“Pma per tutte”, la nuova ingannevole campagna dei Radicali
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I Radicali hanno lanciato una campagna, “Pma per tutte”, per ampliare la platea di persone che possono accedere alla fecondazione artificiale. Ad essa è legata una proposta di legge di iniziativa popolare che mira a peggiorare la già iniqua legge 40/2004, aprendo anche ai gay e quindi all'utero in affitto.
Dopo “Liberi subito” ecco “Pma per tutte”. Con la prima campagna i Radicali stanno spingendo per avere leggi regionali che permettano il suicidio assistito. Con la seconda, invece, vogliono ampliare il bacino di utenza di coloro che possono accedere alla fecondazione artificiale, tecnica di concepimento – lo ricordiamo – intrinsecamente malvagia e che quindi mai può essere legittimata giuridicamente.
Andiamo con ordine. La legge 40/2004 sulla fecondazione extracorporea è stata smantellata negli anni dalla Corte costituzionale. Come ricordano gli stessi Radicali, «nel 2009 la sentenza n. 151 ha eliminato l’obbligo di creare al massimo tre embrioni e di impiantarli tutti insieme. […] Nel 2014 la sentenza n. 162 ha cancellato il divieto assoluto di fecondazione eterologa. Nel 2015 la sentenza n. 96 ha aperto l’accesso alla PMA e alla diagnosi preimpianto alle coppie fertili portatrici di gravi malattie genetiche. Nel 2025 la sentenza n. 68 ha riconosciuto ai figli nati da PMA in un progetto condiviso tra due donne il diritto a essere riconosciuti fin dalla nascita da entrambe le madri».
A fronte di questi cambiamenti i Radicali hanno pensato di tradurre queste modifiche in un testo di legge aggiungendo loro stessi altre modifiche rispetto a quanto disciplinato dalla legge 40. Ecco allora la campagna “PMA per tutte” al fine di raccogliere un numero sufficiente di firme per presentare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare. Questa campagna è stata preceduta da una petizione che ha raccolto 43 mila firme e che è stata depositata in Senato nel maggio del 2025.
Andiamo a leggere il testo di legge dei Radicali per evidenziarne le principali novità rispetto alla legge 40. Sulla scorta delle modifiche della Consulta, l’art. 4 indica che potranno accedere alla fecondazione artificiale non solo le coppie infertili o sterili, ma anche quelle che sono portatrici di patologie genetiche o virali trasmissibili o di patologie che «comportino un rischio grave e attuale per la donna o per il nascituro». Sulla scia della Consulta, questo articolo rivela un carattere fortemente eugenetico. L’art. 4 ha poi eliminato il divieto di eterologa come aveva già fatto la Corte costituzionale.
L’art. 5 è l’articolo più innovativo perché supera persino le aperture gay-friendly della stessa Consulta. Così recita: «Possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita persone maggiorenni in coppia oppure singole in età potenzialmente fertile e viventi». La Consulta, nella sentenza del 2025 già citata, aveva legittimato l’omogenitorialità in un solo caso specifico: la coppia formata da due donne e figlio concepito tramite eterologa avvenuta all’estero. Questo in contrasto con il vigente art. 5 che vieta alle coppie omosessuali di accedere alla fecondazione extracorporea. Forti di questa apertura, i Radicali hanno fatto un passo più in là e hanno ampliato i possibili candidati ad avere un bambino in provetta: tutte le coppie, etero e omosex, e pure i single potranno accedere alla fecondazione extracorporea. Ma, tra i molti, ci sarebbe un problema: la coppia omosessuale maschile dovrebbe chiedere ad una donna di portare avanti la gravidanza per loro. Idem per la persona single maschile. In entrambi i casi si configurerebbe il reato di maternità surrogata, che tale rimane anche se la procedura avviene all’estero. È per questo motivo che, in modo furbo, i Radicali stanno pubblicizzando questa legge come una legge che permette l’accesso alla fecondazione artificiale solo alle donne single e alle coppie lesbiche, non menzionando le coppie di uomini e le persone single maschili. Il trucco è facile: le persone si fidano di questa sintesi, non vanno di certo a leggersi tutti gli articoli della proposta di legge, firmano e così i Radicali potranno portare in Parlamento un testo che mira anche, tra gli altri obiettivi, a far saltare il reato di maternità surrogata.
In buona sostanza, con questa proposta di legge, i Radicali vogliono peggiorare la disciplina normativa sulla fecondazione artificiale, ossia rendere ancora peggiore il quadro normativo previsto dalla legge 40, che è una legge già intrinsecamente iniqua. A fronte di questa fuga in avanti, non possiamo che pensare a cosa faranno i cattolici non cattolici, ossia i cattolici di nome ma non di pensiero, quei cattolici che stanno all’ortodossia come una ecopelliccia sta ad una pelliccia. Costoro, spinti da un riflesso pavloviano, proporranno questa strategia: difendiamo la legge 40 per evitare di avere in futuro una legge peggiore. Difendiamo il male per evitarne uno peggiore. Così argomentando, i nostri cattolici non si distingueranno dai Radicali nella sostanza della tesi da loro sostenuta – è lecito produrre un bambino in provetta – ma solo nel grado di gravità che questa tesi comporta. Lo hanno fatto sempre, dal divorzio all’aborto, dall’eutanasia alle unioni civili.
Se questa proposta di legge dovesse approdare in Parlamento e venire discussa, state pur certi che simile difesa dell’indifendibile verrà sponsorizzata dai soliti noti in casa cattolica. E per certi versi questo, tanto per rimanere in tema, sarà peggio della stessa legge proposta dai Radicali.
Omogenitorialità, il sì della Consulta discrimina i bambini
Pronunciandosi sul caso di due donne lesbiche e sul figlio avuto in provetta da una di loro, la Corte costituzionale ha stabilito che anche la “madre intenzionale” va riconosciuta come genitore. I giudici legittimano così l’omogenitorialità, vietata dalla legge, e condannano i bambini a crescere orfani di almeno un genitore.

