• MILITARI IN RIVOLTA

Macron e Biden: arriva l'opposizione dell'esercito

Militari in rivolta per salvare la democrazia e l’onore patrio. Accade in Francia e negli Stati Uniti d’America, paesi nei quali centinaia e migliaia di generali e ufficiali delle forze armate, in carica ed in pensione, scrivono pubblicamente ai rispettivi Capi di Stato per chiedere di restaurare ordine e rispetto dei valori costituzionali. Sotto accusa i cedimenti di Macron all'islamismo e di Biden al Social-marxismo. 

Militari in rivolta per salvare la democrazia e l’onore patrio. Accade in Francia e negli Stati Uniti d’America, paesi nei quali centinaia e migliaia di generali, ufficiali delle forze armate, in carica ed in pensione, sostenuti da decine di migliaia di cittadini, scrivono pubblicamente ai propri Capi di Stato e Parlamenti per chiedere di restaurare ordine, amor patrio, rispetto dei valori costituzionali. In Francia, come descritto a fine aprile, tutto è iniziato con la lettera pubblica di 19 generali dell’esercito in pensione al Presidente Macron. Al silenzio presidenziale e alle critiche e minacce del Governo e dei partiti della sinistra francese, una nuova lettera scritta da militari in carriera lo scorso 4 maggio, è stata pubblicata su ‘Valerus Actuelles’.  

La sostanza è chiara, i militari in carriera intendono sostenere la denuncia dei loro generali in pensione, sostenerne il loro grido di allarme e sono determinati ad andare avanti con la loro iniziativa, chiedono solo di non rivelare la propria identità. Se la prima lettera dei generali in pensione ha raccolto in 15 giorni più di 25.000 adesioni di commilitoni a riposo, per nulla scoraggiati dalla minaccia di punizioni, la nuova lettera già il 5 maggio ne ha raccolte nel primo giorno 28.000.

Il seguente Martedì 11 maggio la redazione di ‘Valerus Actuelles’ decideva, con il consenso dei militari firmatari, di chiedere firme on-line a tutti i cittadini francesi e scoppia il ‘boom’: martedì alle 18 erano 1.969.426 i visitatori unici della pagina della lettera e 249.989 firme, ad oggi i numeri potrebbero essere raddoppiati. Che si dice in questa lettera dei militari in servizio attivo indirizzata a Marcon e al Parlamento e ormai popolarissima tra i cittadini francesi? Si difendono con orgoglio i generali in pensione: «Si sono guadagnati il nostro rispetto…sono le migliaia di servitori della Francia, firmatari di una lettera del buon senso, soldati che hanno dato i loro anni migliori per difendere la nostra libertà, obbedendo ai vostri ordini…la loro unica colpa è quella di amare il loro paese e di piangere il suo visibile declino. Uomini e donne, militari attivi di tutti i gradi, di tutte le sensibilità, noi amiamo il nostro paese. Questa è la nostra unica pretesa di fama. E se non possiamo, per legge, esprimerci apertamente, è altrettanto impossibile per noi rimanere in silenzio. In Afghanistan, Mali, Repubblica Centrafricana e altrove, molti di noi sono finiti sotto il fuoco nemico. Alcuni hanno perso dei compagni. Hanno offerto la loro pelle per distruggere l'islamismo a cui state facendo concessioni sul nostro suolo».

Poi i militari si scagliano contro la politica: «Vigliaccheria, inganno, perversione: questa è la nostra visione della vostra gerarchia. L'esercito è, al contrario, il luogo dove diciamo la verità perché impegniamo la nostra vita».

La sostanza è chiara e il malessere sociale pretende una risposta politica che sia altrettanto efficace e seria. Invece Macron, la sua maggioranza, il suo Governo e i partiti di sinistra evitano di affrontare la realtà cruda della situazione civile della Francia, si dedicano a politicizzare lo scontro ed addirittura propongono una modifica radicale delle prefetture e delle funzioni dei loro funzionari, pilastro della amministrazione pubblica del paese dai tempi di Napoleone.

A causa di tutto ciò, il 14 Maggio il canale Europe1 e l’agenzia AFP pubblicano una lettera di 93 ex poliziotti di ogni ordine e grado, indirizzata al Presidente della Repubblica, ai ministri e ai deputati, un "appello per una risposta nazionale" che ha già raccolto 35.000 adesioni. La loro lettera è in linea con le due missive pubblicate recentemente da militari attivi o ex militari che denunciano l'inazione dei poteri pubblici di fronte a "insicurezza e comunitarismo" e chiedono di "fare tutto il possibile per porre fine alla grave situazione che la Francia sta vivendo in termini di sicurezza e di pace pubblica".

Il direttore generale della polizia nazionale Frédéric Veaux ha risposto sorvolando sui problemi posti e accusando i firmatari di disgregare l’istituzione. Non diversamente da ciò che sta accadendo in Francia, negli USA sono i 124 generali ed alti ufficiali dell’esercito USA che hanno scritto al Presidente, al Congresso lo scorso 11 maggio (lettera pubblicata dal giornale web liberale Politico.usa) per denunciare la “politicizzazione dell’esercito”, l’erosione dei principi Costituzionali, la incapacità del Presidente Biden di guidare il paese nelle scelte di politica interna ed estera. I militari Usa hanno anche promosso un proprio sito web, Ufficiali della bandiera per l’America per condividere preoccupazioni e chiamare i cittadini a prendere iniziative. Si dice nella lettera: «La nostra nazione è in grave pericolo. Siamo in una lotta per la sopravvivenza della Repubblica Costituzionale come in nessun altro momento dalla nostra fondazione nel 1776. Il conflitto è tra i sostenitori del socialismo e del marxismo contro i sostenitori della libertà costituzionale e della libertà».

Nella lettera si sostengono le misure che molti Stati stanno approvando per garantire l'integrità delle elezioni e si denuncia l'amministrazione Biden che «ha lanciato un assalto in piena regola ai nostri diritti costituzionali in modo dittatoriale con oltre 50 ordini esecutivi» e con «le azioni di controllo della popolazione, come la chiusura di scuole e imprese, e più allarmante, la censura della libertà di espressione scritta e verbale, tutti assalti diretti ai nostri diritti fondamentali».

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