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TURCHIA

L'Isis attacca la chiesa italiana di Istanbul

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Un gruppo armato ha fatto irruzione nella chiesa italiana di Istanbul, facendo un morto e un ferito. È un crimine di odio religioso. Lo Stato Islamico rivendica. . 

Libertà religiosa 29_01_2024
Istanbul, polizia di fronte alla chiesa italiana (La Presse)

Domenica mattina, ad Istanbul, sono le 11.40 ora locale (09:40 in Italia), due uomini armati e mascherati fanno irruzione durante la messa nella chiesa di Santa Maria Draperis, nel quartiere di Saryer, a Istanbul, uccidono una persona e ne feriscono un’altra. La polizia lancia una caccia all’uomo in tutta la capitale, e solo lunedì mattina la Reuters, da sola, rivela che s’è trattato dell’ennesimo attentato rivendicato dall’Isis. Durante le giornata di domenica le autorità turche hanno effettuato raid in più di trenta località in tutta Istanbul e arrestato quarantasette sospetti, fino a trovare i due responsabili. 

Si tratta di due cittadini stranieri, probabilmente del Tagikistan. Solo poche ora prima dell’arresto, lo Stato Islamico aveva rivendicato l’attentato su Telegram in una dichiarazione in cui affermava che si trattava di una mera risposta all’appello del leader del gruppo di prendere di mira ebrei e cristiani. 

La vittima è un cittadino di nazionalità turca di 52 anni, come confermato dal ministro dell’Interno di Ankara, Ali Yerlikaya. L’uomo pare che venisse ospitato spesso all’interno della struttura religiosa. Il nipote della vittima, Cagin Cihan, parlando ad Associated Press lo ha identificato come tale Tuncer Cihan. «Mio zio aveva problemi mentali e non aveva legami con la politica o con organizzazioni criminali», ha raccontato immediatamente, smontando così le prime ricostruzioni che ipotizzavano l’attentato come un omicidio mirato per ragioni politiche, e non certamente di matrice religiosa.  Il Vicario apostolico di Istanbul, monsignor Massimiliano Palinuro, a Vatican News, ha dichiarato, subito dopo l’attentato, «Gli elementi che finora sembrano emergere lasciano ipotizzare un attacco di matrice religiosa, una motivazione di intolleranza». Sul profilo della vittima, il Vicario ha ribadito che l’uomo, affetto da problemi psichici, è stato ucciso solo perché «ha avuto il coraggio di protestare» all’irruzione degli uomini armati. 

In queste ore vengono, così, confermate tutte le intuizioni della Chiesa Cattolica locale. Un breve filmato del momento dell’attentato mostra la violenza dell’agguato degli uomini incappucciati, sparare in aria, e i fedeli in preghiera terrorizzati stendersi a terra

La chiesa di Santa Maria Draperis rappresenta un vero e proprio punto di riferimento di una comunità che resta minoranza nel Paese. È molto frequentata dalla comunità cattolica non solo italiana, ma europea.  Ad esempio, era presente al momento dell’agguato anche il console polacco con le sue bambine.

L’Ansa ha raccolto alcune fonti cristiane, che sono volute rimanere anonime, e per quel che riguarda le possibili motivazioni, si ipotizzava un attentato mirato alla cattolicità. «Abbiamo attirato troppo l’attenzione di qualcuno o forse c’è chi non ci vuole là, in quella zona. C’è in quel quartiere qualcosa di strano nell’aria che non si capisce, un clima ostile che noi crediamo abbia a che fare con la presenza di molti ultranazionalisti della zona di Trebisonda, quella dove è stato ucciso anche don Andrea Santoro». Lunedì mattina, ogni sospetto, trova conferma nella cronaca: la matrice religiosa è il movente.

Nel frattempo, dall’Italia, nella giornata di domenica, non si sono fatte attendere voci di condanna verso gli autori del gesto e di solidarietà verso la comunità cattolica di Istanbul. Il papa, al termine dell’Angelus in piazza san Pietro ha espresso la sua solidarietà; ha parlato di «ignobile atto», invece, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, hanno fatto eco il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana e quello del Senato, La Russa. «Attaccare un luogo di culto è inaccettabile», ha detto la segretaria generale del Consiglio d'Europa, Marija Pejcinovic Buric, rivolgendo i suoi pensieri «alle vittime e alle loro famiglie, e alle autorità turche che stanno affrontando la situazione».

«La nostra comunità è letteralmente sconvolta», ha detto a Vatican News monsignor Massimiliano Palinuro, vicario apostolico di Istanbul. «Naturalmente, è il momento della preghiera, della solidarietà alla comunità cattolica di Büyükdere, e della preghiera per la persona che è defunta. Come comunità cattolica, chiediamo alle autorità di fare chiarezza, di cercare la verità. Chiediamo, ovviamente, soltanto giustizia per questa persona che ha perso la vita. E nello stesso tempo, chiediamo maggiore sicurezza perché sia garantita l’incolumità dei fedeli delle comunità cristiane che perseverano nella fede, che con coraggio a volte affrontano anche tragitti molto lunghi per partecipare alla celebrazione eucaristica», ha aggiunto.

Solo lo scorso dicembre, le forze di sicurezza turche hanno arrestato trentadue sospetti per presunti legami con i militanti dello Stato islamico che stavano pianificando attacchi a chiese cattoliche e sinagoghe. Era il 2018, invece, quando un uomo armato ha sparato un colpo attraverso la finestra della chiesa cattolica di Santa Maria a Trabzon, una città sulla costa turca del Mar Nero: il settimo attentato accertato contro la Chiesa Cattolica dall’assassinio del sacerdote Andrea Santoro nel 2006 e del vescovo Luigi Padovese nel 2010. Il primo ucciso a colpi di pistola, il secondo a coltellate, entrambi vittime sacrificali dell’islam condannati a morte sotto il grido “Allah Akbar”. La stessa chiesa era stata presa di mira anche all’indomani del fallito colpo di Stato turco del 2016. In quell’occasione vennero attaccati i cancelli e distrutti portone e finestre a colpi di martelli.

Per tanti analisti dei rapporti tra cattolici e musulmani in Turchia, questi attentati sono solo il sintomo di quella  cultura dell'impunità di Ankara e dell’incitamento sistematico nei media filogovernativi che continuano a mettere le minoranze religiose turche a rischio di crimini d'odio. Mons. Paolo Bizzeti, che ha assunto l’incarico di vicario apostolico dell’Anatolia nel 2015 – seggio vacante dall’omicidio del suo predecessore mons. Padovese – definì il tentativo di incendio doloso «uno dei tanti episodi di intimidazione e vandalismo che colpiscono la Chiesa di Trabzon ogni settimana». Non si contano, invece, gli episodi che vedono soggetti non identificati continuare a distruggere croci ed immagini di Gesù e della Vergine Maria.