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NICARAGUA

Ortega abolisce le elezioni. Cristiani ancora più in pericolo

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Daniel Ortega getta la maschera, affermando che le elezioni non si terranno più in Nicaragua. Diventa così un dittatore conclamato, dopo 19 anni di presidenza. Repressione e persecuzione della Chiesa (ma il Vaticano tace). 

Esteri 23_07_2026
Daniel Ortega (AP)

Nicaragua, Ortega si toglie la maschera: le elezioni non sono più necessarie, per il bene del popolo, meglio evitare di votare.  “El pueblo unido no más será vencido”, in effetti per evitare anche il rischio che il popolo venga vinto, meglio evitare che voti e si esprima sui benefattori assoluti, i condottieri generosi, i protettori ineffabili: i tiranni Daniel Ortega e Rosario Murillo.

Nei giorni scorsi il tiranno comunista nicaraguense ha dichiarato che il Paese centroamericano non terrà più elezioni, eliminando così la possibilità di una sfida elettorale al termine del suo mandato, previsto per il prossimo anno, consolidando ulteriormente il potere che condivide con la moglie, «per il bene del popolo e per proteggere la democrazia del paese». Ortega, che detiene ininterrottamente il potere dal 2007 dopo un precedente mandato presidenziale negli anni ’80, ha presentato questa soluzione benevola come necessaria per evitare la vittoria dell'opposizione capitalista e le possibili influenze dei terribili “gringos” americani. «Qui non ci saranno più elezioni in cui possano tentare di impadronirsi del governo e del potere», ha affermato Ortega in un discorso tenuto domenica 19 luglio per commemorare la rivoluzione sandinista del 1979, in cui Ortega contribuì a rovesciare la dittatura autoritaria di Anastasio Somoza, sostenuta dagli Stati Uniti. «I giorni in cui i partiti sostenuti dagli yankee (Stati Uniti) e dai somocisti sarebbero tornati al potere sono finiti, mai più», ha aggiunto l’ottantenne tiranno.

L’anno scorso, come da noi descritto, Ortega aveva consolidato il proprio potere attraverso una serie di riforme costituzionali, tra cui la nomina di sua moglie, Rosario Murillo, a “copresidente” e l’estensione del mandato presidenziale a sei anni. Lui e sua moglie controllano praticamente ogni aspetto del governo, comprese le forze armate, gli squadroni della morte e il potere giudiziario. Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha accusato più volte il governo di Ortega e Murillo di aver trasformato il Paese «in uno Stato autoritario» e di violare sistematicamente i diritti umani. Ieri, mercoledì 22 luglio, dopo la protesta della OEA (Organizzazione degli Stati americani) e la durissima nota degli Usa, anche il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk,  ha condannato l’ulteriore deterioramento dei diritti civili e politici in Nicaragua, avvertendo che le misure proposte per escludere gli oppositori politici dalle elezioni aggraverebbero la già severa repressione del dissenso. «Le persone di ogni orientamento politico devono poter votare e candidarsi alle cariche pubbliche, in linea con gli obblighi internazionali dello Stato in materia di diritti umani», aggiungendo che il potere si sta concentrando sempre più nelle mani della copresidenza.  Lo spazio civico in Nicaragua è ormai «quasi chiuso», ha dichiarato Turk, aggiungendo che l’espressione indipendente di pensieri o opinioni viene sistematicamente repressa. Ha esortato le autorità a rilasciare almeno 46 persone che rimangono detenute arbitrariamente per motivi politici.

Nel frattempo, nulla si sà delle condizioni in cui si trova il vescovo cattolico Abelardo Mata, di cui abbiamo descritto l’arresto nelle scorse settimane.  La ricercatrice e promotrice del rispetto dei diritti umani Martha Patricia Molina ha denunciato la sparizione forzata prelato, ricordando che «la scomparsa forzata del vescovo Juan Abelardo Mata è una questione grave; si tratta di un crimine contro l’umanità commesso da agenti della dittatura di Ortega-Murillo. È scomparso da 19 giorni e i co-dittatori non hanno rilasciato ulteriori dichiarazioni al riguardo…Nessuno nella sua cerchia ha sue notizie, e la preoccupazione tra i laici e la Chiesa cattolica in generale è ancora maggiore a causa delle patologie di cui soffre, patologie che quasi certamente non vengono curate adeguatamente».

L’unica voce ancora una volta assente in questo coro forte e chiaro di proteste è quella del Vaticano, come se la Chiesa e i fedeli non fossero lambiti da questa feroce tirannia. Ed invece, come è noto, proprio l'eliminazione della Chiesa e delle sue voci autorevoli circa la Via, Verità e Vita incarnata in Cristo Gesù, vivo e presente compagnia e speranza è un obiettivo dichiarato dal governo tirannico di Ortega e Murillo. La Verità sull’uomo che la Chiesa testimonia e che l’ha resa promotrice della dignità, diritti e libertà i tutti, anche nelle scorse elezioni del 2021 finite nel sangue e nella repressione, rimane intatta anche nel silenzio insensato della Segreteria di Stato vaticana.