L’impossibile aggiornamento del Compendio con le encicliche di Francesco
Marco Invernizzi propone di aggiornare il Compendio della dottrina sociale della Chiesa con il magistero sociale di Benedetto XVI e Francesco. Ma nel caso di papa Bergoglio si tratta di un’operazione difficile se non impossibile. Spieghiamo perché.
Marco Invernizzi, in un suo recente saggio, ha auspicato che il Compendio della dottrina sociale della Chiesa venga aggiornato con il magistero sociale di Benedetto XVI e Francesco; «Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa è del 2004. Esso raccoglie tutto il Magistero sociale e lo espone per temi. Certo, andrebbe aggiornato alle ultime encicliche sociali dei pontificati di Benedetto XVI (Caritas in veritate, del 2009) e di Francesco (Laudato si’, del 2015 e Fratelli tutti, del 2020) ed è singolare che ciò ancora non sia avvenuto dopo oltre vent’anni» [M. Invernizzi, “La dottrina sociale della Chiesa tra rivoluzione e contro-rivoluzione”, in O. Sanguinetti, La dottrina sociale della Chiesa oggi-una lettura “forte”, Ares, Milano 2026, pp. 53-54].
Questo auspicio, però, è di difficile, o addirittura impossibile, realizzazione. A questo proposito si possono fare due osservazioni. La prima ci invita a ricordare che Giovanni Paolo II aveva chiesto la redazione di un Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, che aveva addirittura chiamato “catechismo”, in vista del grande giubileo del 2000. Il suo desiderio e il suo progetto erano di lasciare in eredità alla Chiesa del terzo millennio il prezioso patrimonio della sua Dottrina sociale. Alle spalle c’era quindi una convinzione forte dell’importanza della Dottrina sociale della Chiesa, della necessità di compendiarla come un corpus dottrinale unitario, e di fare in modo che essa potesse continuare a produrre i suoi benefici nel tempo, addirittura attraverso i millenni. Il Compendio era figlio di questa convinzione, che in seguito, però, venne meno. Non tanto con Benedetto che, a suo modo, vi rimase fedele, ma con Francesco.
Così entriamo nella seconda osservazione. Niente era più lontano dalla visione di Francesco dell’idea di un Compendio della Dottrina sociale della Chiesa. Le sue due encicliche considerate sociali sono in realtà molto distoniche rispetto al magistero sociale precedente e con difficoltà si potrebbero inserire in esso mediante un aggiornamento del Compendio. Lo stesso Oscar Sanguinetti alle pagine 235 e 236 del libro ricordato sopra che contiene il saggio di Invernizzi muove varie critiche alla Laudato si’: per aver sposato «opinioni scientifiche in realtà spesso ancora da verificare», per aver avanzato «ipotesi di responsabilità piuttosto ardite e di sapore complottardo», per aver fornito terapie «di cui non si valuta tuttavia l’attuabilità, né si discerne fra chi vi dà applicazione corretta… e chi invece vi specula», per la sua benevolenza [di Francesco] «verso soggetti di azione sociale… in maggioranza dottrinalmente ambigui, quando non esplicitamente ostili alla dottrina sociale della Chiesa tradizionale, sia al cristianesimo in quanto tale». Sanguinetti è intervenuto con i guanti di velluto, perché altri elementi di questa enciclica potrebbero essere criticati, come per esempio i concetti di “ecologia integrale” e di "conversione ecologica”. Della Fratelli tutti, poi, Sanguinetti non parla nemmeno.
Il motivo più profondo della difficoltà ad aggiornare il Compendio al pontificato di Francesco è anche più ampio dei difetti di queste due encicliche. Possiamo fare un solo esempio tra i tanti. La Dottrina sociale della Chiesa è parte della teologia morale, e questo è ben ribadito dal Compendio. Ma Francesco si è dato molto da fare per trasfigurare la teologia morale cattolica, sia con Amoris laetitia, sia con la trasformazione dell’Istituto Giovanni Paolo II, sia con la nuova sinodalità.
Stefano Fontana
