• DIBATTITO

Non dimentichiamo le colpe del Pdl, un popolo c'è ancora

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Rispondere alle obiezioni di Stefano Fontana alla mia analisi pubblicata sul Foglio, non mi è difficile, perché mi trovo sostanzialmente d’accordo con quanto egli scrive, con la solita acutezza e schiettezza. Con qualche distinguo. Nel mio articolo, infatti, mi sono limitato ad esaminare solo una delle due parti in causa, il Pdl, e la sua crisi, senza parlare del mondo cattolico, e delle sue pecche, semplicemente per mancanza di spazio.


Ho scritto che, a mio modo di vedere, questo grande partito di centro destra non può che avere un riferimento culturale: la legge naturale, la dottrina della Chiesa. Altrimenti il centro destra non esiste, o è solamente un pensiero riguardo all’economia, al mercato, e nulla più; altrimenti si mette a ruota della sinistra, inarrestabile produttrice di ideologie e di utopie in prossima scadenza, e cerca di vivacchiare alla Gianfranco Fini: tentando di sdoganarsi ogni giorno di fronte ai poteri forti, sino a sposare le stesse posizioni della sinistra. Guadagnando così grandi spazi sui giornali ma perdendo i voti della gente. Nell’articolo citato sostenevo anche che il Pdl ha tradito l’elettorato cattolico: nominando un portavoce come Daniele Capezzone, per anni segretario radicale; rinunciando a battaglie ideali sulla Ru 486 e su ellaOne; emarginando personalità del mondo cattolico come Roberto Formigoni, che avrebbe aspirato, giustamente a dare un contributo al governo ecc. ecc…

Proprio di fonte a questa mia affermazione Stefano Fontana ha ritenuto giusto rilanciare: ma dove sono questi cattolici che votano in base ai principi non negoziabili? “Bisogna (tristemente ma realisticamente) riconoscere, ha aggiunto,  che l’insistente richiamo di Benedetto XVI ai principi non negoziabili non è (ancora) filtrato alla base del mondo cattolico. E, per dirla con maggiore chiarezza, non è ancora filtrato nella testa di molti vescovi”.


Queste affermazioni non contraddicono affatto le mie, bensì le completano. Per questo concordo, sebbene non del tutto. Perché, come scrivevo appunto nel citato articolo, il mondo cattolico attento ai principi non negoziabili che ha votato il centro destra alle elezioni del 2008 non sarà stato, quanto al numero, di ampiezza immensa, come giustamente nota Fontana, ma c’era, e di ottima qualità.


Se vogliamo era un embrione, una vita nascente ancora non del tutto completa, ma promettente. Una realtà, come scrissi nell’articolo sul Foglio, “che si sarebbe potuto espandere se solo si fosse voluto curarla, annaffiarla, sostenerla”. Questa breve proposizione può chiarire il mio pensiero: un Pdl intelligente avrebbe dovuto far leva sulle forze pro vita esistenti, lanciandole, sostenendole, anche finanziandole, persino appoggiandole nel confronto-scontro interno al mondo cattolico. Non certo illudendole, tradendole ed abbandonandole, come è avvenuto. Penso che anche su questo si possa essere tutti d’accordo.


L’unica differenza tra la mia ottica e quella di Fontana sta nella valutazione di quell’ “embrione” di mondo cattolico sensibile ai principi non negoziabili, che io forse sopravvaluto, ma che Fontana, a mio parere sottovaluta.  Mi spiego meglio: prima del 2008, cioè delle elezioni vinte dal centro destra, il mondo cattolico aveva dato alcuni forti segnali di vitalità, del tutto nuovi rispetto al passato. Il primo fu il referendum del 2005: ricordo di averlo vissuto, per scelta più di Giuliano Ferrara e di Dino Boffo, che mia, in prima linea, insieme a tantissimi medici, giuristi, giornalisti che hanno percorso l’Italia in lungo ed in largo, proponendo una certa visione della vita e della sua sacralità, in forte antitesi al pensiero nichilista della sinistra. Avevamo contro i giornali, le Tv, tutti i partiti di centro sinistra, alcuni esponenti importanti del centro destra, da Fini a Bocchino sino al ministro Prestigiacomo… Eppure possiamo ben dire che nelle città e nei paesi il monopolio degli incontri pubblici era nelle mani del fronte pro life. Ricordo ancora, per fare un solo esempio, il teatro di Sassuolo colmo, con 1000 persone, e il proprietario che ci diceva di non averlo mai visto così pieno da tanti anni… Quanta gente ho incontrato in quei giorni, carica, fiera, orgogliosa di difendere certi valori… Quanti giovani che parlavano di rispetto della vita, di famiglia, di amore coniugale, con convinzione! E quanti libri, opuscoli, volantini, sono spuntati improvvisamente da mille tipografie, da mille gruppi  e gruppuscoli sorti come funghi, quasi dal nulla. Non per caso si vinse quel referendum, Davide contro Golia, ed alla grande!


Poi c’è stato il Family Day del 2007: più di un milione di persone sono scese in piazza, contro i Dico del governo Prodi. Un milione di cattolici contro le scelte di un premier “cattolico”, almeno di nome. Una cosa mai vista! E quei manifestanti, ingiuriati sui grandi giornali come “familisti”, “fanatici”, “intolleranti”, erano orgogliosi di proclamare apertamente la bellezza della famiglia naturale, la responsabilità di fonte a Dio e al coniuge come opzione per la vita.


Possiamo veramente dimenticare tutto questo? Possiamo scordare che il centro destra fruì di questa effervescenza, di questa grande esperienza di vitalità, anche in termini di voti?


Non penso. Allora dobbiamo anche chiederci chi ha ucciso quell’entusiasmo, quegli instancabili convegnisti ed oratori del 2005, quella folla, festante, allegra, decisa, del Family day? Non posso che ribadire il mio pensiero: li hanno uccisi certamente quei politici che non li hanno saputi né voluti interpretare. Quelli che, una volta al governo, non hanno fatto nulla di concreto per la famiglia, e che sono addirittura giunti, vedi Rotondi e Brunetta, a riproporre i Dico contro cui un milione di persone aveva da poco manifestato.


Lo hanno ucciso, quell’entusiasmo, e qui non posso che concordare con Fontana, coloro che più di tutti avevano il dovere di curarlo, annaffiarlo, sostenerlo: quei cattolici, ecclesiastici o laici che fossero, che non hanno saputo o non hanno voluto valorizzare e fare crescere, in consapevolezza, organizzazione, maturità, quella vitalità nascente, quell’ancora confuso, ma ampio, sentimento di ribellione contro il nichilismo imperante.

Cosa ha fatto il Pdl? Nulla. I vescovi italiani, con pochissime eccezioni? Nulla!

E’ finita che il bambino è stato strozzato nella culla. Gli hanno tolto l’aria, l’entusiasmo, l’ingenuità, la sincerità, la meraviglia: con le manovre di curia e di palazzo, il desiderio del quieto vivere, il conformismo, il ponzio-pilatismo, le strategie politiche adottate da chi dovrebbe pensare soprattutto alle anime, alla loro salvezza eterna, e la mancanza di strategie politiche da parte di chi la politica la fa tutti i giorni…

Si era radunato un esercito, in modo quasi miracoloso, certo inaspettato, ma nessuno ha voluto mettersi alla testa; i più, soprattutto nel mondo ecclesiastico, non hanno voluto tenere alta la bandiera; chi invece l'ha presa in mano l'ha subito mollata o se ne è dimostrato indegno. 

Stupirsi se poi c’è stato il naufragio, la delusione, lo sconforto? Se quell’esercito che aspettava di essere istruito e guidato, per arruolare nuove forze, si è sciolto? Se nel mondo cattolico, i credenti “adulti”, gli amici di Pisapia, hanno ripreso vigore e sicumera? 


Rimane però, a mio avviso, una certezza: se quelle idee sui “principi non negoziabili” sono state capaci di smuovere così tanto la “morta gora” della politica e di creare entusiasmi in tanti cattolici abituati ormai alla sonnolenza spirituale e culturale delle loro parrocchie, allora possono tornare a farlo. Se c’è chi prende in mano la bandiera…

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