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ADOZIONI

Ora anche tre papà gay. E non è finita

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Il caso della proposta di un'agenzia in Illinois è la logica conseguenza dell'omogenitorialità e di un approccio alla genitorialità che considera solo l'affetto (peraltro tutto da verificare). Per cui possiamo ora aspettarci tutte le combinazioni possibili. Ma al bene del bambino non pensa nessuno.

Editoriali 12_10_2026

Più siamo meglio è. LifeLong Adoption è un’agenzia di adozione con sede nella cittadina di Crystal Lake in Illinois. L’agenzia ha proposto per l’adozione tre uomini omosessuali (nella foto) che sono legati affettivamente tra loro e che quindi si candidano a diventare tre papà. Questo il post:

«Vi presentiamo Adam, Adam e Zev! Dopo anni trascorsi a costruire una vita insieme, all'insegna dell'amore e dell'impegno, nello Stato di Washington, questi tre futuri papà sono pronti a condividere questo amore con un bambino. La loro casa è pervasa da calore, creatività e infinita curiosità, che spazia dalla preparazione di nuove ricette all'ascolto di dischi in vinile, dai progetti fai-da-te all'esplorazione del Pacifico nord-occidentale. Il loro sogno è quello di regalare a un bambino un'infanzia ricca di esperienze: avvistamento di balene, gite in traghetto, escursioni nella foresta pluviale e scoperta di nuovi luoghi in giro per il mondo.
Hanno trasformato la loro casa unifamiliare in un accogliente rifugio in un quartiere facilmente percorribile a piedi, vicino a parchi alberati, aree gioco e un grazioso centro cittadino con una gelateria e una biblioteca. Circondato da cinque nonni, zii, zie, cugini e amici intimi, questo bambino crescerà in un ambiente pieno d'amore e sostegno. L'adozione ha radici profonde nella sua famiglia: sia la madre che la zia di Adam sono state adottate, quindi sanno bene che le famiglie si formano in tanti modi meravigliosi».

Nel loro profilo personale i tre candidati così si presentano: «Cara futura mamma, sappiamo che una famiglia con tre papà potrebbe non essere quella che vi aspettate di incontrare pensando all'adozione, e sappiamo che la nostra famiglia è un po' fuori dagli schemi. Abbiamo trascorso anni a costruire una vita insieme, piena d'amore e impegno, e da tempo speravamo di condividerla con un bambino».

Non c’è da stupirsi: la poligenitorialità è la conseguenza inevitabile dell’omogenitorialità. Se la differenza sessuale tra i genitori è irrilevante per essere genitori perché l’importante è l’”amore” va da sé che anche il numero dei genitori è irrilevante perché tanto l’importante è l’”amore”. Anzi l’”amore” di due genitori vale meno di quello di tre “genitori” per ragioni meramente quantitative. E per logica tre “genitori” varranno meno di quattro “genitori” e così via in una gara al rialzo. Naturalmente è essenziale non discriminare i single: anche loro devono poter adottare al pari delle coppie o delle terne.

Se la proprietà essenziale della genitorialità è l’affetto – anche quello contro natura di carattere omosessuale – tutto il resto sono aspetti accessori: la differenza sessuale, il numero di genitori, l’età, le capacità genitoriali, etc. Non solo: ma chi ci dice che i membri della coppia o della terna devono essere per forza legati affettivamente tra loro? L’importante è che i genitori vogliano bene al bambino. Via libera quindi a coppie, trii o quartetti formati da amici o conoscenti o soci di associazioni per l’infanzia.

L’essere genitori si potrà declinare anche come mero volontariato. In questa prospettiva il bambino, sempre per il suo miglior interesse, potrà essere dato in prestito ad altre coppie o trii per poi tornare nella “famiglia” di origine al momento opportuno. Un bambino condiviso, un baby sharing dove ci saranno genitori di base ed altri aggiuntivi se ad esempio i genitori di base dovranno assentarsi per periodo di tempo da casa per motivi di lavoro o per farsi un viaggio di piacere senza l’ingombro del bambino adottato. Un concetto di adozione così elastico che ha liquidato – nel senso letterale del termine – la famiglia.

Ne deriva che questi aspetti accessori si potranno combinare tra loro e così potremo avere tre “genitori” di cui due uomini e una donna; quattro “genitori” con una coppia lesbica e una coppia eterosessuale o due coppie omosessuali o due coppie eterosessuali; una coppia affettiva con l’aggiunta di uno o più amici. Le combinazione sono infinite quante le aberrazioni che una menta allucinata potrebbe partorire.

Ovvio poi che in questa storia il benessere del bambino è sparito, fagocitato dagli interessi degli adulti. Si darà in adozione un bambino a questi tre signori per soddisfare il loro desiderio di sentirsi papà, non per soddisfare le esigenze naturali del bambino che pretendono, tra l’altro, di essere cresciuto da un padre e da una madre.

Curioso infine che questa idea della tripla paternità sia venuta in mente ad un trio di omosessuali e non di eterosessuali. Esattamente come era avvenuto nel 2017 in Colombia, dove tre omosessuali si erano inventati il “matrimonio” gay a tre. Forse che disordine chiama disordine?



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