncio della candidatura di Marine Le Pen — a seguito della sentenza del tribunale che ne ha ripristinato l’eleggibilità in appello — il Front National ha la qualificazione al secondo turno garantita, dove otterrebbe il 55% dei voti tra gli elettori francesi over 65 contro Édouard Philippe; il 56% contro Gabriel Attal e fino all’82% contro Jean-Luc Mélenchon. È questo il dato che non è stato approfondito finora. Mai prima d’ora, infatti, nonostante le sue esperienze come finalista alla corsa presidenziale per ben due volte, il partito con la fiamma è sembrato in grado di conquistare una tale posizione ad un anno dal voto. Mai è arrivato in testa al primo turno e mai ha saputo, finora, conquistare la maggioranza dell’elettorato più anziano. Nel 2022, per esempio, raccoglieva appena il 14% tra gli over 65 nelle intenzioni di voto.

Oggi, quel bacino elettorale, per decenni diffidente nei confronti dei Le Pen, un tempo roccaforte della destra repubblicana e poi rifugio del voto presidenziale per Macron, si è in buona parte riversato sul RN. Non si tratta di un’impennata improvvisa, bensì di una marea che sale lenta da anni.

Un segnale eclatante di questo cambiamento è dato dai sondaggi post-elettorali di Ipsos. Nel 2017, al secondo turno, Marine Le Pen otteneva il 30% tra i 60 e i 69enni, e il 22% tra gli over 70. Cinque anni dopo, nel 2022, queste cifre erano salite rispettivamente al 41% e al 29%, a dimostrazione dei suoi progressi in entrambe le fasce d’età, nonostante Macron rimanesse il candidato prediletto di quei segmenti demografici. 

Gli scienziati politici oltralpe sono divisi sull’interpretazione dell’inversione di tendenza. Per Luc Rouban, ricercatore del CNRS presso il Cevipof e autore del libro Le sorgenti nascoste del voto del RN (Presses de Sciences Po, 2024), questa impennata rappresenta «un punto di svolta». Il contrasto è tanto più evidente se si considera che la base elettorale di Macron è invecchiata tra il 2017 e il 2027. 

A far cambiare idea ai francesi stanno collaborando lo sfaldamento della cosiddetta destra tradizionale, l’orrore per il bilancio macroniano e una convergenza sempre più stretta tra le priorità dell’elettorato conservatore — sicurezza, immigrazione, identità -. Non dimentichiamo che a maggio 2017, il debito pubblico francese ammontava a 2.218,4 miliardi di euro, oggi, dopo dieci anni di Macron, ha toccato quota 3.536,1 miliardi con una variazione pari al +59,4%. E il 2027 sarà, poi, l’anno più delicato per la Francia perché la campagna elettorale coinciderà con una brusca accelerazione delle spese stimata da Opinion in circa 58 miliardi di euro (quasi due punti di PIL). Gran parte dell’aumento – interessi, pensioni, sanità, difesa e enti locali – sarà automatica, prima ancora di qualsiasi nuova decisione di governo. È proprio questo mix di crisi fiscale e vuoto politico a far sì, allora, che oggi Marine Le Pen non sia più percepita semplicemente come un megafono della protesta.

Ha contribuito a questa normalizzazione anche l’irruzione di Zemmour con Reconquête. Secondo Stéphane Fournier,  analista politico e direttore degli studi dell’istituto di sondaggi ‘Cluster 17’, che ad aprile 2025 ha redatto un rapporto per la Fondazione Jean-Jaurès sulla conquista del voto dei pensionati da parte del RN, Zemmour «ha finito per ricentrare il RN, rendendolo meno estremo agli occhi dell’elettore medio». Fournier distingue i baby boomer in due generazioni, a seconda che si siano formati prima o dopo Jean-Marie Le Pen: nei più giovani l’adesione al RN è più forte, mentre negli anziani pesava ancora lo stigma di Vichy e di antisemitismo del fondatore del Fronte. Oggi, quella memoria si affievolisce, grazie — a suo dire — alla lunga “de-demonizzazione” avviata da Marine quindici anni fa. Il riferimento è al programma riscritto pezzo per pezzo nell’ultimo decennio: dall’uscita dall’Ue alla riforma delle pensioni, archiviati per concentrarsi su identità e sicurezza, terreni su cui esiste, ormai, un ampio consenso trasversale visti i fallimenti della gestione Macron. 

Un altro dato che, ad ora, nessuno dei sondaggisti intende tenere in considerazione è poi il voto dei cattolici, e non solo. Macron aveva promesso una legge sul suicidio assistito durante la campagna elettorale per il suo secondo mandato all’Eliseo nel 2022. Il cambiamento normativo, insieme a quello dell’aborto in Costituzione, è uno dei più deleteri nella storia recente della Francia, ed è arrivato  forzando il parlamento. Il testo che ha sdoganato suicidio assistito ed eutanasia era stato bocciato tre volte dai parlamentari francesi, Macron impose la quarta rilettura, la fatale. Nel mentre, si sono opposti quasi tutti i giornalisti e gli intellettuali francesi di qualsiasi estrazione, gli esperti di cure palliative, i vescovi e 800.000 medici e operatori sanitari.
Chi può immaginare che tutto questo non avrà un peso politico trasversale?

A dare una spinta a Marine è stata anche la cronaca quotidiana pronta a dissolvere anche l’ultimo timore, quello più radicato tra gli anziani attaccati all’ordine pubblico: l’idea che un governo Le Pen significasse caos e rivolte. Le notti di tensione successive alla morte di Nahel, i disordini per le vittorie del PSG di questi anni, le continue rivolte delle no go zone francesi, hanno segnato l’opinione pubblica: la violenza e l’assenza, ormai, di coesione sociale con la fortificazione sempre più netta delle società parallele di matrice islamica, sono già realtà in Francia. Tocca scegliere chi dovrà mettere ordine.

A nove mesi dal voto, i pensionati restano la classe d’età più mobilitata alle urne e continueranno, con ogni probabilità, a orientare l’esito del ballottaggio. Del resto la storia recente parla chiaro: dal 1995 a oggi, solo François Hollande è riuscito a conquistare l’Eliseo senza la maggioranza di questo elettorato.