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L'occasione per fermare il ddl Zan, centro-destra alla prova

Sembra spirare un’aria di “solidarietà nazionale” nel nostro Paese. Oggi si guarda al cosiddetto governo istituzionale, guidato da personalità di alto profilo: e così l’ex presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Mario Draghi ha ricevuto da Sergio Mattarella l’incarico di formare un nuovo governo.

Un senso di bismarckiana Realpolitik induce a ritenere che le elezioni restino per il momento un’ipotesi dell’irrealtà, non foss’altro che per il noto principio di autoconservazione dei numerosi deputati e senatori “miracolati” che oggi godono – e domani mai più – di uno scranno in parlamento. Tralasciando ogni considerazione nel merito della scelta di Mattarella, il fatto che non si voti resta un dato ineludibile con il quale occorre fare i conti.

Come si comporterà l’attuale opposizione rispetto ad un eventuale governo istituzionale? Ci sono solo tre possibilità. La prima è quella dell’Aventino, soluzione che non ha mai portato bene. La seconda è quella di un coinvolgimento diretto nell’Esecutivo. La terza è quella del cosiddetto appoggio esterno, che ripercorre la formula andreottiana del «governo della non sfiducia». Vedremo cosa farà il centrodestra.

Ma c’è un aspetto che ci sta particolarmente a cuore: la questione cosiddetta identitaria, ovvero quella relativa ai princìpi, valori e ideali ritenuti non negoziabili. È evidente che l’opposizione dovrà dare una prova di serietà nel caso in cui decidesse di sostenere in qualunque modo il governo istituzionale. La prova consisterebbe in un impegno pubblico e formale a condizionare l’azione politica del prossimo esecutivo sul fronte delle iniziative di legge a impronta ideologica. Pensiamo, per esempio, alla sciagurata e liberticida proposta normativa in tema di “omolesbotransginecofobia” – il noto DDL Zan –, alla proposta di legalizzazione dell’utero in affitto, alla proposta di legalizzazione dell’eutanasia, alla proposta di legalizzazione della cannabis, e via elencando.

Nella scelta se appoggiare o meno un governo istituzionale non sarà sufficiente una valutazione basata esclusivamente su questioni di carattere economico-finanziario. Occorrerà anche porre l’accento sulla necessità di arrestare l’attuale rivoluzione antropologica in atto per via legislativa. Le preoccupate voci di protesta sulla crisi che si stanno levando dal variopinto mondo LGBT – pensiamo all’on. Alessandro Zan, a Luxuria, a Monica Cirinnà  & co. – sono una prova evidente della possibilità concreta di porre un serio argine a quella rivoluzione. 

C’è un altro impegno poi che l’opposizione dovrebbe assumere: il ripristino dello Stato di diritto. Un eventuale appoggio al governo istituzionale potrebbe essere l’occasione storica per far cessare l’assurda sospensione delle garanzie costituzionali degli italiani, e l’illegittimo e aberrante utilizzo di semplici atti amministrativi – i famigerati DPCM – per limitare libertà e diritti fondamentali come quelli di circolazione, di riunione, di culto, di impresa.

L’opposizione di centrodestra potrebbe accreditarsi il merito storico di aver fatto cessare l’assurdo stato d’eccezione in cui vive il nostro Paese, che ricorda tanto l’Ausnahmezustand del giurista tedesco Carl Schmitt, utilizzato da Hitler per giungere al potere.
Deve stare davvero molto attenta l’opposizione a non perdere una simile occasione storica.

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