L'Ue e il Campo Largo vogliono più tasse sul patrimonio
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Di nuovo la tassa patrimoniale, sulla successione e sulle donazioni. Lo chiede il Campo Largo che si ispira ad uno studio della Commissione Europea sulla redistribuzione della ricchezza. Vecchio tic della sinistra che disprezza il diritto di proprietà.
Se c’è una politica su cui i partiti del Campo Largo della sinistra si trovano d’accordo, questa è la tassa patrimoniale. Possono essere agli antipodi su tutto: sicurezza, difesa, politica estera, giustizia, ma sulla patrimoniale Nicola Fratoianni la pensa come Elly Schlein e come il Movimento 5 Stelle, chi più esplicitamente chi più implicitamente, chi lo fa dire ai militanti pur tacendo di suo, chi con libri-manifesto e altri con interviste, alla fine convergono.
A dare il là al dibattito sulla patrimoniale, stavolta è stato Nicola Fratoianni (Alleanza Verdi Sinistra) che in un’intervista pubblicata domenica su Il Manifesto dichiara la sua soluzione alla disuguaglianza: «Noi diciamo una patrimoniale sulle grandi ricchezze, ma ci sono anche proposte che riguardano le successioni. La parola patrimoniale spaventa qualcuno? Siamo pronti a discutere con gli alleati delle possibili ricette, il tema è come correggere l’inaccettabile concentrazione della ricchezza». Ovviamente è sulla stessa linea anche il suo collega di partito Angelo Bonelli.
Chiara Appendino, già sindaca di Torino e vicepresidente nazionale del Movimento 5 Stelle, è anche lei esplicita su cosa tassare, in caso torni al governo: «la patrimoniale è sicuramente una misura progressista» e quindi «il Movimento non può sottrarsi. In Europa ci sta lavorando il nostro Tridico, ma non basta delegare a Bruxelles, dobbiamo farlo anche qui».
Elly Schlein, segretaria del PD, lo aveva già scritto nel 2022, nel suo libro-manifesto La nostra parte: un prelievo di qualche decimale o di qualche punto percentuale solo su grandi patrimoni superiori a 500.000 o 1 milione di euro. E soprattutto vuole rivedere la tassa sulle donazioni e sulle successioni. La Schlein invoca soprattutto «una tassazione europea sulle persone che hanno milioni a disposizione». E su questo punto trova una sponda formidabile nella Commissione di Bruxelles.
In aprile, infatti, è stato pubblicato lo Studio sulla tassazione del patrimonio, comprese le imposte sul patrimonio netto, sul capitale e di uscita (exit tax), redatto per conto della Commissione europea, Direzione generale della Fiscalità e dell’Unione doganale (DG TAXUD). Lo studio parte dal presupposto che si debba risolvere urgentemente un problema di grave disuguaglianza sociale in tutta Europa: «l’1% più ricco dell’Ue ha aumentato la propria quota del patrimonio totale delle famiglie più rapidamente rispetto alle controparti a livello globale. Questa tendenza è degna di nota perché le quote di ricchezza delle fasce più abbienti a livello globale si sono stabilizzate negli ultimi anni, mentre l’Ue continua a registrare una tendenza al rialzo. Questi modelli sottolineano il contesto economico più ampio del presente studio: la concentrazione della ricchezza sta diventando una caratteristica strutturale del panorama economico europeo, sollevando interrogativi su come i quadri fiscali esistenti possano garantire l’equità».
Lo studio lamenta inoltre l’inefficacia delle attuali tasse del patrimonio. Perché le considera troppo blande: «Le entrate sono spesso diminuite nel lungo periodo, nonostante l’aumento del patrimonio privato. La relazione attribuisce questo andamento all’impatto cumulativo di soglie elevate, sgravi ed esenzioni estesi, regimi preferenziali e, in alcuni casi, aliquote in calo». Si suggerisce di colpire maggiormente i patrimoni, le eredità e le donazioni: «Questi modelli rafforzano la tesi a favore della tassazione delle eredità e delle donazioni come mezzo per aumentare il gettito da una base imponibile in crescita e per affrontare sia la disuguaglianza di ricchezza che le posizioni di partenza inique nella vita». E si condanna chi fa sconti e concede esenzioni. Scrive il rapporto che «… la base imponibile effettiva è spesso ristretta. Ampie esenzioni, generose detrazioni personali, regole di valutazione favorevoli e sgravi sostanziali per beni specifici, in particolare le attività aziendali a ristretta base azionaria e le abitazioni di proprietà, fanno sì che gran parte del patrimonio ereditato, specialmente nella fascia più alta della distribuzione, sia tassata in misura minima o non lo sia affatto».
E se qualcuno prova a trasferire i capitali all’estero, ecco che lo studio della Commissione suggerisce di introdurre e applicare una exit tax: «Le exit tax si applicano alle plusvalenze non realizzate maturate durante la residenza quando i contribuenti o i beni si trasferiscono all’estero. Servono principalmente a proteggere la base imponibile delle plusvalenze nazionali».
In questo modo la Commissione Europea suggerisce che un patrimonio sia solo fonte di disuguaglianza sociale e sia un bene solo se redistribuito. Lo studio dell’Ue, come la sinistra italiana, dimostra di credere ad una falsa dicotomia fra patrimonio e reddito da lavoro. Anche il patrimonio è quasi sempre un reddito da lavoro, accumulato dalle generazioni precedenti e trasmesso alle successive.
La tassa sul patrimonio, soprattutto, implica il disprezzo del diritto di proprietà. E non a caso lo studio si conclude ponendo il tema della compatibilità fra questo tipo di tassazione e le Costituzioni degli Stati membri. Notevole che anche il movimento dei capitali, principio cardine della Comunità Europea, non debba sfuggire alla tassazione nazionale, negando alla radice l’idea di una competizione fiscale. “Stai fermo, fatti tassare” sembrano suggerire gli autori. E il Campo Largo è il primo ad accogliere questo suggerimento.

