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Africa

Nigeria, la persecuzione dei cristiani assume molte forme

Monsignor Ugorji denuncia le recenti direttive dello stato di Imo riguardanti le scuole confessionali miranti a imporre su di esse un controllo autoritario

 

La Nigeria è uno dei paesi in cui i cristiani sono più duramente perseguitati. Ogni anno migliaia perdono la vita, uccisi dai terroristi islamici attivi nel nord est e nella fascia centrale del paese. La persecuzione però in Nigeria assume anche altre forme, preoccupanti sebbene non minaccino la vita dei fedeli. Un allarme arriva in questi giorni dallo Stato di Imo, che si trova nel sud del paese e non fa quindi parte dei dodici stati settentrionali a maggioranza musulmana della federazione che nel 2001 hanno adottato la legge islamica e in cui la vita dei cristiani è resa difficile da limitazioni alla libertà religiosa. Monsignor Lucius Iwejuru Ugorji, arcivescovo di Owerri, la capitale dello stato, il 4 settembre ha diffuso un comunicato in cui denuncia e critica severamente le direttive emanate di recente dal Commissario per l’Istruzione, Bernard Thompson riguardanti le scuole confessionali e private. Sono direttive, spiega monsignor Ugorji intervistato dall'agenzia di stampa Fides, che costituiscono una minaccia alla libertà accademica. “Un sistema educativo sano – scrive – si basa sulla collaborazione, sul dialogo aperto, sulla libertà accademica e sul rispetto reciproco tra amministratori, insegnanti, genitori e studenti. Al contrario l’attuale dirigenza del ministero dell’istruzione ha optato per un approccio dittatoriale e autoritario, caratterizzato da intimidazioni, soppressione delle voci dissenzienti e smantellamento delle procedure democratiche”. Particolarmente preoccupanti, secondo monsignor Ugorji, è la centralizzazione del controllo e della microgestione delle scuole missionarie e private: “tra queste, l'obbligo per le scuole cristiane dello Stato di Imo di osservare le festività islamiche, l'imposizione delle date di riapertura e chiusura degli istituti, la minaccia di misure punitive contro gli insegnanti che esprimono preoccupazioni professionali e l'obbligo di selezionare esclusivamente i libri di testo presenti nell'elenco di quelli approvati dal governo, con prezzi fissati unilateralmente dalle autorità”. Sono provvedimenti, ammonisce il vescovo,  che “non servono al meglio i nostri figli” e rischiano di creare “un clima di paura, coercizione, sottomissione e stagnazione intellettuale”.