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ALL'ANGELUS

«Ho un nodulo polmonare, mi opero». Il Papa lascia tutti col fiato sospeso

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Sorpresa per l'annuncio fatto durante l'Angelus: sarà operato in settimana al Gemelli e la convalescenza dovrebbe durare una settimana. Vicinanza dagli episcopati di tutto il mondo e dalle istituzioni italiane.

Ecclesia 12_10_2026

Leone XIV dovrà essere operato per un nodulo al polmone. È stato lui stesso a rivelarlo dalla finestra del terzo piano del Palazzo Apostolico, al termine dell'Angelus domenicale. «Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone», ha detto con voce serena. Prevost ha aggiunto che «i medici ritengono opportuno intervenire» e volendo seguire i loro consigli ha deciso di operarsi per toglierlo. 

L'intervento si terrà al Policlinico Gemelli, l'ospedale dei Papi ed è stato programmato per i primi giorni di questa settimana. Probabilmente Leone sarà ricoverato tra domani e dopodomani al decimo piano di quello che Giovanni Paolo II chiamava il «Vaticano III». La notizia ha sorpreso tutti e pare che Prevost ne abbia parlato soltanto al suo entourage prima dell'annuncio in piazza. Non ci si aspettava di rivedere un Papa ricoverato ad un anno e mezzo dalla malattia e dalla morte di Francesco. Specialmente questo Papa: eletto a meno di settant'anni, appassionato di attività sportiva, con una cartella clinica priva di precedenti rilevanti. Dalla Sala Stampa della Santa Sede ci si è limitati a far sapere che il recupero post-operatorio dovrebbe richiedere circa una settimana.

In effetti Leone ha dato modo di far capire di non volersi fermare dopo l'intervento e durante l'Angelus ha salutato un gruppo di pellegrini peruviani confermando di voler compiere il viaggio nel suo Paese d'adozione previsto a novembre. Un impegno gravoso visto che il viaggio apostolico toccherà l'America Latina per 12 giorni e oltre al Perù interesserà Uruguay e Argentina. 
Tra i prossimi appuntamenti del Papa ci sarebbe anche quello ad Assisi il 27 ottobre per la cerimonia di chiusura di un evento promosso dalla Comunità di Sant'Egidio nel 40° anniversario della giornata mondiale delle religioni mondiali a cui partecipò Giovanni Paolo II.

La notizia dei problemi di salute di Prevost ha fatto il giro del mondo. C'è stata un'ondata di affetto per lui a partire dalle istituzioni italiane con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che si è detta «rincuorata» dalla tranquillità e dalla serenità con cui il Papa ha parlato del suo intervento durante l'Angelus. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto un messaggio al Papa per dire che il popolo italiano gli è vicino.

Attestati di vicinanza sono arrivati dai vescovi di tutto il mondo: il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, monsignor Paul Coakley, si è augurato che «la mano dei chirurghi possa essere guidata da Gesù Cristo, il medico divino». Anche il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente dei vescovi italiani, ha diramato una nota in cui ha detto che «le Chiese in Italia si stringono con affetto filiale» attorno al Papa. In un messaggio il cardinale statunitense Raymond Leo Burke ha invitato a pregare per la salute di Leone. In particolare, il prefetto emerito del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica si è rivolto ai pellegrini del Santuario di Nostra Signora di Guadalupe a La Crosse e a tutti gli amici del Santuario chiedendo di «pregare, per intercessione di Nostra Signora di Guadalupe, per la salute di Sua Santità, e pregare affinché lo Spirito Santo guidi le mani dei chirurghi nella cura di lui».

Prevost non è il primo Pontefice ad ammalarsi poco dopo la sua elezione: c'è il precedente, ad esempio, di Leone XII che, eletto nel 1823, ebbe problemi di salute quasi immediatamente ma poi li superò e governò per altri cinque anni. 



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