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SOLITO COPIONE

Malta, il caso-grimaldello per liberalizzare l’aborto

I socialisti maltesi al governo tentano di sfruttare il caso della turista americana Andrea Prudente per introdurre norme pro aborto. Eppure le testimonianze in tribunale smontano la propaganda abortista, mostrando che i medici dell’isola hanno agito bene. Ma si ripete il copione mortifero seguito in altri Stati.

Vita e bioetica 13_01_2023

Il 6 gennaio scorso è stata diffusa la testimonianza in tribunale dei medici della clinica Mater Dei che si sono occupati di Andrea Prudente, la donna americana evacuata in Spagna con un volo speciale, lo scorso giugno, per abortire e che ha denunciato il Governo di Malta per non aver potuto abortire il suo bimbo di 16 settimane che, a suo dire, era morto nell’utero, facendole così rischiare la vita. Il caso di Andrea Prudente e del suo compagno Jay Weeldreyer, in vacanza a Malta proprio per festeggiare la successiva nascita della loro bimba, era balzato all’attenzione internazionale e aveva spinto le multinazionali dell’aborto e la stampa mondiale a chiedere una pronta introduzione dell’aborto sull’isola.

Il primo ministro socialista Robert Abela ha preso spunto proprio dalle vicende e dalle polemiche sul caso Prudente, per giustificare la modifica della legge antiaborto sinora in vigore e spingere per l’approvazione degli emendamenti pro aborto. Il caso giudiziario non è ancora chiuso, ma alcune conclusioni si possono già trarre. Abela, che aveva detto persino dinanzi al Papa che mai e poi mai avrebbe legalizzato l’aborto, dovrebbe rispondere ad alcune domande.

Per iniziare, quattro consulenti medici hanno testimoniato che Prudente non è mai stata in pericolo di vita, nonostante le complicazioni; la bimba che portava in grembo, anche secondo il consulente della signora Prudente, Alberto Vella, aveva quasi l'80% di possibilità di sopravvivenza, dati confermati anche da Yves Muscat Baron, il primario di ostetricia e ginecologia della clinica Mater Dei dove la turista americana era stata ricoverata d’urgenza. La decisione di curare i disturbi della signora Prudente con antibiotici è stata presa da un team di medici ed esperti del reparto e il monitoraggio della degente è stato continuo e regolare. Tre mesi prima, come hanno testimoniato i medici della Mater Dei in tribunale, una gestante con la stessa problematica della signora Prudente è riuscita a superare le difficoltà e, successivamente, a far nascere senza complicazioni un bambino sano.

La decisione di abortire, per la Prudente, è stata presa basandosi sul 20% di possibilità di fallimento delle terapie antibiotiche. Abela, la sua compagine socialista e le organizzazioni pro aborto anglosassoni e americane, che si sono da pochi anni installate nell’isola, continuano ad affermare che è necessaria una nuova legge per evitare che il caso Prudente si ripeta. Ma cos'è che non vogliono che si ripeta? Stando alla testimonianza dei giorni scorsi, i medici hanno fornito a Prudente un'assistenza di alta qualità, hanno fatto il possibile, seguendo le migliori procedure mediche e le leggi in vigore nell’isola. Tra l’altro, la nuova legge che il primo ministro e la cricca omicida abortista vuol far approvare non si applicherebbe alle gravidanze vitali, come quella del bimbo portato in grembo dalla signora Prudente; o, forse, i socialisti al governo stanno affermando nei fatti che con la nuova legge i medici potranno/dovranno interrompere una gravidanza anche quando ci saranno l'80% di possibilità di sopravvivenza del bimbo e nessun pericolo reale per la mamma? In questo caso, con la scusa del fantomatico e medicalmente inesistente “caso Prudente”, i socialisti non stanno in realtà dando il la alla liberalizzazione tout court dell’aborto, in ogni fase e per ogni ragione accampata dalla madre?

I medici “pro-choice” (di cui abbiamo già illustrato in passato sulla Bussola le aderenze con diverse multinazionali americane e inglesi) e in particolare l’attivista Isabel Stabile hanno esagerato sui pericoli per la salute della sig.ra Prudente, ma il team dei quattro medici e consulenti della Mater Dei, affidandosi al proprio giudizio e alla scienza medica, non ha ascoltato le sirene abortiste, dimostrando che il sistema sanitario maltese, inclusi i reparti di ginecologia e ostetricia dell’isola, funziona benissimo. È chiaro, crediamo alla buona fede, che la sig.ra Prudente fosse sinceramente convinta che sua figlia non avesse alcuna possibilità di sopravvivere. Chi l’abbia convinta di questa assurdità è da verificare, ma molti indizi conducono a coloro che in questi mesi hanno fatto di tutto per strumentalizzare la vicenda drammatica che ha portato alla morte di una bimba di 16 settimane e che vogliono in realtà legalizzare definitivamente l’aborto nell’unico Paese dell’Unione Europea che lo proibisce, così come ha chiesto a dicembre scorso il commissario dei Diritti Umani del Consiglio d’Europa, la sorosiana Dunja Mijatović.

Vanno considerati anche gli interessi commerciali delle organizzazioni come Doctors for Choice che si vantavano, ad inizio 2023, della “straordinaria” crescita della commercializzazione illegale delle pillole abortive provenienti da Regno Unito e USA. Nel frattempo, a seguito delle sconcertanti e sincere testimonianze dei giorni scorsi, i Medici per la Vita dell’isola hanno esortato i parlamentari a tenere conto di quanto emerso in tribunale quando nei prossimi giorni si discuterà l'emendamento alla legge sull'aborto.

Nelle sue parole di fine anno, il presidente della Repubblica, George Vella, ha auspicato una seria riflessione in Parlamento e ribadito la possibilità di non firmare e dimettersi in caso venga definitivamente approvata una norma che liberalizzi l’aborto.

A Malta si consuma il complotto pro aborto come da copione, lo stesso già usato in Irlanda dal 2010 in poi e che si attende di applicare in Polonia se i conservatori dovessero perdere le elezioni.