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ribelle

Muore Gaillot, vescovo rosso di una diocesi virtuale

Il "chierico rosso" fu rimosso dalla sua sede per l'attivismo più politico che ecclesiale. Oggi che l'eterodossia è una moda, passerebbe inosservato.

Borgo Pio 13_04_2023

È scomparso ieri a Parigi all'età di 87 anni, mons. Jacques Gaillot, protagonista della "contestazione ecclesiale" a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.

Jacques Gaillot fu nominato vescovo di Èvreux nel 1982 e vi rimase per 13 anni, fino alla rimozione sancita da Roma, dopo ripetuti appelli (e scontri con la stessa conferenza episcopale francese, che non era certo un covo di conservatori) affinché facesse il vescovo e non l'attivista politico. Soprannominato "il chierico rosso", balzò agli onori delle cronache per iniziative che spaziavano dalla lotta al nucleare, al sostegno all'intifada e in varie campagne che lo videro schierato insieme a militanti comunisti. Non poteva mancare il sostegno all'ordinazione di uomini sposati e la contestazione su vari aspetti della morale, fino alla benedizione di una coppia omosessuale avvenuta nel 1988.

Nel 1995 fu rimosso d'ufficio dalla sede di Èvreux e nominato titolare di Partenia: una sede estinta (come quelle solitamente assegnate ai presuli con incarichi di curia), che nel suo caso significava un pensionamento anticipato all'età di 60 anni. Gaillot fece di Partenia il simbolo e lo spazio virtuale del proprio attivismo, attraverso un sito web che all'epoca ne fece anche un pioniere della contestazione digitale. Sul web il presule portava avanti tutti i punti dell'agenda progressista, eutanasia compresa. Nel 2015 ebbe un colloquio fraterno con papa Francesco – che però non era abbastanza progressista per lui in tema di omosessualità.

Il nome di Gaillot era ormai poco noto al grande pubblico. Da lunghi anni lontano dai riflettori, aveva deciso e annunciato la cessazione del "ministero" virtuale su Partenia al compimento dei 75 anni canonici, pur facendo l'opinionista di HuffPost. Ma forse il suo nome ai più dice poco anche perché, se al tempo del suo episcopato (sotto il pontificato giovanpaolino), un vescovo "ribelle" faceva sempre notizia, oggi l'eterodossia è diventata così di moda che per distinguere i contestatori odierni li si fa cardinali...