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COMUNISMO LATINO

Nicaragua, Chiesa sotto attacco. Non è un caso unico

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In Nicaragua cresce la persecuzione contro la Chiesa. Prima vietano la Via Crucis, poi chiudono le università cattoliche, infine sciolgono la Caritas. Con una scusa o con l'altra il regime di Ortega sta sopprimendo la libertà di religione. Preoccupazione per il vescovo Alvarez, in carcere da febbraio. Il Nicaragua è solo la punta dell'iceberg.

Libertà religiosa 10_03_2023
I vescovi del Nicaragua

Il servitore del popolo Daniel Ortega non si ferma ma avanza nel suo tentativo di eliminare le tradizioni cristiane e imbavagliare la Chiesa. Dopo la condanna del Vescovo Rolando Alvarez (si veda La Bussola del 13 febbraio) la situazione è molto peggiorata in Nicaragua, ma sono molti i paesi socialpopulisti che assaltano Chiesa e popolo cristiano latinoamericano. Lo scorso 14 febbraio erano stati i Vescovi di tutta l’America latina (Celam) a pregare per il Vescovo Alvarez, nella cattedrale di San Salvador dove era stato ucciso nel 1980 san Oscar Romero. Dieci giorni dopo, il 24 febbraio, dopo il moltiplicarsi di attacchi pubblici di Ortega nei confronti della Chiesa Cattolica, era stato Silvio Báez, vescovo ausiliare di Managua in esilio negli Stati Uniti, a rispondere al tiranno, descrivendolo come un “criminale e corrotto…un dittatore che dà lezioni di democrazia” e che esercitando un potere illegittimo, critica e dileggia “l'autorità che Gesù ha concesso alla sua Chiesa".

Tra il 23 e 24 febbraio, Mercoledì delle ceneri, il Governo Ortega aveva deciso di vietare le’ Via Crucis’ nelle strade delle città del paese: la Via Crucis potrà svolgersi solo all'interno o nell'atrio delle chiese, al massimo e solo con permessi specifici, la processione potrà percorrere il perimetro esterno della chiesa, ma in questo caso non sarebbe garantita la sicurezza dei fedeli. Vi ricorda qualcosa che tutti noi abbiamo vissuto questo divieto? Qui però la Chiesa non è affatto supina ai voleri delle autorità.

Il 7 marzo, nuova aggressione alla Chiesa e al popolo cristiano, con la chiusura di due università legate alla Chiesa cattolica, private dello status giuridico per "non conformità" alle leggi. Il Ministero dell'Interno aveva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del paese la cancellazione dello status giuridico dell'Università Giovanni Paolo II, con sede a Managua e in altre quattro città, e dell'Universidad Cristiana Autónoma de Nicaragua (UCAN), con sede a León e in altre cinque città, a causa del “mancato rispetto degli obblighi previsti dalle leggi che le regolano", secondo la risoluzione firmata dal Ministro dell'Interno. Le due università "hanno ostacolato il controllo e la sorveglianza della Direzione Generale di Registrazione e Controllo delle Organizzazioni Non Profit" del Ministero, si legge nella risoluzione. Gli studenti saranno ‘accademicamente deportati’ in altre università, mentre i beni delle due università saranno trasferiti allo Stato. Ovvio esproprio proletario. Le autorità delle due università dovranno consegnare al Consiglio Nazionale delle Università (CNU) tutte le "informazioni su studenti, docenti, corsi, programmi di studio, database di iscrizione e voti (Registro Accademico)". “Profonda tristezza e impegno a mantenere i contatti tra l’intera comunità educativa universitaria”, sono i sentimenti presenti nel comunicato pubblicato su Facebook dalla Università Giovanni Paolo II. La stessa tristezza più volte apparsa in Italia dai professori del rivoluzionato, per ordine vaticano, Istituto Giovanni Paolo II.  Il regime nicaraguense ha approvato lo stesso martedì 7 marzo,  la cancellazione dello status giuridico di ‘Caritas Nicaragua’. La Caritas era legalmente registrata nel Paese dal novembre 1994, presieduta negli ultimi due anni da monsignor Sócrates Jirón, vescovo della diocesi di León e Chinandenga (nel nord-ovest del Paese).

Alla fine dello scorso anno, il CdA di Caritas aveva deciso di chiedere all’esecutivo lo scioglimento del suo status giuridico, viste le continue minacce ricevute e gli attacchi contro la Chiesa cattolica. La decisione di porre fine alle attività della Caritas è stata giustificata proprio dal Ministero degli Interni del Governo di Ortega dicendo che è stato uno "scioglimento volontario dei suoi membri". In questi ultimi giorni sono cresciuti anche gli allarmi e le preoccupazioni per la salute del Vescovo Alvarez, non solo l’organizzazione mondiale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, ma anche le Nazioni Unite hanno formalmente chiesto al Nicaragua di liberare il Vescovo Rolando Alvarez e tutti gli altri prigionieri politici. Le dichiarazioni riportate l’8 marzo dall'Agenzia di stampa cattolica Aciprensa, dalle quali emergono preoccupazioni anche sul luogo ed il trattamento disumano a cui sarebbe sottoposto il Vescovo Alvarez, fanno temere per il peggio.

La violenza di Ortega è però solo la punta di un iceberg di minacce, violenze ed intimidazioni che si vanno sempre più attuando da parte dei governi socialpopulisti e marxisti, spesso accolti in Vaticano come artefici esemplari del magistero sociale cristiano. Basti pensare ai Vescovi della Bolivia indagati dalla Procura Generale per esser sospetta complicità con il ‘colpo di Stato’ contro Evo Morales, ma in realtà solo perché hanno avuto il coraggio di protestare pubblicamente per l’indottrinamento abortista e gender che si  vuol introdurre nelle scuole. Per non parlare delle eroine cristiane: quella Cristina Kirchner, feroce promotrice dell’aborto in Argentina,  condannata per una “azione corruttiva sistematica statale senza precedenti” e la presidente honduregna Xiomara Castro che mercoledì ha legalizzato l'uso e la vendita della "pillola del giorno dopo", tra gli applausi di femministe e industrie abortiste. C’è da pregare e riflettere seriamente per il bene della Chiesa e la salvezza del popolo cristiano in America latina.