Libano-Israele, ancora vittime nonostante il cessate il fuoco
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Salgono a 3185 le vittime di parte libanese dall’inizio dell’aggressione israeliana del 2 marzo 2026; 23 i soldati di Idf uccisi. Centinaia le località del Paese dei Cedri raggiunte da ordini di evacuazione da parte di Israele.
Venerdì 22 maggio, giorno in cui l'orbe cattolico celebra santa Rita da Cascia, la nota “santa delle cause impossibili”, riceviamo da un nostro conoscente un messaggio dal Libano. Scritto in francese, recita: «Può andare in una chiesa ad accendere una candela in onore di Santa Rita per me, per la mia famiglia e per il Libano? Il nostro villaggio è sparito. La nostra casa è sparita. Gli amici e i parenti che amavamo sono morti. Abbiamo perso tutto. Non possiamo nemmeno visitare le tombe dei nostri cari. Ci manca dormire tranquillamente invece di dormire per terra in una moschea circondati da decine di sconosciuti. Ci mancano le piccole cose che prima sembravano normali: passeggiare nel villaggio, fare escursioni, vedere posti e facce familiari. Ora passiamo le giornate intrappolati tra quattro mura a leggere notizie su persone massacrate e villaggi distrutti, con in sottofondo il rumore dei droni. Sentiamo di non avere più voglia di vivere».
Mentre il mondo attende l’esito delle trattative tra Stati Uniti e Iran – secondo il portavoce del ministro iraniano degli Esteri l'accordo «potrebbe comprendere» una clausola di cessazione delle aggressioni contro il Libano – la situazione del Paese dei Cedri, lasciato a sé stesso in balia del fuoco israeliano, continua ad aggravarsi. Solo nell'ultimo fine settimana almeno quaranta persone sono rimaste vittime dell'esercito israeliano nel sud del Libano e nella valle della Bekaa, tra cui sette medici e paramedici uccisi intenzionalmente in due diversi attacchi, uno dei quali documentato dal vivo da Sky News.
Secondo i dati diffusi ieri, 25 maggio, dal ministero libanese della Salute pubblica, il numero delle vittime di IDF dal 2 marzo scorso è salito a 3185, 34 nelle sole ventiquattr'ore precedenti alla rilevazione; 9633 i feriti. Simultaneamente, cresce ogni giorno il numero delle località raggiunte dagli ordini di evacuazione diramati dall'esercito israeliano: centinaia in tutto il Paese; in particolare, oltre a spopolare quotidianamente dozzine di cittadine nel sud del Libano, di recente IDF sta procedendo ad evacuarne altrettante ad est, nella valle della Bekaa verso il confine con la Siria, e a nord del fiume Litani, dunque al di fuori della “Zona di difesa avanzata” stabilita unilateralmente dall'esercito israeliano nel sud del Libano (vedi qui).
Tali manovre appaiono in linea con le ultime dichiarazioni del ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, secondo cui Israele dovrebbe occupare un'area più estesa, almeno fino al fiume Zahrani (40 chilometri dal confine con Israele), grande «più o meno quattro volte tanto» rispetto al territorio occupato finora da IDF. Ben-Gvir ha inoltre suggerito al premier israeliano Benjamin Netanyahu di «tagliare l'elettricità in Libano, occupare l'area dello Zahrani e riprendere la guerra aperta». Com'è noto, la compagine governativa israeliana è profondamente divisa sulla conduzione della guerra in Libano e Ben Gvir, secondo la narrativa ufficiale, rappresenta la “punta più avanzata” della destra estrema; tuttavia, i progressi di IDF registrati negli ultimi giorni in territorio libanese sembrano coerenti con le intenzioni del ministro.
Frattanto, Hezbollah sta combattendo la sua “guerra dei droni” che, se probabilmente non sposterà le sorti del conflitto, sta provocando danno e intralcio alle truppe israeliane in Libano. Mentre scriviamo, IDF ha annunciato la morte dell'ultimo soldato israeliano in ordine di tempo colpito da un drone della milizia sciita, il sergente Nehoray Leizer di 19 anni, e il grave ferimento di un altro. Secondo il comunicato dell'esercito israeliano, Leizer «è il decimo soldato di IDF ucciso nel sud del Libano dall'entrata in vigore del cessate il fuoco» a metà aprile e il «ventitreesimo ad essere ucciso dal 2 marzo scorso, quando Hezbollah ha attaccato Israele». Anche un civile aggregato all'esercito, secondo IDF, è stato ucciso da un drone di Hezbollah.
Per contrastare la nuova modalità di guerra adottata dal Partito di Allah contro le truppe israeliane nel sud del Libano, il capo di stato maggiore dell'esercito israeliano Eymal Zamir ha proposto che lo Stato ebraico bombardi Beirut ogni volta che la milizia sciita attacca IDF a mezzo droni. Il ministro israeliano delle Finanze Bezalel Smotrich ha chiamato Netanyahu per invitarlo a fare lo stesso.
Ieri il Libano ha festeggiato la “Giornata della Resistenza e della Liberazione”, che ricorda il ritiro delle truppe israeliane dal Paese il 25 maggio 2000, dopo quasi vent'anni di occupazione del sud. Nel suo discorso commemorativo, il primo ministro libanese Nawaf Salaam ha dichiarato che «il Libano potrà festeggiare la liberazione solo quando le truppe israeliane si ritireranno» dal Paese e «gli sfollati potranno rientrare nelle loro case». Frattanto, però, la capitale si attrezza per le evenienze peggiori. Giorni fa, sono state fatte suonare le sirene nel porto di Beirut per testare il grado di efficienza delle procedure in caso di emergenza.
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