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catechesi

Leone XIV: il «perenne miracolo» della Chiesa umana e divina

«Comunità terrena e corpo mistico di Cristo» che «la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e la fragilità dei suoi membri» – ha spiegato il Papa nell'udienza generale di mercoledì 4 marzo. Un «paradosso» ma non un incidente di percorso poiché «non esiste una Chiesa ideale e pura, separata dalla terra».

Borgo Pio 05_03_2026
Foto Vatican Media/LaPresse

Proseguendo le catechesi dedicate ai documenti del Concilio Vaticano II, nell'udienza generale di mercoledì 4 marzo il Papa si è soffermato sull'aspetto che forse colpisce i più, sia dentro che fuori la Chiesa: composta da uomini che possono anche rivelarsi fragili e peccatori, senza che questo però faccia venir meno la luce di Cristo che risplende in essa. Un paradosso che Leone XIV definisce anche come un «perenne miracolo». Il Papa parte dalla definizione di «realtà complessa» presente in Lumen gentium, che non è sinonimo di «complicata» né tale complessità è risultato della sua storia bimillenaria: «nella lingua latina», spiega, «la parola “complessa” indica piuttosto l’unione ordinata di aspetti o dimensioni diverse all’interno di una medesima realtà». In tal senso la Chiesa «è un organismo ben compaginato, nel quale convivono la dimensione umana e quella divina, senza separazione e senza confusione».

La dimensione umana si coglie a prima vista, pregi e difetti inclusi, e «si manifesta anche nell’organizzazione istituzionale», ma «non è sufficiente a descrivere la vera natura della Chiesa, perché essa possiede anche una dimensione divina». Nessuno scollamento o dicotomia, in quanto essa «è allo stesso tempo comunità terrena e corpo mistico di Cristo, assemblea visibile e mistero spirituale, realtà presente nella storia e popolo pellegrinante verso il cielo. La dimensione umana e quella divina si integrano armoniosamente» nella Chiesa che «vive in questo paradosso: è una realtà insieme umana e divina, che accoglie l’uomo peccatore e lo conduce a Dio».

La ragione ultima e la chiave di questo mistero è nella logica dell'Incarnazione: «chi incontrava Gesù lungo le strade della Palestina, faceva esperienza della sua umanità» e pertanto «la carne di Cristo (...) il suo volto, i suoi gesti e le sue parole manifestano in modo visibile il Dio invisibile». Così avviene nella Chiesa: «quando la guardiamo da vicino, vi scopriamo una dimensione umana fatta di persone concrete, che a volte manifestano la bellezza del Vangelo e altre volte faticano e sbagliano come tutti. Tuttavia, proprio attraverso i suoi membri e i suoi limitati aspetti terreni, si manifestano la presenza di Cristo e la sua azione di salvezza». 

Non è un incidente di percorso e «non c'è opposizione tra Vangelo e istituzione» poiché «non esiste una Chiesa ideale e pura, separata dalla terra, ma solo l’unica Chiesa di Cristo, incarnata nella storia», la cui «santità» consiste «nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri». Un «perenne miracolo» che rende visibile il «metodo» e l'azione di Dio «attraverso la debolezza delle creature».