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Sud-Est asiatico

L’esercito danneggia e occupa un’altra chiesa in Myanmar

I militari hanno bruciato delle case e si sono accampati nella chiesa di un villaggio dello stato di Chin dove sono in corso combattimenti tra esercito e gruppi antigovernativi

In Myanmar i militari hanno violato un’altra chiesa nello stato di Chin dove sono in corso combattimenti tra esercito nazionale e gruppi armati antigovernativi. Si tratta della chiesa battista del villaggio di Tlang Rua, nella diocesi di Hakha. Secondo quanto riportato dall’agenzia Fides, i soldati hanno attaccato il villaggio il 19 ottobre, hanno bruciato 12 abitazioni, hanno vandalizzato la chiesa e vi si sono accampati. L’esercito giustifica i ripetuti attacchi alle chiese cristiane per il fatto che i sacerdoti vi nascondono i ribelli. Spesso in effetti i sacerdoti, oltre a portare i sacramenti alla popolazione, che non osa più frequentare le chiese per paura di rappresaglie, accolgono nelle loro strutture persone in fuga. “Seguendo le orme del un Buon Pastore – spiega padre Celso Ba Shwe, Amministratore Apostolico di Loikaw, nello stato Kayah, intervistato dall’agenzia Fides – usciamo a donare cibo spirituale, consolazione, solidarietà, nel nome di Cristo. Fin dall'inizio della crisi politica e sociale, le chiese hanno fornito rifugio alle persone in fuga dal conflitto, secondo un'opera di accoglienza e di aiuto umanitario. Inoltre sacerdoti e religiosi prestano assistenza sanitaria in molte chiese, ospedali, dispensari e strutture cristiane, tra cui la “Clinica della Compassione” di Loikaw, una struttura gestita dalla comunità cattolica, che accoglie e cura feriti e ammalati senza distinzione di etnia, religione e status sociale grazie a religiosi, suore, infermieri e volontari laici che vi prestano sevizio. In Myanmar, paese al 90 per cento buddista, i cristiani che costituiscono circa il 6 per cento della popolazione appartengono in prevalenza a minoranze etniche e sono doppiamente discriminati, in quanto minoranza etnica e religiosa.