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L'Occidente difende il burqa ma l'Oriente lo mal sopporta

L'ex ministro deggli Esteri inglese è sotto accusa per aver espresso il suo personale parere sul burqa. Ma fu Khomeini a rendere il velo obbligaorio, pagando le famiglie islamiche in Francia affinché lo portassero come segno del rifiuto dell'identità occidentale. Il paradosso è che oggi le donne orientali creano spazi per potersene "liberare".

Libertà religiosa 17_08_2018

Come la Nuova BQ ha raccontato, l'ex ministro degli Esteri inglese, Boris Johnson, è alle prese da una settimana con una pioggia di polemiche per aver scritto sul Daily Telegraph, giornale bastione della stampa inglese, un pezzo di commento alla decisione della Danimarca di bandire, per legge, niqab e burqa. Eppure Johnson ha esaminato la faccenda del velo esattamente con lo stile del "liberal tollerante" - come fa notare lo Spectator - , volendo solo aggiungere che a lui non piace. E dopo le accuse di fascismo e razzismo, ora Boris è sotto indagine dal suo stesso partito. 

Ma sebbene le dichiarazioni incriminate dimostrino una scarsa conoscenza dell'argomento, il velo islamico non è paragonabile a nessun altro simbolo religioso: perché non lo è e perché nasconde l'identità di chi lo indossa. Lo hijab, il niqab e qualsivoglia altro modello di copertura islamica, storicamente, non hanno mai rappresentato un dogma nella religione di Allah. C'è stato un tempo in cui, infatti, per le stesse strade lungo le quali oggi è difficile trovare una donna senza chador o niqab, la si poteva vedere vestita esattamente "all'occidentale". E la cosa è visibile anche nelle foto che immortalano un Osama bin Laden ragazzino insieme alle compagne di scuola in gonna e con i capelli sciolti sulle spalle. 

Poi Khomeini, alla vigilia degli anni '80, iniziò con l'abrogare l’illuminato diritto di famiglia promulgato dallo Scià, e in breve fece dello chador la "bandiera della rivoluzione". E in quel velo incise la forma sublime del rifiuto: il rifiuto dell'identità occidentale, dell'assimilarsi. Le donne islamiche dovevano, come devono, apparire diverse da quelle occidentali, ed è il motivo per cui nel 1989 le organizzazioni musulmane iniziarono a pagare ogni trimestre le famiglie islamiche in Francia perché le loro figlie indossassero il velo a scuola. Il velo nasconde in sé una costrizione e ragioni politiche.

Se così non fosse le donne - solo per esemplificare - in Kurdistan non avrebbero investito per aprire un ristorante per sole donne e in cui si può mangiare anche senza indossare il velo. "Luxury Time" è il ristorante nella città curda di Erbil, dove "non ci sono porzioni a misura d'uomo", ironizza Tara Mohammed Ihssan, l'imprenditrice che ha investito nel progetto. "Stanca delle molestie", una 23enne irachena ha così aperto nella regione autonoma del Kurdistan il primo ristorante "per sole donne", a fine luglio. "Dalle nostre parti, passare del tempo fuori casa non è affatto carino se sei donna: tutti ti fissano e ti spogliano con gli occhi. Per non parlare di chi non indossa il burqa, ma solo lo hijab. Perciò ho sempre pensato di fare qualcosa del genere per me e per le altre ragazze, nella speranza di avere un po' di pace", ha aggiunto la giovane imprenditrice. 

Il ristorante sembra uno dei tanti in cui potresti entrare a Londra o a New York. Occidentale nei menu, occidentale nel design e nell'arredamento, occidentale come sembrano le donne che vi entrano svestendo gli abiti quotidiani, occidentale come la possibilità di cenare senza velo. Ma gli interni eleganti e moderni del ristorante, con lampadari pendenti e divani colorati, hanno attirato l'attenzione indesiderata di uomini che vorrebbero sedersi anche loro ai tavoli per sole donne. Ed è il motivo per cui, dopo qualche giorno, al ristorante si sono muniti di porte di sicurezza. D'altronde esistono locali, in quella parte di mondo, il cui ingresso è interdetto alle donne e non perché gli uomini si sentono violentati dal gentil sesso.

E' così, insomma, che vanno le cose. In Occidente ci si scandalizza perché qualcuno dice che quel velo è brutto, in Oriente si creano spazi in cui ci si possa liberare da quello stesso velo.