a cura di Anna Bono
  • Africa

Liberato il sacerdote nigeriano rapito a scopo di estorsione

 

Si è concluso felicemente il rapimento di don Harrison Egwuenu, direttore del St George College di Obinomba, nel Delta, uno stato della Nigeria meridionale. Il 15 marzo don Harrison si trovava ad Abraka, sede del principale campus universitario della regione. Era a bordo della sua automobile quando degli uomini armati si sono avvicinati sparando in aria per spaventare i passanti e lo hanno portato via. La sera del 21 marzo è stato liberato. Ne ha dato l’annuncio don Benedict Okutegbe, amministratore della cattedrale del Sacro Cuore della diocesi di Warri, senza specificare se per il suo rilascio è stato pagato un riscatto. Si è trattato infatti sicuramente di un rapimento a scopo di estorsione, un crimine sempre più frequente in Nigeria, spesso messo a segno fermando le vittime per strada, mentre si spostano da una località all’altra, e che ormai da tempo non risparmia neanche i religiosi benché la Conferenza episcopale nigeriana da anni abbia disposto che non vengano pagati riscatti. Di solito i sequestri si risolvono in pochi giorni con il pagamento di importi anche modesti. Tuttavia contribuiscono ad accrescere disagi, ansia e senso di insicurezza nella popolazione, già provata da conflitti tribali, delinquenza comune e, nel nord est del paese, dal jihad. Il 21 marzo il vescovo di Nsukka, monsignor Godfrey Onah, ha espresso in una omelia tutta la pena delle istituzioni cattoliche del paese per la situazione disperata in cui versa tanta parte della popolazione. “La Nigeria, il nostro paese, piange, il nostro paese urla di dolore – ha detto – siamo nell’oscurità, tutti sono confusi. Il cambiamento di governo senza un cambiamento di atteggiamento non cambia nulla in nessun paese. I nigeriani pensavano che nel 2015  i loro problemi sarebbero stati risolti una volta che avessero cambiato Presidente e governatori. Non è stato così”. Monsignor Onah si riferiva all’elezione dell’attuale presidente, Muhammadu Buhari. "Penso che la nostra situazione in Nigeria oggi abbia superato il livello che vorremmo vedere – ha aggiunto – abbiamo bisogno di vedere Gesù. Questo è l'unico modo in cui possiamo iniziare a tornare indietro dal sentiero di distruzione su cui siamo tutti calpestati”.